Lucio Presta: «Per me tutti loro non sono “clienti”, ma amici fraterni»

È il manager di Amadeus, Bonolis, Benigni e molti altri personaggi noti. Con lui iniziamo una serie di interviste agli agenti delle star

Lucio Presta con il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo Amadeus, suo assistito
25 Luglio 2023 alle 08:14

Dietro una grande star c’è sempre un grande agente. Come nel caso di Lucio Presta, che tra gli artisti della sua agenzia, la Arcobaleno Tre, segue volti amatissimi dal pubblico, del calibro di Amadeus, Paolo Bonolis, Antonella Clerici, Roberto Benigni. E proprio con questa intervista a Lucio Presta diamo il via a una serie di articoli dedicati agli agenti di personaggi dello spettacolo. Scoprirete così un mondo importante, che solo Sorrisi vi può raccontare.

Presta, iniziamo dalla sua storia. Quando ha deciso che sarebbe diventato un agente?
«Quando ho smesso di fare il danzatore professionista e Franco Miseria (celebre ballerino e coreografo, ndr) mi chiese di diventare il manager di Heather Parisi. Ma prima di lei, c’è è stato Manuel Franjo (ballerino venezuelano e idolo delle ragazze, che debuttò a “Fantastico 5” nel 1984, ndr), che allora aveva un successo clamoroso».

In cosa consiste concretamente il suo lavoro?
«Tutti credono che sia soltanto fare i contratti degli artisti, ma in realtà è molto più complesso: bisogna saper decidere le strategie giuste, i gruppi di lavoro, cogliere le opportunità e scegliere con cura il prodotto da realizzare, per sbagliare il meno possibile».

I suoi assistiti hanno tutti le stesse esigenze?
«Nessuno degli artisti di cui ho il privilegio di seguire le carriere è uguale a un altro, sono come figli, fratelli, mogli, sorelle: ognuno di loro è una personalità e va seguita in modo totalmente diverso. Guai a credere che siano “clienti”, sarebbe l’errore più grave».

La richiesta più bizzarra che le hanno fatto?
«Una voglia di formaggio caprino e una mela. Chiesi aiuto a una famiglia vicino allo stadio dove facevamo uno spettacolo. Quando tornai con tutto, il personaggio in questione mi disse che la voglia era passata, ma l’obbligai comunque a mangiare tutto».

E la più complicata?
«Convincere il Presidente della Repubblica a venire alla prima serata del Festival di Sanremo. Ma non è stata tanto una richiesta, quanto un sogno che condividevamo io e Amadeus».

A che cosa non acconsentirebbe mai?
«Alle richieste che trasgrediscono la legge, ma io ho artisti che hanno rispetto totale della legge».

Anche sua moglie Paola Perego è tra gli artisti della sua cosiddetta “scuderia”: è più facile gestire il rapporto professionale con lei rispetto agli altri?
«Odio profondamente la parola “scuderia” per i motivi che ho già detto sopra. Purtroppo per Paola, è assolutamente quella che seguo meno, perché spesso alle persone che ci sono più vicine chiediamo maggiore comprensione e tolleranza».

Ci racconta una sua giornata tipo? Una stressante o scarica, scelga lei.
«Mi sveglio al massimo alle 5 del mattino e alle 7.30 sono già in ufficio. Nelle prime tre ore svolgo quasi tutto il lavoro che ho da fare. Poi, se la giornata è più scarica, mi dedico a guardare programmi non visti o nuovi format. Se è piena, rincorro il da farsi».

Quante telefonate riceve al giorno, più o meno?
«Con un rapido controllo, vedo che ho oltre 100 telefonate al giorno, 20 sms, decine di WhatsApp. Il mio telefono è attivo 24 ore su 24».

Usa un’agenda cartacea o una digitale?
«Digitale, assolutamente».

Ha una segretaria che la aiuta a pianificare gli impegni quotidiani?
«Elisa è la mia ombra e non potrei farne a meno, siamo insieme da quando era una bimba».

Descriva il suo studio.
«Una stanza molto ariosa, con due finestre, un divano, due poltrone e due sedie. Tante foto dei miei figli, un ritratto della mia mamma. Poi ho una stanza piena di ricordi professionali di molti artisti che hanno incrociato la loro storia con me. E alcuni amuleti: una pietra di sale e un corno portafortuna. Nella libreria tengo i ricordi più cari di famiglia. E sulla scrivania ho ciò che mi piace avere sempre a portata di mano».

La scrivania è ordinata?
«Non amo l’ordine, ma un sano disordine creativo. Ogni tanto Elisa elimina il superfluo».

Riesce a pranzare comodamente o si fa un panino davanti al computer?
«Mangio rigorosamente in ufficio con mio figlio mentre ci scambiamo informazioni sul lavoro».

Si è sposato tre volte, ha avuto due figli (Niccolò, di 31 anni e Beatrice, di 27). Ha mai dovuto sacrificare momenti da dedicare alla famiglia a causa della sua professione?
«Quando i miei figli erano piccoli, ho chiesto aiuto a mia moglie, e madre dei ragazzi, di essere sempre presente se io non potevo. Poi, quando lei è mancata, non ho perso mai nulla della loro crescita».

Separa nettamente lavoro e tempo libero?
«Riesco a dedicarmi del tempo per recuperare energie e idee, la casa in campagna o quella in Africa sono il mio “buen retiro”».

Suo figlio Niccolò e sua nuora Lorella Boccia, conduttrice e ballerina, le hanno dato una nipotina: la piccola Luce Althea, che compirà 2 anni a ottobre. Che tipo di nonno è con la bambina?
«Tutte le sere la videochiamo, qualche domenica vado a trovarla a casa, ma ancora non ho avuto il piacere di tenerla con me, farla mangiare... Perché la mia adorata nuora al momento non ama affidare le cure di Luce ad altri, ma presto so che sarà tenuta dalla mia mano per giornate da condividere. Intanto ci legano moltissimo le mucche che ho in campagna, e le mando video che lei ama molto: il suo preferito è il torello Lapo».

Rivendica con orgoglio di essere cattolico e, specificamente, salesiano. Il pensiero di Don Giovanni Bosco, santo fondatore della congregazione dei Salesiani, la ispira?
«Ragione, religione e amorevolezza sono i principi sui quali si forma l’insegnamento di Don Bosco e per noi ex salesiani è qualcosa da osservare. Lui amava i giovani e inventò gli oratori. Diceva sempre: “Lasciate ai giovani la possibilità di fare ciò che amano fare”».

La prima cosa (pubblica) che fa al mattino è postare su Twitter ogni giorno lo stesso saluto: “Buongiorno a tutti #menouno”. Ci tolga una curiosità: questo “uno” è la stessa persona ogni giorno oppure cambia?
«Sempre lo stesso, dal primo giorno».

L’ultima cosa che dice prima di addormentarsi?
«Una preghiera per i miei figli».

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