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Luca Sardella apre per Sorrisi l’album di ricordi

«Michael Jackson mi ringraziò perché gli consigliai delle fragole rampicanti per la sua villa» racconta il conduttore. «E di mettere la mia musica per curarle: ha funzionato!»

Foto: Luca Sardella  - Credit: © Iwan Palombi

05 Marzo 2020 | 9:50 di Stefania Zizzari

«Prego, si accomodi». Luca Sardella ci accoglie nella sua casa nel centro di Roma con la sua inseparabile coppola. Quella di oggi è celeste, in tinta con la camicia. «Ne ho 360. Compro la stoffa e mi faccio confezionare camicia e cappello coordinati» spiega sorridendo. In realtà ce n’è pure una di legno, come soprammobile sul tavolino di cristallo in salone.

Luca, ma lei la coppola non la toglie mai?
«No. Da quando tanti anni fa Pippo Baudo mi consigliò di indossarla non la levo più. Ormai mi caratterizza, mi riconoscono dalla “sagoma”».

Lei è noto al pubblico per i suoi programmi “verdi”: da “La vecchia fattoria” su Raiuno a “Sempre verde” su Rete 4 e lo spazio all’interno di “Striscia la notizia”. Ma da sempre lei ha un altro grande amore: la musica.
«È vero. Fin da bambino, e ho scritto tanti brani».

Come si divide tra queste due passioni?
«Da piccolo, mentre tutti cantavano i brani di Sanremo, io mi mettevo davanti allo specchio e interpretavo canzoni che inventavo. Eravamo una famiglia povera, vivevamo in un sottoscala e quando pioveva ci entrava l’acqua in casa. Mi ricordo che con le scarpe rattoppate cercavamo di buttarla fuori. Ma il palazzo era bello, era nel centro di San Severo (Foggia, ndr) e ci abitavano dei ricchi signori. Dal balcone buttavano i semi della frutta che mangiavano. Io li raccoglievo e li seminavo davanti a casa e nascevano le piantine. Ecco come è nato questo doppio binario nella mia vita: il verde e la musica».

Il primo è più noto, ci parli della musica.
«Ho imparato a suonare l’organo da piccino, da solo, in chiesa e di nascosto dal parroco don Michele. Quando avevo 12 anni, sul viale della stazione c’era un ragazzo che suonava la chitarra. Ne ero incantato e chiesi a mio padre una chitarra. Me la comprò firmando non so quante cambiali. Ogni giorno andavo a guardare il ragazzo che suonava, poi tornavo a casa e copiavo le posizioni delle sue mani. Ho imparato così. Con quel ragazzo formammo il duo “Luca e Fernando” e vincemmo i primi festival locali. Poi si aggiunsero altri tre musicisti e nacquero “I gauchos”, ma a 22 anni decisi di partire per Milano. Presi un passaggio su un furgone che partiva dal mio paese e, con una busta di plastica in mano e due cose dentro, arrivai in città».

Come si trovò?
«Le prime notti le passai su un cartone a terra, “ospitato” da un barbone. Poi trovai un lavoro alla Innocenti: pulivo con la creolina i ponti dove verniciavano le auto».

E la musica?
«Mi presentai alla casa discografica Ariston, proposi “Andare avanti”, un pezzo che avevo scritto per una delusione d’amore: una ragazza mi aveva tradito. Il pezzo piacque molto. E tutto cominciò. Vinsi il “Canta Veneto”, poi al “Girofestival” conobbi Pippo Baudo. Grazie ai miei “intrugli” naturali riuscii a liberarlo da una piccola invasione di formiche. Con i primi soldi comprai una casa ai miei genitori. Che soddisfazione!».

A un certo punto le sue due passioni hanno trovato un “elemento” in comune che risponde al nome di Michael Jackson.
«Sì, è stato merito di mia figlia Daniela. Lei era in America e lì ha conosciuto la popstar. Michael amava molto le piante ed era dispiaciuto perché non riusciva a ricoprire una parete con del verde. Gli ho consigliato le fragole rampicanti. Dopo un po’ ha scritto che stavano morendo e io gli ho risposto: “Metti un po’ della tua musica, che fa bene alle piante”. Non faceva effetto. Allora gli ho detto: “Passa alla musica italiana: Pupo, Baglioni e Sardella”, visto che aveva un mio disco. Beh, ha funzionato: le fragole si sono riprese!».

Scusi, vedo che ha dei problemi, sembra allergia. Non mi dica che è allergico alle piante, sarebbe un paradosso!
«Non ho ancora capito a cosa esattamente, forse il polline di un tipo di alberi. Certo, è il colmo per uno che ama le piante come me (ride)».

Le mie dritte una casa fiorita

La prima raccomandazione di Luca Sardella è di mettere tante piante sia in casa che in terrazzo: aiutano a vivere meglio. Lui ne ha circa 300.

Per l’esterno consiglio le rose: ce ne sono di tutti i tipi. Richiedono tanta acqua ma se le potate continuano a fiorire. Se dovete ricoprire una parete ci sono anche i limoni rampicanti: bellissimi.

Per l’interno suggerisco le orchidee vicino ai computer: assorbono le radiazioni. In camera da letto l’aloe perché la notte dà ossigeno e fa riposare bene. In bagno le tillandsie che vivono con l’umidità del bagno e della doccia. Negli angoli bui l’aspidistra. In cucina le piante aromatiche.

Per chi non ha il pollice verde le piante grasse richiedono poche cure: fioriscono pure nei deserti, riusciranno a sopravvivere anche a casa vostra!

Solo per esperti sono le piante tropicali come il banano, il caffè, la papaja, che richiedono molta cura.

Occhio! I bonsai sono piccoli alberi, devono stare fuori, non in casa. I gerani vogliono metà sole e metà ombra, non sole pieno. Quando innaffiate, non inzuppate il terreno.