Max Angioni, un agnellino che si trasforma in Iena

Abbiamo incontrato il comico che affianca Veronica Gentili nel programma di Italia 1

10 Ottobre 2023 alle 08:47

"Colorado", "Italia’s Got Talent", "Zelig", "LOL - Chi ride è fuori" e "Le Iene", dove in questa sua seconda edizione affianca Veronica Gentili alla conduzione. Quella di Max Angioni, comasco, 33 anni, è una vera marcia trionfale, che lo ha portato ha conquistare il cuore del pubblico con la sua irresistibile comicità.

Max, è partita la nuova edizione de "Le Iene", come si è preparato?
«Per tutta l’estate ho cercato spunti, nuove idee. Per fortuna l’attualità ne dà tante... Da noi si passa dalle inchieste a contenuti più frivoli, ma solo perché ci sono io (ride). L’entusiasmo è alle stelle, però è accompagnato da tanta ansia…».

Lei preoccupato, ma di cosa?
«Sento il peso della responsabilità. "Le Iene" è un programma serio, credibile, che dura da ventisei anni!».

Si sente più un conduttore che fa anche ridere o un comico che conduce?
«Sicuramente mi sento a disagio (ride)! Diciamo che sono un comico che conduce, anche se l’aggettivo comico non mi esalta e vi spiego perché: se fai l’ingegnere, lavori in un ambito preciso e hai delle competenze tecniche incontestabili. Io posso fare comicità e non far ridere, per cui il mestiere non mi viene riconosciuto da tutti. Quindi preferisco definirmi un artigiano dello spettacolo».

Si sente più iena o agnellino?
«Da ragazzino ero sicuramente più agnellino, anche se ogni tanto mi facevo coinvolgere nelle bravate dai compagni di scuola. In realtà facevamo degli scherzi un po’ come avviene a "Le Iene", quando si prendono in giro in maniera bonaria i personaggi».

Qualche scherzo clamoroso?
«Premetto che non avevo la giusta cattiveria e malizia, ma tanti amici del liceo ancora oggi ricordano quando, nell’ora di supplenza, mi feci trovare dal docente in cattedra, avvolto nella carta igienica, come una mummia, pietrificato. In un’altra occasione, io e alcuni compagni entrammo in un’altra classe con addosso i caschi della moto e improvvisammo un combattimento in stile Cavalieri dello Zodiaco».

Voto in condotta?
«Era buono, perché ero considerato un bravo ragazzo che faceva ogni tanto delle mattane».

La stoffa del comico ce l’aveva già, insomma…
«Penso di sì. Un mio compagno di banco, che facevo distrarre continuamente con le mie battute e i miei racconti, ha dovuto chiedere di essere spostato di posto...».

E a casa quante ne combinava?
«Ero tranquillo, ma se c’era qualcosa che minava la mia pace... Come quella volta che mi ero fermato a dormire da mio nonno. Durante la notte, russava così forte che gli ho tappato il naso con dei cerotti... Povero».

Alla base della sua comicità c’è tanta autoironia. Ne ha sempre avuta?
«Da bambino no, anzi, ero piuttosto permaloso. Sono figlio unico. Non capivo perché in famiglia ricevevo sempre i complimenti, “Sei bravo e bello”, e poi a scuola mi dicevano “Sbagli” o “Ma sei basso!”».

I suoi modelli di riferimento?
«Quelli che mi hanno fatto ridere in assoluto sono Aldo, Giovanni e Giacomo e Fabio De Luigi. Poi ho scoperto Corrado Guzzanti».

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