Home TvNeri Marcorè: «Noi marchigiani, gente dal cuore d’oro»

Neri Marcorè: «Noi marchigiani, gente dal cuore d’oro»

Reduce dal set de «I Medici 3», dove sarà Innocenzo VIII, ci racconta le sue nuove «avventure musicali»

Foto: Neri Marcorè è nato a Porto Sant’Elpidio (FM). Ha un diploma di interprete parlamentare in inglese e tedesco. «E sul set internazionale de “I Medici 3”» racconta «finalmente mi è servito!»

26 Ottobre 2018 | 12:22 di Paolo Fiorelli

Esiste davvero la «Marchigianità»? Lo chiedo a Neri Marcorè, l’artista che più di ogni altro ha aiutato la sua regione, facendo il testimonial per la Lega del filo d’oro di Osimo e arrivando addirittura a fondare un festival musicale, «RisorgiMarche», nelle zone colpite dal terremoto. La risposta è positiva: «Esiste eccome, e consiste in una sorta di pacata operosità. Noi marchigiani siamo un po’ lenti, probabilmente perché al posto di una metropoli abbiamo tanti paesini e piccole città. Ma dateci tempo e vedrete».

Lei in effetti ne ha fatte di cose, dalla radio alla tv, dal cinema alla musica, passando per esilaranti imitazioni (chiedete ad Alberto Angela). Cosa sta combinando ora?
«Ho appena finito di girare le mie scene sul set di “I Medici 3”, dove sarò Innocenzo VIII. Eravamo dalle parti di Viterbo e sono rimasto entusiasta della grandiosità del set. Nella terza serie diventerò papa con l’aiuto di Lorenzo il Magnifico. Ma poi non è che andremo molto d’accordo...».

E adesso?
«Mi aspetta un piccolo tour nei teatri con lo spettacolo “Come una specie di sorriso”: una celebrazione delle canzoni di De André. Poi, da febbraio, altro show: “Tango del calcio di rigore”».

E il suo impegno con la Lega del filo d’oro come è nato?
«Fu Renzo Arbore a chiedermi di affiancarlo in questo ruolo e io ho accettato subito, perché conoscevo già la Lega e so che è composta da persone generose e preparate. Ciò che fanno per i bambini sordociechi è inestimabile. Non dimenticherò mai il mio primo incontro con i bambini: non sapevo cosa fare, temevo di sbagliare, ma dopo cinque minuti l’imbarazzo era scomparso ed eravamo... amici. Ho capito che hanno bisogno di affetto, per loro è importante sentire l’amore di chi li circonda, anche con un semplice abbraccio».

Lei è amato sia dal pubblico più «tradizionale» (grazie a fiction come «Questo nostro amore»), sia da quello un po’ più «alternativo» di Fabio Fazio o Serena Dandini. Una qualità rara...
«Come si dice, in ognuno di noi c’è un condominio! Mi piace provare cose diverse: ho cominciato con la radio, poi il doppiaggio, poi le imitazioni... Adesso, per esempio, sono nel mio “periodo musicale”».

Sarà per questo che nessun cantante le dice di no? Questa estate sulle colline marchigiane ha portato Carboni, Jovanotti, Branduardi, Pelù, Noa e Toquinho...
«Per la prima edizione, un anno fa, mi era bastato chiamare gli amici che avevo sull’agenda, tra cui Francesco De Gregori. Quest’anno ho dovuto chiedere aiuto a molti altri. Lorenzo è stato gentilissimo, aveva appena finito un tour sfiancante eppure mi ha detto: “Dammi qualche giorno per tirare il fiato e poi ci sono”».

E come mai avete annunciato il concerto di Jovanotti solo tre giorni prima?
«Eravamo preoccupati che venisse troppa gente! I concerti di “RisorgiMarche” non si fanno in stadi attrezzati ma sulle colline, in mezzo alla natura. Chi viene lascia l’auto nella strada più vicina e si fa chilometri a piedi sui sentieri. E anche così quel giorno c’erano 70 mila persone».

Curioso. Di solito con l’affluenza si cerca di fare i record, non di evitarli.
«Mi piace l’idea che venga solo chi è davvero motivato: una sorta di “selezione naturale”. E mi piace che vedano bene i posti che attraversano camminando. Molti non conoscono l’entroterra delle Marche, restano sbalorditi e dicono: “Qui ci tornerò”».

Finirà con l’esaurire le «location».
«Dubito. Nella mia regione ci sono tante valli, ognuna col suo fiume e il suo aspetto caratteristico. Non a caso anche il nome è al plurale: “le” Marche. Quello che mi piace qui è che le cose hanno un altro ritmo».

In effetti in tv a volte lei fa una strana impressione: sembra un tipo tranquillo in un mondo di esagitati.
«Diciamo che cerco di mandare un messaggio subliminale: riprendiamoci una dimensione più umana».

Questi bambini hanno bisogno di noi: aiutiamoli

Neri Marcorè, con Renzo Arbore, è il testimonial della Lega del Filo d’Oro (www.legadelfilodoro.it). L’Associazione, da oltre 50 anni dedicata alla riabilitazione dei bambini e adulti sordociechi, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi «Una storia di mani» per finanziare il completamento del nuovo Centro nazionale di Osimo.

Ridurre le lunghe liste di attesa per garantire una diagnosi tempestiva a un numero maggiore di bambini e, allo stesso tempo, offrire assistenza continuativa a più persone adulte sordocieche sono gli obiettivi importanti che si potranno raggiungere quando i lavori di costruzione del secondo lotto del nuovo Centro nazionale saranno terminati. Le mani di tutti possono costruire questa struttura d’eccellenza creata su misura, una casa per chi non vede e non sente.

Una bellissima storia di mani, quella che possiamo scrivere chiamando da rete fissa o inviando un sms al 45.514. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun sms e di 5 o 10 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa.