Marcello Cesena: «Jean Claude l’ho inventato pensando a mia zia»

Attore, regista, comico e ora anche scrittore, è tornato in tv con la Gialappa’s Band

2 Giugno 2023 alle 08:46

Marcello Cesena, nato a Genova, lavora a Milano, vive a Roma.
«Sì, la mia casa è a Roma, mentre a Milano vado per la pubblicità. Invece le cose televisive le giro a Genova, compreso il programma della Gialappa’s».

Genovese inossidabile?
«Come in tutti i genovesi, che da anni non vivono a Genova, l’accento è sempre fortissimo. Siamo un popolo strano, un po’ chiuso e diffidente, molto cocciuto».

Anche lei lo è?
«Delego pochissimo, devo controllare tutto. La Liguria è una terra meravigliosa, ma non è facile entrare in confidenza. A Roma dopo un minuto avevo l’intero condominio in casa e inviti a cena ovunque. A Genova ho amici da anni di cui non ho mai visto casa».

Lei nasce come architetto.
«Era una vocazione e tuttora mi piace occuparmi di design. Non ho auto di lusso, orologi costosi, ma se fossi un uomo ricchissimo avrei preso una casa in ogni posto che mi è piaciuto».

Invece si è dato alla recitazione.
«Volevo fare il regista, ma il corso di regia non partì mai. Mi ritrovai al Teatro Stabile di Genova a fare quello di recitazione. Iniziai con i classici: ero “l’attor giovane” nell’“Enrico IV” di Pirandello: andai in tournée (300 repliche in un anno) con Giorgio Albertazzi, un maestro, passavo il tempo ad ascoltarlo».

Il teatro non è durato molto.
«Avevo il “physique du rôle”, ma non la voce. Prima era più chioccia, tre toni più in alto rispetto al dovuto, c’era sempre questo problema».

Sul sito Wikipedia di lei si legge: “Per via della sua voce alta e squillante interpretava soprattutto parti en travesti”.
«In realtà ho fatto solo un personaggio “en travesti”. Negli Anni 80 con Maurizio Crozza, Carla Signoris, Ugo Dighero e Mauro Pirovano formavamo i Broncoviz, poi iniziammo a fare tv ad “Avanzi” su Raitre. Lì facevo Irina Scassalcazzaja, una cantante russa che intonava colonne sonore famose».

Dal teatro ai Bronkoviz nello spazio di una risata.
«Una conversione che oggettivamente ha funzionato, anche se per fare il comico devi inventare sempre cose nuove. Come attore classico puoi fare Pirandello cento volte; come comico, per far ridere, ogni volta deve essere uno “Stupiscimi!”».

Da lì una carriera aperta: comico, attore, regista, sceneggiatore, imitatore...
«A un certo punto sono diventato un regista di pubblicità molto richiesto. Ho scritto e girato quelle con Aldo Giovanni e Giacomo per Wind, con Fiorello e Mike Bongiorno per Infostrada, con Nino Manfredi per il passaggio dalla lira all’euro... Sono specializzato in spot con testimonial legati alla commedia».

Come fu lavorare con Mike?
«Sono stati gli ultimi anni: Mike era tenerissimo, continuava a offrirmi passaggi sul suo aereo fra Roma e Milano, io rifiutavo per paura che cadesse».

Da attore il suo personaggio più noto è Jean Claude della serie “Sensualità a corte”.
«Lo proposi alla Gialappa’s nel 2004. All’inizio non piacque, ma secondo me funzionava e li convinsi a farmelo fare per un paio di puntate. E infatti, ha avuto successo. Per un comico avere un personaggio di cui la gente ripete le battute è il massimo».

La leggenda vuole che si ispirasse a “Elisa di Rivombrosa”.
«Una sera arrivai a Genova, mia sorella e mia nipote stavano guardando la tv, dissero: “C’è una cosa bellissima!”. Io: “Se adattassi quel clima, coi vestiti e le crinoline, e lo trasferissi al figlio gay di una donna cattiva?”».

L’urlo “Madreh!!!” che fa Jean Claude come è nato?
«Si ispira a mia zia Vera: ha 92 anni, parla in un modo assurdo, proprio come Jean Claude. Suo marito si chiamava Renato, come il primo fidanzato di Jean Claude».

Di sua madre, quella vera, ha scritto: “Ti amo perché mi ispiri personaggi terribili”.
«Mia mamma è molto spiritosa, ha sempre fatto piccoli ruoli accanto a me. Anche ora fa un’apparizione nella gag della maga Giuseppina, una cialtrona nefasta ricercata in mezza Europa, nel “GialappaShow” su Tv8».

Com’è lavorare con i Gialappi?
«Siamo più che amici, con loro non hai mai la sensazione di essere obbligato a fare qualcosa: ti danno due o tre indicazioni e le cose hanno successo. È tornato anche Jean Claude con Madre: ora partecipano a “Pechino Express”».

Anni fa annunciò di volerne fare il protagonista di un film.
«Nel frattempo il mondo è cambiato, adesso l’idea è girare una serie tv con Jean Claude per una piattaforma».

Una cosa che ha fatto e che molti non sanno?
«Da regista, “Doppio segreto”: due puntate per Canale 5 con Anna Galiena, un thriller in stile gotico. Ricostruimmo un albergo di montagna e pure un ghiacciaio all’interno degli studi De Paolis a Roma».

A proposito di thriller: il 2 maggio ha pubblicato il suo primo romanzo, “Un luogo sicuro”.
«L’idea è nata nel 2015 dopo gli attentati di Parigi, alla redazione di “Charlie Hebdo” e al Bataclan. Una sera ero al ristorante, mollai gli amici, andai a casa e in una notte scrissi tutta la trama. È il racconto di un incontro che inizia sotto i migliori auspici e finisce malissimo».

Un comico che fa paura.
«Io rido tantissimo, ma piango pure tantissimo, al cinema sono imbarazzante, parto con delle “lagnate” infinite. Scrivere mette in gioco sentimenti che in fondo fanno parte del mio vissuto senza per forza arrivare alla risata»

Seguici