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Mikaela Calcagno: parla la signora di Premium Sport

L'amore per il giornalismo, il tifo per la Sampdoria e per il Festival di Sanremo: ritratto della conduttrice che fa arrabbiare gli allenatori italiani

23 Febbraio 2016 | 14:50 di Alberto Rivaroli

La più preoccupata, quando è scoppiato il finimondo, era sua madre. «All’ennesima rispostaccia che ho ricevuto in diretta, voleva farmi promettere che sarei stata più attenta: “Mi raccomando, le domande falle fare a qualcun altro…”». 

Sorride Mikaela Calcagno, uno dei volti più popolari di Premium Sport (la pay tv di Mediaset), finita in prima pagina qualche settimana fa per essere stata presa a male parole in rapida successione da alcuni degli allenatori più famosi e fumantini della serie A: da Roberto Mancini (che poi per scusarsi le ha inviato un mazzo di fiori) a Siniša Mihajlovicć e Massimiliano Allegri. Colpa di qualche domanda considerata un po’ troppo diretta… 

«Intervistare è il mio mestiere, altrimenti che cosa ci sto a fare in studio? Certo, è strano: lavori con impegno per anni, e nessuno ti dice una parola; poi all’improvviso tutti si accorgono di te perché qualcuno alza la voce… Comunque è acqua passata». 

E allora pensiamo ad altro, anche perché la conduttrice di Imperia ha tante cose da raccontare, e ha scelto Sorrisi per farlo: dalla passione per la Sampdoria  a quella per l’atletica, dalle notti passate a guardare la tv al sogno del padre di vederla al Festival di Sanremo.

Mikaela, le ha dato fastidio l’accusa di essere un’attaccabrighe?
«No, perché sono so di non meritarla. E quando sui social mi scrivono “Allora, oggi con chi litighi?”, un po’ mi sorprende».

Quest’anno Premium Sport ha acquisito il diritto di intervistare atleti e allenatori per prima, subito dopo il fischio finale: ecco perché  sono tutti così nervosi...
«Mi sa proprio di sì. Del resto l’adrenalina del dopogara fa parte dello sport, quindi... ».

Com’era il suo rapporto con il calcio prima di cominciare a fare questo mestiere?
«L’ho sempre adorato. Ho notato che per molte donne è così: il calcio non lascia mai indifferenti, o lo ami o lo odi. Io giocavo addirittura in una squadra, poi mi hanno convinto a passare all’atletica: ero una mezzofondista niente male». 

È vero che lei stravede per la Sampdoria?
«Sì. L’anno che ha vinto lo scudetto (1991, ndr) ero sempre allo stadio, e non mi perdevo neppure le trasferte: ero anche a Londra nel ’92, a vedere quella maledetta finale di Coppa dei Campioni, persa contro il Barcellona».

Scusi, ma se lei seguiva la Samp in quel periodo, probabilmente impazziva per Gianluca Vialli…
«…e Roberto Mancini. Per noi lui e Gianluca erano due bandiere, quante gioie ci hanno regalato! Se mi avessero detto che un giorno mi sarei trovata in tv, con uno dei miei idoli di gioventù che me ne diceva di tutti i colori,  non ci avrei mai creduto! (ride)».

Le capita mai, nel tempo libero, di vedere qualche partita?
«Certo, e mi diverto sempre. In questo ho preso da mia madre, una delle più grandi divoratrici di sport in tv che abbia mai conosciuto. Anch’io non scherzo, ma guardo un po’ di tutto, anche perché dormo poco e quindi il televisore a casa mia è acceso fino a notte fonda».

Ha seguito anche il Festival di Sanremo?
«Certo. È un evento che mi evoca ricordi stupendi: da ragazzina partivo da casa per andare all’Ariston. Mio padre sognava perfino che facessi la cantante! La finale di quest’anno però me la sono persa: c’era Juventus-Napoli, dovevo lavorare». 

Al di fuori dello sport, che programma le piacerebbe condurre?
«Forse un talk show come “Porta a porta” o “Matrix”, ma credo che la nostalgia del calcio mi riporterebbe presto a casa!».