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Marte: Missione «Insight»: seguite in diretta le fasi dell’ammartaggio

Dopo sei mesi la sonda della Nasa arriva sul pianeta rosso. Su Focus lunedì 26 novembre il racconto condotto da Luigi Bignami

Foto: La sonda Insight in una simulazione fotografica

23 Novembre 2018 | 17:41 di Alberto Anile

Ci vorranno ancora anni prima che un essere umano poggi il piede su Marte, ma ogni discesa di sonde sul pianeta rosso è sempre un grande evento. L’arrivo di «InSight» alle 20.53 del 26 novembre verrà seguito e commentato su Focus (canale 35 del digitale terrestre) con lo speciale «Marte: missione “InSight”» dal centro di controllo Altec di Torino. A condurre ci sarà Luigi Bignami, geologo e divulgatore scientifico, al quale abbiamo chiesto alcune curiosità.

Bignami, secondo lei c’è vita su Marte?
«È una delle questioni più dibattute. Semplificando, abbiamo la certezza che nel passato c’erano le condizioni per sostenere la vita: acqua, più atmosfera, probabilmente un campo magnetico che proteggeva dalle radiazioni. Oggi ci sono indizi di esistenza di vita, sostanze organiche come il metano (che però potrebbero essere prodotte anche da reazioni chimiche), ghiaccio, e la quasi certezza di acqua a un chilometro e mezzo di profondità, una sorta di lago sotterraneo vicino al polo sud».

Quando il primo uomo su Marte?
«Se vogliamo credere all’imprenditore sudafricano Elon Musk, nel 2028 o forse già nel 2026: sta costruendo un mega Shuttle da cento posti da affittare a tutti coloro che vorranno andarci. Ma se vogliamo procedere con i piedi di piombo, seguendo i programmi della Nasa, direi non prima del 2035».

Quanto tempo ci vorrebbe per arrivare su Marte?
«Minimo sei mesi. Dopodiché, se non ti reimbarchi dopo un giorno, la Terra ricomincia ad allontanarsi e conviene rimanere alcuni mesi: tra andata, fermata e ritorno bisogna calcolare due anni di missione».

Lei ci andrebbe?
«Bè, io ho qualche anno più di 60... Però sono un grande appassionato di montagne, e su Marte ce n’è una di 27.000 metri, scalarla sarebbe un grande sogno. Diciamo che andare e tornare in due anni lo farei, ma non ci rimarrei».

Meglio una base su Marte o sulla Luna?
«Sono due situazioni completamente diverse. La Luna, soprattutto sul lato nascosto, potrebbe servire per un radiotelescopio che “ascolti” il cielo escludendo i rumori prodotti sulla Terra; potrebbe anche costituire una base per studiare tutto quello che serve per andare su Marte. Tra l’altro, se l’astronauta avesse un attacco di appendicite, in tre giorni sarebbe di nuovo a casa. Marte potrebbe essere utilizzato per altro, come studiare e raccogliere minerali utili per centrali a fusione nucleare. L’obiettivo di alcuni è farla diventare una seconda terra, crearci grandissime basi per comunità scientifiche dove si possa vivere e fare figli. Però Marte si può raggiungere solo ogni due anni, quando Marte e Terra si vengono a trovare più vicini».

Ma l’aria di Marte, quasi tutta anidride carbonica, non è respirabile.
«Si potrebbe estrarre l’ossigeno dall’atmosfera e riutilizzare il carbonio che, mescolato con acqua, diventerebbe metano. L’idea sarebbe coprire la base con una gigantesca cupola di vetro, rendendo il suolo coltivabile».

Fantascienza?
«No, Musk ci sta già lavorando, Trump dice che vuole vedere l’uomo nello spazio profondo e altri studiano il progetto di una stazione intorno alla Luna come trampolino per Marte. Siamo tornati agli Anni 60 quando si diceva che si sarebbe andati sulla Luna. Solo che se allora la sfida era tra America e Russia oggi la concorrenza è tra i privati e le agenzie spaziali».

Che impressione le fanno i film di marziani?
«Non sono un esperto di cinema, ma mi ha sempre colpito il modo in cui il genere si è evoluto. Dagli Anni 50 ai 70 i film erano pieni di marziani che invadevano la Terra. Dopo, quando si è capito che i marziani non ci sono, il cinema ha fatto vedere l’uomo che va su Marte, a conquistarlo ed esplorarlo: gli extraterrestri, anzi gli extramarziani, siamo diventati noi».

I sette terribili minuti prima che l'esplorazione marziana abbia inizio

La sonda InSight è partita lo scorso 5 maggio da Vandenberg, in California. È stata sviluppata dalla Nasa, ha un sismografo tedesco e un rilevatore di calore francese. Ma ci sono anche pezzi italiani: l’Istituto nazionale di Fisica nucleare ha fornito un misuratore laser e Leonardo, a Campi Bisenzio, ha aggiunto lo «Star Tracker», una sorta di bussola spaziale.

Il nome «insight» sta per...
...«INterior exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport», cioè «esplorazione interna con indagini sismiche, geodetiche e trasmissione del calore».

«Sette minuti di terrore»
In gergo, sono quelli che precederanno l’arrivo della sonda su Marte, i più rischiosi: in quel lasso di tempo la sua velocità dovrà passare da 21.000 a zero chilometri l’ora.

All’arrivo
La sonda comincerà a inviare foto del suolo marziano; arriveranno sulla Terra con otto minuti di ritardo, a causa della distanza fra i due pianeti (57.590.630 chilometri).

Gli obiettivi
La sonda InSight ha il compito di studiare l’interno di Marte, con un sismografo che registri i terremoti e un rilevatore di calore che penetrerà nel terreno fino a cinque metri.

Fino a quando?
La missione dovrà durare almeno un anno marziano (due terrestri) ma potrebbe proseguire molto più a lungo, almeno finché i pannelli solari riusciranno a rimanere in funzione.