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Miriam Leone si racconta a Sorrisi

L'intervista all'attrice protagonista di 1992 e de La dama velata

Foto: Miriam Leone

09 Aprile 2015 | 17:44 di Stefania Zizzari

È contemporaneamente in onda, da protagonista, in due tra le fiction di maggior successo del momento: «La dama velata» su Raiuno e «1992» su Sky. Non solo. È già sul set di una nuova serie tv per Raitre. Miriam Leone sta vivendo un momento professionale d’oro, ma si schermisce subito: «Montarmi la testa? Macché. Ci pensa il caso a farmi restare con i piedi per terra…».

Cosa intende?
«Stavo camminando in mezzo al nulla, in una zona isolata di montagna vicino a Torino, quando mi è caduto il telefonino in acqua e ho perso tutti i miei i contatti… è come se il destino lavorasse per non farmi godere dell’ebbrezza degli ascolti e del successo».

Non dica che non si è rivista in onda…
«Sto lavorando con orari assurdi: giriamo la notte, fino all’alba… non riesco a seguire le puntate con regolarità. E poi non mi piace per niente rivedermi. Lo faccio solo per motivi professionali. Cerco di capire dove ho sbagliato, guardo i difetti nella recitazione: dove ho calcato troppo la mano e dove invece dovevo fare di più. Insomma, mi serve per migliorare. Ma non mi dico mai: “Che brava!”. Non è nel mio carattere».

Ma il successo le piace?
«Certo! L’affetto del pubblico è straordinario e mi rende felice, ma non sono il tipo che  si celebra. Ha presente quelli che parlano di sé in terza persona? Oddio, è pericoloso, sa?».

Ha colpito nel segno con due ruoli opposti: Clara, l’eroina positiva in «La dama velata», e Veronica, l’aspirante soubrette senza scrupoli di «1992».
«Si, sono due personaggi molto diversi, di due epoche differenti, ma entrambi moderni. Clara, una ragazza di fine ’800, è una ribelle che va contro le convenzioni sociali. Veronica invece rappresenta tutte quelle ragazze che non vogliono essere “una tra tante”. E se nel 1992 per emergere si puntava sulla tv, oggi ci sono anche le star della Rete con YouTube, Twitter, Instagram, i blog…».

Quale delle due fiction ha girato prima?
«“1992”, ed è stato un lavoro difficile: è il racconto di storie personali di corruzione».

Perché ha deciso di interpretare Veronica?
«Per il carattere del personaggio. All’inizio può sembrare un cliché: l’aspirante soubrette che della soubrette non ha neanche le doti. Le interessa solo avere il successo, i soldi e il potere. E per ottenerli si vende, usa il suo corpo. Ma lo fa con disgusto, non è compiaciuta rispetto a quello che fa, questa è la bellezza del ruolo. Volevo raccontare il disagio interiore di una donna che si vende. Il suo cuore rotto, danneggiato, la porta a pensare che l’unica strada da percorrere sia buttarsi via. Perché quando non ci si ama, si distrugge tutto. È un personaggio negativo, ma umano, che alla fine credo susciterà empatia».

E poi ha fatto un viaggio nel tempo e si è calata nei panni di Clara.
«Per un attore lavorare in un melodramma è divertente. Era la mia prima volta in un ruolo in costume ed è stata un’esperienza meravigliosa: la mattina entravo nel bustino di Clara e già solo quello mi cambiava la postura e l’atteggiamento. Clara è un’eroina positiva, una ribelle con la fermezza di un animo pulito. Attraverserà il male, il tradimento, ma ne uscirà più forte».

Le somiglia?
«Meno un personaggio ti somiglia, più è facile e stimolante lavorarci su. L’aspetto più bello di questo mestiere è che puoi metterti nei panni degli altri e abbassare così l’istinto, innato in tutti noi, di giudicare. A Clara mi unisce l’amore per la bellezza della natura e la tenacia nel superare le difficoltà. Nessun punto di contatto invece con il personaggio di Veronica».

Il 14 aprile compirà 30 anni. Un bilancio?
«Vivo nel presente. Ma se mi volto indietro, vedo che in questi ultimi dieci anni sono successe cose straordinarie che mai avrei pensato si potessero realizzare nella mia vita. Sono stati anni bellissimi e sorprendenti. Ma ci sono ancora dentro».

Può anticiparci qualcosa di «Non uccidere», la nuova serie di Raitre a cui sta lavorando?
«È un poliziesco e gireremo fino all’estate. Io sono una poliziotta. Un ruolo contemporaneo, stavolta, che mi farà indossare abiti più comodi. Sia rispetto al bustino di Clara che alle minigonne di Veronica. Considerando che le minigonne non le indosso proprio nella vita e nel mio armadio non hanno mai trovato spazio!».