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L’ispettore Coliandro intervista il suo ideatore

Lo scrittore Carlo Lucarelli risponde a tutte le curiosità del personaggio nato nei suoi libri e diventato protagonista dell'omonima serie tv

Foto: L'ispettore Coliandro (Giampaolo Morelli, 41 anni)

18 Febbraio 2016 | 16:23 di Solange Savagnone

Ci vorrebbe una delle mie celebri parolacce. Ma per una volta voglio essere educato. Visto che sono nato nei tuoli libri e da lì mi ha portato in tv, dove la regia dei Manetti Bros. ha contributo a fare di me un ispettore così sopra le righe, ora che ti ho sottomano, caro il mio Carlo Lucarelli, ho un paio di domandine da farti. Iniziamo l'interrogatorio?

Perché mi hai dato questo cognome che tutti storpiano?

«E' stato un caso, avevo nell'orecchio quel cognome che era quello di un amico e poi l'ho tenuto proprio perché poteva essere storpiato. E' comunque un bel cognome, buono per qualsiasi personaggio».

Un nome proprio non ce l'ho?
«Non li do mai ai miei personaggi, o li dimentico subito. Mi piacciono i cognomi che sembrano nomi e nelle cerchie lavorative come la polizia (o come a scuola) ci si chiama spesso per cognome. Così il vero nome diventa ?ispettore?, ad identificare un ruolo ben preciso nella storia e nella personalità di Coliandro».

Perché chiamo tutti gli stranieri con un soprannome (Sandokan, Involtini primavera?)?

«Perché ti piace mettere etichette sbrigative e comode. Non è un vero razzismo, il tuo, forse è più che altro l'arroganza del timido. Per fortuna capisci subito che invece bisogna andare più a fondo e oltre gli stereotipi».

Perché dico così tante parolacce?

«Perché hai un vocabolario limitato e molte delle tue parole vengono dalla strada. Se leggevi di più magari parlavi meglio. E poi è colpa mia, quando scrivo le tue storie è come quando i bambini dicono ?culo? e ridono: torno bambino anch'io».

Perché chiamo le donne che mi piacciono «bambina»?

«Perché vorresti essere un macho protettivo e paterno, l'uomo forte che decide e dirige. Loro lo sanno che è il contrario ma di solito non te lo dicono. Prima o poi finirai in una storia dove è la donna che ti chiama ?bambino?. Sarà divertente vedere cosa succede».

Perché mi metti accanto sempre donne belle?

«E ti lamenti?»

Perché non mi fidanzo?

«Non è colpa tua. Ti ho fatto poliziotto da giallo, e i detective nelle storie di genere sono sempre soli e solitari, legati soltanto al loro mestiere e al caso da risolvere. E sempre inquieti, in cerca di qualcosa che neanche loro sanno. Coliandro con un amore corrisposto e un solido rapporto di coppia forse si toglierebbe i Ray-Ban per mettersi le pantofole».

Com'è che bevo così tanti caffé ma non me ne faccio mai uno da solo?

«Perché sei pigro. Meglio scroccarli a Gargiulo, che comunque li fa meglio anche con la macchinetta».

Perché mi fai mangiare sempre pizza surgelata?
«La cucina è cultura e quindi torno al discorso di cui sopra. Se la tua cultura è fatta di film d'azione e basta allora la pizza surgelata (e spesso ancora surgelata) è il cibo giusto per accompagnarla. E comunque, certe pizze surgelate non sono così male».

Perché casa mia è così decadente?
«Ti ci vedi a fare le pulizie con lo straccio e lo sgrassatore? O a girare per negozi di design a cercare la lampada giusta? Neanche io, e infatti la tua casa è quella là. Che comunque ti va benissimo: un manifesto di Clint Eastwood per te è il massimo dell'arredamento. Il resto non è da veri uomini».

Come mai i miei vicini di casa cinesi si appoggiano sempre alla mia macchina?
«Ci piace farti arrabbiare».

Perché abito a Bologna?

«Perché è una grande città per ambientarci un noir. Oltre ad essere bellissima comunque è piena di scorci sorprendenti e di contraddizioni, un po' paesone, un po' metropoli, un po' campagna. E poi è al centro di tutto, una specie di frontiera di passaggio in cui tutto si fonde. Una piccola Los Angeles in cui possiamo ambientare credibilmente le peggiori criminalità del mondo (e purtroppo ogni tanto la realtà ci dà ragione)».

Perché non mi fai mai togliere una multa?
«Perché non sarebbe giusto, dai. Hai fatto l'infrazione, di solito perché te ne freghi del codice, almeno paga la multa. Che messaggio diamo ai giovani, se no?».

Come mi vengono certe citazioni ?colte??
«Hai una tua cultura, limitata, ripetitiva, circoscritta, tutta da ?sbirro? e ?coliandresca?, ma è la tua e lì vai a pescare, perché all'interno di quella cultura sei imbattibile».

Quali film mi hai fatto imparare a memoria?
«Soprattutto la serie dell'ispettore Callaghan, che è l'uomo che vorresti essere, duro, spiatato, infallibile, e per fortuna non sei. Come ha detto una volta una ?bambina? di una tua puntata: non solo sei meglio di quello che sembri, ma anche di quello che vorresti essere».

Perché, a partire dal modo di vestire, mi sembra di vivere negli Anni 70?
«Questa è colpa dei Manetti, che ti vedono così. Ma piace anche a me, naturalmente. Lo stile dei film che vivi è quello dei vecchi poliziotteschi italiani di quegli anni e dei telefilm americani alla Starsky and Hutch».

Farò sempre il tappabuchi?
«Ti confido un segreto: tornerai alla Mobile, in serie A. Quanto ci starai dipende da te».

Perché i colleghi non mi prendono sul serio?
«Perché sei un pasticcione. Sei anche onesto, tenace e fortunato, e come dici tu stai lì a prendere cazzotti finché il caso non si risolve. Colpa loro, vedono in te soltanto il tuo lato più appariscente. Che poi, diciamolo, è anche quello più esteso».

Perché ho così pochi amici?

«Non è che hai pochi amici, dal Gambero a Gargiulo passando per la Berta ti vogliono tutti bene e farebbero di tutto per te. E' solo che non li frequenti. Te l'ho detto, sei un solitario».

Perché non ho una mia famiglia?

«Perché di fronte ad un caso in cui ti abbiamo messo in pericolo di vita, latitante, disarmato, ferito e nudo non puoi dire: io mollo, tengo famiglia».

Cosa mi sai dire del mio passato?

«Sei un tipo che vive nel presente. Neanche nel futuro, perché non ci pensi mai alle conseguenze, proprio nel presente. Il tuo passato, quello che sta prima della pagina 1 di ?Nikita?, che è il primo racconto in cui sei comparso, non ti interessa molto, anche se ogni tanto qualcosa salta fuori, nei ricordi che hai di tuo padre poliziotto, o di tua madre. Chissà, magari un giorno scriveremo una puntata in cui il tuo passato torna e così lo scopriremo».

 E del futuro cosa puoi dirmi, tornerò in una nuova stagione?
«Noi speriamo proprio di sì. Ti confido un segreto: in ogni caso, ci stiamo già lavorando».