Home TvNews e AnticipazioniAndrea Camilleri: «Montalbano mi ricatta (e io ubbidisco)»

Andrea Camilleri: «Montalbano mi ricatta (e io ubbidisco)»

Lo scrittore siciliano parla del suo complicato rapporto con il commissario che fa ascolti record

Foto: Andrea Camilleri nello studio della sua casa romana, nel quartiere Prati

01 Marzo 2018 | 10:53 di Alberto Anile

Martedì 20 febbraio, dopo l’ennesimo record di ascolti per il Montalbano televisivo, Andrea Camilleri è stato ospite di «#cartabianca» su Raitre, e ha risposto alle domande di Bianca Berlinguer. Ecco di seguito alcuni dei momenti più interessanti dell’intervista.

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Si aspettava questo record?
«No. Mi aspettavo un buon livello di ascolti ma non mi aspettavo tutto questo successo. Che francamente comincia a preoccuparmi. Temo che qualcuno venga sotto le mie finestre gridando: “Montalbano santo subito!”».

Con gli ascolti ha superato Sanremo.
«Dal punto di vista numerico mi va bene, sono orgoglioso. Però io non ho mai visto Sanremo. Lo giuro, mai visto. Sono un italiano anomalo: non vedo Sanremo, non mi piace il gioco del calcio. Linciatemi pure».

Quindi cosa segue in tv?
«I dibattiti politici, trasmissioni dove c’è molto parlato, perché l’immagine ormai mi è negata. E quando non capisco qualcosa, fortunatamente c’è mia moglie che mi spiega l’immagine e che cosa sta accadendo».

Ma perché da vent’anni le avventure di un poliziotto piacciono così tanto agli italiani, che notoriamente non hanno un grande amore per la legalità?
«Mi sorge il dubbio che stiano facendo di Montalbano una sorta di alibi. Cioè: vanno ad applaudire Montalbano, così con la coscienza pulita poi possono fare gli imbroglietti loro... È un’ipotesi, eh?».

Qualcuno ha scritto che Montalbano piace perché è rassicurante. È una cosa che la convince?
«No. Questa storia che il romanzo poliziesco sia rassicurante perché alla fine il poliziotto ricuce lo strappo fatto alla società è un’invenzione di quelli ai quali non piace il romanzo poliziesco. Il romanzo poliziesco è inquietante, non è rasserenante. Questo a mio parere».

Dopo Montalbano ha voglia di inventare nuove figure?
«Io mi sono stancato di Montalbano dal secondo romanzo. Già ero stanco e volevo finirla. Senonché cominciò a vendere in un modo spropositato, e quindi non ho potuto fare a meno di continuarlo. Ormai Montalbano è un “ricattatore”, perché mi si presenta e mi dice: “Ma tutto ’sto successo, se non era per me che ogni giorno venivo da te a dirti “scrivimi scrivimi”, lo avresti avuto?”. No. E quindi mi ricatta. Come si fa a rinunciare a Montalbano? Non ne posso fare a meno».

Un personaggio così rischia forse di soffocare un po’ lo stesso autore.
«Beh, sì. Dopo tutti questi romanzi di Montalbano ci sono dei luoghi delegati che è facile descrivere, il commissariato, come parla Catarella, i rapporti con Fazio… Si ripetono, sono sempre quelli, quindi metà romanzo è già scritto. E allora viene il tentatore Montalbano e dice: “Vedi, ti viene facile scrivere un altro romanzo su di me, perché vai a impelagarti sul romanzo storico?”. Come si dice: chi lascia la via vecchia per la nuova, male si trova. E io devo resistere a questa tentazione».

Quanto è cambiato il suo modo di scrivere da non vedente?
«Non è cambiato lo stile. È cambiato il modo, cioè il come. Si scrive per interposta persona. Io ho la fortuna di avere una collaboratrice, Valentina, che lavora con me da 16 anni e ha imparato il “vigatese” meglio di me, e quindi è in grado di scrivere sotto dettatura. Quando in estate vado in Toscana, la povera ragazza toscana che mi aiuta non può scrivere in “vigatese”, non sa da dove cominciare, quindi sono costretto a scrivere in italiano. Le altre volte, invece, detto. Questo è stato un pochino difficile: imparare a dettare, imparare a tenere a mente le ultime frasi per poterle legare l’una all’altra. Se non ci si riesce dico: “Valentina, porta pazienza, rileggimi le ultime tre frasi”. E vado avanti. Ho rallentato il ritmo del mio lavoro, ma non è mutato, fortunatamente».

Che tipo di scrittore è? Cerca di isolarsi o ama i rumori della vita quotidiana?
«Una volta mia moglie entrò nel mio studio quando avevo i nipoti piccoli; due stavano sotto il tavolo, uno sparava con un revolver finto… Mia moglie mi disse: “Tu non sei uno scrittore, Andrea, tu sei un corrispondente di guerra”. Io ho bisogno di sentire la vita accanto, attorno a me. I rumori sono la vita, sono bellissimi. Ho resistito tre giorni in una torre d’avorio che dicono degna degli scrittori: una noia mortale! Solo canto degli uccellini! Ho telefonato disperato: mandatemi i nipoti più rumorosi, per favore».

Anche se lei da molto tempo vive a Roma sembra non essersi mai allontanato neanche di un metro dalla Sicilia. È corretto dire che la Sicilia arriva dappertutto?
«Sì. E infatti io non me ne sono mai allontanato, me la sono sempre portata in tasca, o nel cuore se preferisce. E tutti i miei romanzi, tutti, sono romanzi di memoria della mia terra. Costretto a scrivere in italiano, mi sono trovato ad ambientare dei romanzi a Roma, Milano, in altre città: beh, ci ho messo tanta fatica. Mentre mi viene naturale parlare della mia terra. Guardi che io la mia terra non è che la ami in modo spropositato. Ho tante cose da rimproverarle, tantissime. Però ci sei nato, l’hai amata, forse ti ha amato anche lei, e allora non ne posso fare a meno».

Montalbano ama frequentare trattorie che una volta lei provava prima di consigliarle al commissario. Ora di chi si fida per far mangiare Montalbano?
«Montalbano fortunatamente ha Adelina. E ha il suo trattore Enzo. Io non posso più mangiare quello che mangia Montalbano, e di questo ne sono invidioso. Quando mi metto a scrivere di lui in trattoria, mi dico: “Ma è possibile che ’sto individuo ingurgiti tutto questo senza avere un mal di stomaco?”. Sì, ogni tanto passa qualche “malanottata” perché ha mangiato sarde a beccafico, roba pesantissima, e sono tentato di fargli venire qualche piccola malattia per cui deve stare a dieta, per un anno almeno».

Alla sua età quando si pensa al futuro si è inclini al pessimismo o all’ottimismo?
«Vittorio Alfieri diceva che nell’ora del tramonto viene l’umor nero. Io non ho mai avuto l’umor nero. E dire che sto tramontando... Essere ottimisti ilari è da sciocchi. Secondo me bisogna avere un pessimismo ragionato e soprattutto attivo, essere pessimisti facendo tutto il possibile per superare il pessimismo».

C’è qualcosa che non ha mai fatto e che le piacerebbe fare?
(Ride) «Non so… Non ho mai fatto la maratona di Roma. Chissà se riuscirei a fare 50 metri».

Montalbano: arrivano su Rai1 altri 7 episodi in replica

Dopo il grande successo dei nuovi episodi «La giostra degli scambi» e «Amore», e poi dello «storico» «La mossa del cavallo», Raiuno non abbandona Vigata e rilancia con sette episodi già noti della saga del commissario più amato della tv.

Ecco gli appuntamenti:
• martedì 6 marzo Un covo di vipere
• lunedì 12 marzo Come voleva la prassi
• lunedì 19 marzo Una faccenda delicata
• lunedì 26 marzo La piramide di fango
• lunedì 2 aprile Il sorriso di Angelica
• lunedì 9 aprile Il gioco degli specchi
• lunedì 23 aprile Il campo del vasaio