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Michele Plastino: «Sono stato il primo a portare in tv il bar sport»

A buon diritto va considerato come uno dei pionieri del calcio parlato in tv. Tant’è vero che il suo «Goal di notte», oggi trasmesso da TeleRoma 56 ogni domenica alle 20.30, nel 2019 compirà i suoi primi 40 anni

Foto: Michele Plastino

17 Gennaio 2019 | 17:06 di Matteo Valsecchi

A buon diritto Michele Plastino va considerato come uno dei pionieri del calcio parlato in tv. Tant’è vero che il suo «Goal di notte», oggi trasmesso da TeleRoma 56
ogni domenica alle 20.30, nel 2019 compirà i suoi primi 40 anni. E, oltre a dirigere Radio Sportiva (su cui ogni giorno si sintonizza più di 1 milione di appassionati), Plastino ha scoperto e lanciato telecronisti diventati celebri (come Fabio Caressa, Pierluigi Pardo e Massimo Marianella) grazie alla sua scuola di giornalismo «Piccolo Gruppo».

«Goal di notte» è in onda dal 1979. Ci avrebbe creduto, all’inizio?
«Pensavo fosse un’idea vincente, perché andavamo a coprire un... “buco nero”, quello del calcio sulle tv locali. Da qui a immaginare che saremmo arrivati ai 40 anni, però, ce ne passa».

Ha persino anticipato una leggenda come Aldo Biscardi.
«Ha ragione. “Il processo del lunedì” partì l’anno dopo, nel 1980. Dai, è una bella soddisfazione!».

Agli inizi aveva contro la Rai, che in sostanza deteneva il monopolio sul calcio. Poi sono arrivate le tv private e quelle a pagamento. Insomma, non è stato un percorso semplice.
«Nei primi tempi stavamo aprendo le porte di un mondo completamente nuovo. Perciò era facile avere grandi campioni in diretta, nonostante la Rai. In qualche caso si doveva pagare un piccolo cachet ai giocatori, ma venivano. Col tempo e con l’aumento della concorrenza tutto è diventato più complicato. Avere oggi ospite Cristiano Ronaldo è impensabile. Tutto a causa dei diritti d’immagine dei calciatori. A “Goal di notte” negli Anni 80, invece, Maradona c’era...».

Cosa ricorda di Diego?
«Che una volta scappò via tra un collegamento e un altro. Forse aveva un appuntamento galante... Lui era davvero un tipo incredibile» (ride).

Altri campioni di quei tempi?
«Non dimenticherò mai quando Michel Platini mi diede una definizione splendida per i suoi calci di punizione. Disse che erano come lo champagne. Invece prendevo in giro Falcão perché, nonostante giocasse nella Roma, per me aveva la faccia da laziale».

Come mai?
«Era bello e biondo e, come è noto, noi laziali siamo più belli» (ride).

Rimpiange il calcio di una volta?
«Senza dubbio. Ora sono più legato al mio mestiere che  al calcio in sé. Ed è doloroso rendersene conto. La stessa informazione sportiva è in un periodo di profonda crisi. Vedo sempre più giornalisti-tifosi che pensano solo a fare spettacolo. Per carità, è giusto dichiarare la propria fede, ma devi saper essere imparziale».

A proposito di giornalisti. Lei ha scoperto colleghi come Fabio Caressa, Pierluigi Pardo e Massimo Marianella.
«Spero di essere stato un buon maestro».

Che difetti avevano all’inizio?
«Marianella era, ed è tutt’ora, uno scienziato del calcio. Ma era davvero timidissimo. Pensate che non voleva andare in video. Caressa, al contrario, era troppo esuberante. A lui ho cercato di spiegare l’importanza della ricerca dell’obiettività. E Pardo... (esita, lascia passare qualche secondo, ndr), Pierluigi è sempre stato quello che vedete ora. Al corso arrivò in ritardo perdendo le prime due lezioni. È uno spirito bollente e io provai a stemperarlo un po’».

E poi c’è Radio Sportiva, che lei dirige dal 2017.
«Appunto, io sono arrivato solo due anni fa e il merito è tutto di un’intuizione vincente dell’editore, Loriano Bessi. Nessuno aveva pensato si potesse realizzare una radio del genere, che parla di sport 24 ore su 24 ai tifosi di tutte le squadre e di quasi tutte le discipline. Lui ci è riuscito, ed è stato il primo. Anche lui ha riempito un “buco nero”. Proprio per questo motivo continuiamo a essere seguitissimi».

Concludiamo con il Campionato di Serie A che riparte il 19 gennaio. Come finirà?
«Da un lato è vero che la Juventus è la più forte. Tuttavia per me nulla è mai deciso. Per questo io dico che bisogna stare attenti al Napoli. Carlo Ancelotti è un tecnico e uno psicologo formidabile. Sono convinto, anche per l’affetto profondo che provo per quella città, che sarà lì a insidiare i bianconeri fino alla fine».