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Carlo Conti presenta la notte dei David di Donatello 2018

È la festa del cinema italiano e quest’anno a presentarla torna un volto d’eccezione il prossimo 21 marzo su Raiuno

15 Marzo 2018 | 15:25 di Stefania Zizzari

È la festa del cinema italiano e quest’anno a presentarla torna un volto d’eccezione: Carlo Conti condurrà la cerimonia di consegna dei David di Donatello 2018 il prossimo 21 marzo su Raiuno.

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Carlo, quali sono i film della sua vita?
«Sceglierne solo alcuni è quasi impossibile, ce ne sono troppi. Posso dire però che in linea di massima preferisco i nostri film a quelli stranieri. Soprattutto la commedia all’italiana, che ha fatto apprezzare il nostro cinema in tutto il mondo».

Faccia un piccolo sforzo: ci dica qualche titolo.
«Di sicuro i primi due capitoli di “Amici miei”, la sintesi della fiorentinità. Capolavori assoluti. E poi tutti quelli di Alberto Sordi: non sono solo film, raccontano la storia di un italiano. Amo anche Roberto Benigni: “La vita è bella” è meraviglioso, come pure “Johnny Stecchino” e “Il piccolo diavolo”».

I film che l’hanno fatta più ridere?
«Tutta la saga di Fantozzi: quanto mi diverto a guardare quei film! Ma anche quelli di Leonardo Pieraccioni: “Il ciclone” mi fa morire».

Il primo film nel quale ha recitato?
«“I laureati”, proprio di Leonardo Pieraccioni. Era il suo primo film e mi chiamò a interpretare me stesso».

I classici che rivede volentieri?
«Sono quelli che ho in dvd e che mi piace rimettere ogni tanto: come “Forrest Gump”, un film che amo tanto per la storia, per la colonna sonora, per l’interpretazione. E poi i film di Francesco Nuti, soprattutto “Caruso Pascoski di padre polacco”».

Qual è il primo film che ha visto al cinema?
«Avevo nove anni. Mia mamma e una sua amica mi portarono a vedere “Love story”. Ricordo solo che dicevano: “Com’è bello, com’è bello!” ma piangevano ininterrottamente. Ero confuso».

Ricorda il primo film che ha visto al cinema con la sua fidanzata?
«In realtà non c’è, perché a Firenze andavamo al cinema Universale più che altro per passare un pomeriggio con gli amici, tra le risate. Lì succedeva di tutto: ricordo che qualcuno entrava direttamente con il motorino... Era più divertente ciò che accadeva in sala di quello che passava sullo schermo. E poi i commenti: sono nate battute rimaste leggendarie nella Firenze di quel periodo. Insomma, all’Universale con la fidanzata non ci si andava».