L’inviata di “Striscia” Rajae Bezzaz: «Penso sempre positivo»

Si presenta in video sorridente, con la giacca sempre rossa e la voglia di parlare con tutti e in tutte le lingue

Rajae Bezzaz
27 Gennaio 2022 alle 08:58

Si presenta in video sorridente, con la giacca (a volte a vento, a seconda dalla stagione) sempre rossa e la voglia di parlare con tutti e in tutte le lingue, cosa peraltro a lei congeniale essendo cresciuta fra Marocco e Italia. Quindi accompagna la chiusa di ogni servizio con un gridolino, di gioia, vedendo (quasi) sempre il lato positivo della vita.

Fa l’inviata di “Striscia” da sette stagioni. Da Antonio Ricci arrivano più critiche o complimenti?
«Più che altro Ricci ti dà un consiglio per poter fare meglio un servizio. I complimenti una volta glieli ho chiesti io e lui mi ha risposto: “Se non ti chiamo vuol dire che va tutto bene”».

Come mai questa giacca rossa?
«All’inizio con la costumista abbiamo provato vari colori per scegliere il più adatto a me e il rosso era perfetto: è il colore del fuoco, della passione, del sangue e anche il colore della bandiera del Marocco».

Tra i tanti “vivaci incontri” di questi anni, come li definisce, qual è stato il più “vivace”?
«Quando abbiamo trattato il tema degli affitti e di chi non versava più il canone abbiamo trovato persone abbastanza agguerrite. A Roma ci hanno inseguito, ci hanno rotto le telecamere e tirato qualche bel pugno».

I famosi inconvenienti del mestiere?
«Il nostro lavoro non è quello di giudicare: io non faccio mai le inchieste con il dito puntato, ma do l’occasione di parlare a tutti. Reagire in quella maniera è sempre un po’ deludente, non viene colto l’intento del dialogo».

Il suo approccio “sempre positivo”, come lei dice, a volte viene considerato un po’ folcloristico.
«In Occidente negli ultimi anni si tende a essere lamentosi e pessimisti. Quando arrivi da Paesi poveri o da situazioni come quelle africane ti abitui a essere contento anche solo di alzarti la mattina e avere l’acqua calda. Sin da piccolo ti insegnano a ringraziare per ogni minima cosa, senza dare nulla per scontato».

L’ultima volta che si è arrabbiata?
«Ogni tanto cado anch’io nella trappola, soprattutto in auto quando ci sono persone che non sono rispettose della segnaletica o ti tagliano la strada. E poi ti sfidano dicendo cose brutte».

Cosa fa quando non va in onda?
«Studio all’Accademia del cinema a Milano, mi esercito nella dizione e vado avanti con la mia formazione».

L’italiano lo parla senza inflessioni.
«L’ho imparato a Lucca dove vivevo: all’inizio parlavo in toscano, sono una spugna e ovunque mi sposto assorbo il dialetto e la cadenza. A Roma parlo romano, a Milano milanese. Da bambina in Marocco guardavo i film egiziani con le mie zie e così ho imparato pure il dialetto egiziano».

Oltre alle segnalazioni, le arrivano anche messaggi di ammiratori?
«In redazione me li girano e dicono: “Non puoi dire che non ti cerchiamo un fidanzato!”. C’è anche chi mi scrive: “Quale reato devo compiere per vederti apparire davanti ai miei occhi?”».

E un fidanzato ce l’ha?
«Sulla mia vita privata dico solo che in questo momento sono felice».

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