Michelle e Serena, due alpiniste molto amiche

Sul cucuzzolo della montagna... Cronaca di una dura scalata (a più di 3000 metri) della coppia Hunziker - Autieri

Michelle Hunziker e Serena Autieri
5 Settembre 2021 alle 08:49

Se nei giorni scorsi vi foste trovati a 3152 metri di altezza, sulla vetta del Piz Boè, la montagna più alta del gruppo del Sella al confine tra Veneto e Trentino, avreste avuto una bella sorpresa, anzi due: Serena Autieri e Michelle Hunziker. E che ci facevano lì due tra le nostre più brave e affascinanti stelle della tv? Ovvio, le alpiniste. Le loro foto postate su Instagram mi hanno incuriosito, così ho fatto una telefonata a tre voci, quella di Serena, quella di Michelle e la mia. Non è stato semplice all’inizio...

Michelle: «Scusa Aldo, devo trovare un posto tranquillo in casa per evitare che il cane si metta ad abbaiare».
Serena: «Un attimo, devo chiudermi in uno stanzino. Se arriva Giulia, mia figlia, non riusciamo a parlare».

Risolto il problema anch’io (quando mi vedono al telefono i miei cani cercano di partecipare nel loro sguaiato modo alla conversazione) possiamo iniziare.

Prima di tutto complimenti, io non ce la farei mai.
Michelle: «Figurati, se ci sono riuscita io... Ce la fai alla grande. Anzi, l’anno prossimo vieni con noi. Questo è un invito ufficiale. Non puoi dirci di no».

Vabbè, ci penserò.
Michelle: «No no, è già deciso, non si discute!».

Vedremo. Intanto, com’è che vi siete trovate in cordata verso il Piz Boè?
Michelle: «Eravamo a San Cassiano in vacanza, l’idea è nata da Serena. Da qualche tempo io e lei ci sentiamo molto vicine».
Serena: «La passione per la montagna ci ha unito, abbiamo imparato a conoscerci grazie alla montagna…».
Michelle: «Ce lo siamo anche detto durante l’ultima ferrata, mentre me la stavo facendo un po’ addosso…».
Serena: «Io pure…».

La ferrata, lo dico per chi non è alpinista come loro, è un percorso di scalini di ferro, catene e funi che aiuta a scalare una parete rocciosa. Chiusa la parentesi: mentre salite avete abbastanza fiato per chiacchierare tra voi?
Serena: «Sì, abbastanza, a volte cantiamo anche…».
Michelle: «Quando è possibile…».
Serena: « Ci sono momenti in cui non diciamo niente con la voce, ma comunichiamo con i silenzi e lo sguardo: se Michelle si voltava verso di me sentivo i suoi respiri».
Michelle: «Ogni tanto una delle due, in certi passaggi non facili, aveva bisogno della carica dell’altra…».
Serena: «Ci facevamo forza l’una con l’altra».
Michelle: «Quando le pareti erano particolarmente dure pensavo: “Ora chiamo l’elicottero perché mi venga a prendere, visto che non ce la farò mai”. Ma in quei momenti mi giravo verso Serena e ritrovavo tutto il coraggio».
Serena: «Dicevo a Michelle: “Se ce la faccio io che sono napoletana, figurati tu che vieni dalla Svizzera!”».

Da dove nasce la passione per le montagne?
Serena: «È mio marito che mi ci ha portato e ho scoperto che arrampicarsi crea tanta condivisione. Lega moltissimo».
Michelle: «Lega in tutti i sensi, visto che siamo anche legate con le corde».

Chi era la vostra guida? Uno di quegli alpinisti affascinanti che si vedono nei documentari?
Michelle: «Si chiama Pio, è veramente bello, non è un ragazzino ma si muove come se avesse vent’anni».
Serena: «Con noi viene anche la moglie Margareth, una donna speciale».

La capisco, con due donne affascinanti come voi…
Michelle: «Ma dai (ride)! Ci ha anche portato nella loro baita, magnifica».

Che tipo è Pio?
Michelle: «Ti trasmette forza: guarda in faccia le persone e capisce subito se ce la puoi fare o no».
Serena: «In realtà lui ti… frega, ti dice: “Ma dai, non è difficile”. Per lui non lo è, per noi invece...».
Michelle: «Poi si porta dietro le tisane calmanti, fatte con le erbe, e te le dà quando vai in ansia. Io gli dico: “Pio, perché devi farmi fare ’sta roba?”. In un punto mi sono piantata, ma lui mi ha preso la mano e sono ripartita».

Voi soffrite di vertigini?
Serena: «Io no».
Michelle: «Io ancora un pochino, ma ci sto lavorando. Questa cosa mi appassiona perché mi sono accorta che scalando mi svuoto da tutti i problemi: mentre vai su non puoi permetterti di pensare a niente, solo a mettere il gancio nel modo giusto».
Serena: «E devi fare affidamento su tutto il corpo, quando la parete è dritta come un muro devi trasformarti in un geco».

Quanto c’è voluto ad arrivare in vetta?
Michelle: «Tre ore, stai attaccato alla parete per tre ore ma quando poi arrivi non ti rendi conto del tempo che è passato, perché ogni passo è una conquista».
Serena: «Io ho detto: “Ma siamo già arrivati?”».

E quando siete arrivate in cima?
Michelle: «Siamo state lì una decina di minuti, abbiamo fatto le foto e siamo rimaste incantate da un panorama meraviglioso. E poi abbiamo urlato le parole che usano tutti gli alpinisti quando raggiungono la vetta, “Berg heil!”».

E che vuol dire?
Michelle: «Berg significa montagna, heil vuol dire salvi. Tipo: ce l’abbiamo fatta!».
Serena: «E abbiamo abbracciato la croce che era sulla vetta».

Stavo dimenticando che della cordata faceva parte anche Giulia, la figlia di Serena, che ha 8 anni.
Serena: «Giulia era alla sua prima ferrata, devi avere una certa altezza per poterti tirare su tra un gradino e l’altro. Ha voluto farlo lei. È stata bravissima».
Michelle: «Io devo aspettare che mia figlia Cece, 5 anni, cresca un po’. Non posso portare soltanto Sole, che ha 8 anni e potrebbe farlo. Cece ne farebbe una tragedia».

Che cosa avevate nello zaino?
Serena: «Una giacca per la pioggia, perché in montagna il tempo può cambiare in un attimo, poi acqua, occhiali e un fazzoletto per piangere in discesa...».
Michelle: «Io anche la crema solare protezione 50».

Scusa Serena, che vuol dire che avevi portato un fazzoletto per piangere durante la discesa?
Serena: «A me non piace scendere. La mia vita è sempre in salita e non posso pensare di scendere».
Michelle: «Serena è tutta carina e gentile, ma diventa un demonio quando deve scendere: aveva fame di brutto e ci volevano due ore per scendere».
Serena: «Avevo il calo di zuccheri e non era solo l’appetito, anche un po’ la paura: quando le discese sono ripide io me la prendo con calma, camminare in discesa mi mette agitazione».

E siamo alla fine. Una volta arrivate a casa?
Michelle: «Dopo devi fare dei massaggi, dormire e possibilmente startene da sola per riflettere in pace».
Serena: «E ci vuole anche un buon bicchiere di vino».
Michelle: «Giusto! Ora Serena deve prepararsi psicologicamente perché l’anno venturo vogliamo fare cinque vette svizzere».

Allora dovrete allenarvi anche d’inverno.
Serena: «Michelle fa un sacco di cose, anche le arti marziali, io mi ero un po’ lasciata andare, ma ho recuperato alla grande e devo restare in forma, non voglio mollare».

Bene, allora complimenti per l’impresa. E grazie per la chiacchierata.
Michelle: «Tu Aldo pensi che questa rimane solo una chiacchierata, ma devi allenarti anche tu: non dimenticarti il nostro invito, hai preso un impegno».

Cinque vette svizzere per cominciare sono troppe, facciamo una, va’.
Michelle: «Ti verremo incontro...».
Serena: «Va bene, ma preparati, mica vorrai farci aspettare in cordata…».

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