Marco Liorni: «Lavorare d’estate per me è normale: facevo il bagnino»

Ogni sera su Rai1 fa ascolti record con "Reazione a catena": il conduttore del momento si racconta come mai aveva fatto prima

28 Luglio 2022 alle 07:58

Marco Liorni è una di quelle persone che ti sembra di conoscere da una vita, anche se in realtà non è così. Ti viene incontro, ti abbraccia, ti sorride. La sensazione è quella di rivedere un vecchio collega e amico perché Marco, che incarna con il suo stile l’eleganza e la classe dei conduttori della tv di una volta, e con il suo quiz “Reazione a catena” sta ottenendo ascolti straordinari, è empatico e ha il dono di stabilire subito un rapporto di complicità e di fiducia con chi ha di fronte.

Marco, è vero che il suo gioco preferito da bambino era fare il giornalista?
«È vero. Il mio rito quotidiano era prendere un giradischi, mettere su un brano, lanciarlo e registrare la mia “performance”. Poi costringevo i miei familiari ad ascoltarmi. Oppure prendevo uno di quei soldatini di plastica della Lego tanto in voga negli Anni 70, gli puntavo in faccia una lampada a mo’ di riflettore e cominciavo a dargli la voce, dicendo un po’ di tutto. Avevo anche preso l’abitudine di andare in giro a fare le interviste a parenti e sconosciuti. Insomma, ero pazzo di questo mestiere… Mi commuovo solo a ricordarle queste cose. Ma c’è ancora un altro particolare».

Quale?
«Avevo la passione di disegnare modellini di telecamere e qualche volta marinavo la scuola per andare a curiosare negli studi delle emittenti locali. Stavo lì di nascosto ore e ore, per cercare di vedere quello che facevano».

Quando ha iniziato a fare proprio sul serio?
«Un giorno ho telefonato a Radio Incontro che si trovava a poca distanza da casa mia. Mi rispose Patrizia Biagi, una speaker che non smetterò mai di ringraziare, che mi disse: “Vieni qui dai, che qualcosa per te si trova”. Cominciai prima come fonico. Un giorno la feci grossa: invece di mettere solo dischi, come usava in quegli anni in alcune emittenti, iniziai a lanciare i brani parlando. Il giorno dopo l’editore mi disse: “Non avresti dovuto farlo, ma ti ho ascoltato bene: non sei ancora pronto però... tu lavoraci su!”».

Dal gioco a una vera e propria scelta di vita… Com’è avvenuto il passaggio?
«Ho fatto tutto a dosi misurate, e quando ti muovi a piccoli passi ti senti più solido. Ho cominciato a fare prima il fonico e lo speaker in radio, successivamente il montatore e il conduttore nelle tv locali. Poi il grande salto a Mediaset dove per “Verissimo” ho ricoperto il ruolo di inviato sostituendo Cristina Parodi che era in maternità. Sono stato inviato al “Grande Fratello” per poi, dopo un po’, approdare in Rai».

Per lei che ha una grande passione, oggi che significato ha fare televisione?
«Chi sta davanti al piccolo schermo in fondo vuole assistere a uno show di vario genere e il conduttore deve contribuire alla riuscita dello spettacolo… A me piacciono un po’ tutti i tipi di intrattenimento, mi definisco trasversale. In “ItaliaSì!” ci sono tanti registri: sentimenti, divertimento, musica, intervista all’ospite noto, attualità, storie».

Tra le sue partner televisive c’è Mara Venier, con cui ha condotto “La vita in diretta” nel 2011 per due stagioni.
«Lei è una grande. Ha il copione ma poi va molto d’istinto. E quando mi capita di intervistare, applico il suo metodo. Mara mi ha dato una grossa mano dicendo subito di sì quando Daniel Toaff, che era vicedirettore di Rai1 e responsabile del programma, mi scelse dopo l’incidente di Lamberto Sposini».

Ricorda il primo giorno in cui ha dovuto sostituire Sposini?
«Ero rassicurato dalla presenza di Mara, mi sentivo suo allievo. Andavo a sostituire un mostro sacro e non era facile. A Lamberto sarò sempre riconoscente perché mi ha fatto arrivare il suo affetto in un momento per lui molto delicato. È una persona perbene».

Chi sono i suoi riferimenti nella conduzione?
«Io ho sempre amato Corrado ed Enzo Tortora. Poi dopo ho apprezzato moltissimo Mino Damato e Fabrizio Frizzi. E guardo con interesse e con ammirazione i miei colleghi Amadeus, Carlo Conti e altri. Credo che da ognuno di loro si possa sempre trarre ispirazione per qualcosa e per fare un passo avanti».

Il momento più difficile della sua carriera?
«Quando ho lasciato il “Grande Fratello”, per quattro anni non ho più lavorato. Mi vedevano solo come “quello del Grande Fratello”. Mi ero dato una scadenza: se non avessi trovato nulla entro la fine del 2010, avrei fatto qualcos’altro. Grazie all’autore Pasquale Romano e all’amica Gina Cilia, registrai la puntata pilota di “Perfetti innamorati” e da lì poi è ripartito tutto».

Quest’anno non va in vacanza…
«“Reazione a catena”, che normalmente chiude a fine estate, andrà avanti fino al 30 ottobre. Ma qualche distrazione con la mia famiglia me la prendo. Una settimana o due di vacanze ce le faremo a novembre, perché “ItaliaSì!” andrà in onda con una formula ridotta per dare spazio ai Mondiali di calcio. Ed è un’estate particolare perché la mia secondogenita, Emma, compie 18 anni il 29 luglio».

State preparando la sua festa?
«No, a fine luglio non ci sono i suoi amici. Faremo un pranzo o una cena per i “vecchi”, cioè i familiari, mentre la sua festa vera e propria è rinviata a settembre».

Anche in famiglia mantiene sempre l’atteggiamento pacato e bonario che ha in televisione?
«Un tempo mi arrabbiavo più spesso, ma sempre nei limiti. Poi sono cambiato. Le discussioni ci sono soprattutto con mia moglie (Giovanna Astolfi, ndr) che è la complice delle nostre figlie. È un confronto continuo, molto acceso, ma che ritengo faccia bene al rapporto. E comunque ho la fortuna che tutti e tre i miei figli sono molto coscienziosi».

Come trascorre i pomeriggi o le sere d’estate?
«In questo periodo sono spesso a Napoli, che è una città straordinaria, per le puntate di “Reazione a catena”. In genere ascolto tanta musica, come ho fatto prima di venire a quest’incontro».

Qual è la canzone che le è entrata in testa?
«“Shakerando” di Rhove e “Litoranea” di Elisa e Matilda De Angelis. Mi piace poi moltissimo il nuovo album di Harry Styles: me l’ha fatto ascoltare mia figlia Emma, sua grande fan».

Lei è un grande tifoso della Roma. Come ha vissuto il passaggio del campione argentino di Paulo Dybala nella sua squadra del cuore che è stato ufficializzato proprio nei giorni scorsi?
«Quando ho saputo la notizia, ho esultato come se fossi stato allo stadio e la mia squadra avesse fatto goal. Dybala è uno di quei calciatori che ha i colpi di genio. Sono sicuro che è stato l’allenatore José Mourinho a conquistarlo. Comunque questa è una di quelle estati memorabili…».

E oltre a questa, c’è un’altra estate che non dimenticherà mai?
«Ricordo, come fosse ora, quella dell’82. Subito dopo la vittoria dei Mondiali feci un terribile incidente con il motorino, rimasi in ospedale un mese e mezzo e non fu proprio bello. Le mie estati del cuore sono invece legate ai mesi in cui facevo il bagnino a Marina di Minturno, in provincia di Latina. L’ho fatto dai 16 ai 19 anni. Che bella vita… avevo già la mia fidanzata. In realtà ho fatto tutto presto: ho iniziato giovanissimo pure la mia prima convivenza».

E se anche sua figlia volesse andare a convivere con il fidanzato come reagirebbe all’idea?
«Sono fortunato perché al momento Emma non ha presentato fidanzati a casa, ma solo amici. In realtà è una cosa a cui penso spesso e non immagino quale potrà essere la mia reazione. Conoscendomi, sono sicuro che darò del lei a chiunque mi presenterà, per mantenere le distanze… Scherzo, ma non del tutto... Anche la forte attrazione per Harry Styles non l’ho presa proprio bene all’inizio, nel senso che mi ha fatto un certo effetto. Ma la mia è una gelosia controllata».

Le sue figlie sono gelose di lei, famoso e tanto amato anche dal pubblico femminile?
«Ma quali gelose? Io a casa ogni volta assisto a un siparietto: Emma e Viola mi imitano e mi prendono in giro. Per fortuna del mio lavoro parlo pochissimo a casa ma, prima del pubblico e dei critici televisivi, devo superare la “prova figlie” e non è semplice (sorride)».

Ci racconta un aneddoto legato agli inizi della sua carriera?
«Lavoravo a Gbr, una storica tv privata romana, e io e il mio collega Gianluca Luceri stavamo aspettando il via per commentare una partita. Ma a un certo punto partì una sigla che non avevamo mai sentito prima e che faceva: “Palla, palla, gira palla…”. Cominciammo a ridere come pazzi. Dovevamo andare in onda ma io mi buttai giù, sotto il bancone perché non ce la facevo. Mi salvò Gianluca che riuscì a trovare in un secondo la serietà che serviva per andare in onda!».

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