Maurizio Costanzo: «Vi spiego l’arte di saper fare le domande giuste»

Torna con il programma "L’intervista" e con Sorrisi ripercorre gli incontri memorabili della sua carriera

Maurizio Costanzo
20 Ottobre 2021 alle 14:02

È il maestro indiscusso dell’arte delle interviste. Nella sua vita ne ha realizzate più di 45 mila. Maurizio Costanzo torna dal 20 ottobre su Canale 5 con un nuovo ciclo del suo programma che si chiama, appunto, “L’intervista”. Nelle otto edizioni precedenti, Costanzo ha incontrato i personaggi più importanti della televisione, della musica, della politica, dello sport e della cultura. E sulla poltrona di fronte alla sua si sono seduti Diego Maradona (è stata l’ultima intervista italiana del campione, prima della scomparsa), Francesco Totti, Antonella Clerici, Gerry Scotti, Mara Venier, Carlo Conti, Ornella Vanoni, Fedez, Paolo Bonolis, Pippo Baudo, Giorgio Napolitano, sua moglie Maria De Filippi, per citarne solo alcuni. Ma veniamo alla edizione che sta per cominciare.

Maurizio, ci saranno novità?
«Ci saranno novità nel senso che saranno interviste che non ho ancora fatto».

Ce ne anticipa qualcuna?
«Gianni Morandi, Pio e Amedeo, e poi altri».

Lei è il più grande intervistatore italiano, ha realizzato decine di migliaia di interviste: le va di ripercorrere con noi quelle più significative della sua carriera?
«Proviamoci».

Ricorda la prima intervista che ha fatto?
«La feci a Totò. Io ero molto giovane e lo andai a intervistare a casa sua. Fu un’intervista molto piacevole perché lui mi mise a mio agio ed è un grande ricordo».

L’intervista più difficile?
«Quella a Gheddafi, allora il “proprietario”, il dittatore della Libia. Mi fece ospitare una settimana a Tripoli, ma poi feci l’intervista sotto la sua famosa tenda con la sabbia del deserto».

L’intervista che l’ha commossa di più?
«Quella ad Alda Merini, la grande poetessa, sulla panchina di un parco a Milano».

L’intervista di cui è più soddisfatto?
«Sicuramente l’ultima».

L’intervista più bella?
«La prossima».

L’intervista più divertente?
«Quella a Giulio Andreotti, era un uomo ironico».

L’intervista che l’ha fatta arrabbiare?
«Tutte quelle dove l’intervistato non parla, non risponde».

L’intervista che l’ha fatta ridere di più?
«Quella a Fiorello. Eravamo in un programma che si chiamava “La febbre del venerdì sera” e andava in onda su Canale 5».

L’intervista che non vedremo, che non è mai andata in onda?
«Sono andate tutte in onda, nel bene e nel male».

L’intervista che sogna di fare?
«A papa Bergoglio, e lo ripeto sempre. Sarebbe un grande regalo per la mia carriera».

L’intervista più lunga?
«Non mi dilungo mai in genere».

L’intervista più breve?
«Quella con David Letterman (conduttore di un popolare show negli Stati Uniti, ndr), quando lui mi intervistava nella sua trasmissione e io intervistavo lui per la mia».

L’intervista fatta nel posto più assurdo?
«Più che assurdo direi non convenzionale: in più carceri».

L’intervista in cui si è più sentito a disagio?
«Con Pietro Maso (il ragazzo che il 17 aprile 1991 uccise i genitori, ndr)».

L’intervista che non è riuscito a finire perché l’intervistato se n’è andato?
«Non è mai successo».

Maurizio, al più grande esperto di interviste non posso non chiedere quali sono le regole fondamentali di una intervista perfetta. Cominciamo con le tre cose da fare.
«Primo: domande semplici e dirette. Secondo: fare domande legate alla risposta che dà l’intervistato. Terzo: prepararsi con cura».

Le tre cose invece da evitare assolutamente.
«Fingere confidenza, ridere inutilmente e poi parlare di sé».

Quali sono gli errori più comuni dell’intervistatore?
«Quelli che ho appena detto».

I segnali da tenere d’occhio per capire se l’intervistato si è stancato, si è annoiato, si è innervosito o sta mentendo?
«Se si guarda intorno e si compiace».

Per concludere, quali sono le interviste a cui è più legato e di cui ha un ricordo più forte?
«Ricordo con piacere le interviste a Giorgio Napolitano, a mia moglie Maria e a Silvio Berlusconi».

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