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Luca e Paolo alla conquista di Colorado

Bizzarri e Kessisoglu conducono per la prima volta il programma comico di Italia 1, alla 17a edizione

Foto: Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu  - Credit: © Pigi Cipelli

15 Ottobre 2015 | 13:21 di Franco Bagnasco

«Massì, anche perché diciamolo: mi ero un po’ rotto della satira politica. Ma mica quella degli altri, eh! Proprio della mia. E poi con un presidente del Consiglio così grande e un’opposizione di questo tipo, che satira vuoi fare?». Luca Bizzarri, che con Paolo Kessisoglu dà vita da più di vent’anni alla premiata ditta Luca e Paolo, spiega così l’avvicinamento al cabaret di «Colorado», un classico di Italia 1 di cui sono i conduttori.

Che effetto vi fa trovarvi in un’atmosfera più comica che satirica?
Luca: «Mah, io in generale la tv la guardo poco. Non avevo mai visto “Le iene” prima di farle per 10 anni. Però molti dei comici dello show li conoscevo e Paolo Ruffini è una mia creatura. A “Colorado” entriamo in punta di piedi in casa d’altri alla 17a edizione».
Paolo: «Io ho iniziato a vederlo spesso da quando ho saputo di doverlo condurre. La voglia di farlo c’è per entrambi. Ed essendo una macchina già rodata non vogliamo toccare quasi niente per paura di fare danni. È e resta una passerella di comici. Vedremo i risultati».

Proprio perché è una macchina rodata, non rischiate molto.
Luca: «Eh, non è mica vero. Oggi con gli ascolti così frammentati non si capisce più niente. Impossibile fare previsioni: poco tempo fa i dati di una partita della Juventus venivano definiti un grande successo su un sito e un flop su un altro».

Ora che «Zelig» è in pausa avete la responsabilità di fare l’unico programma comico di Mediaset.
Luca: «“Colorado” ha molto pubblico giovane, che ci consente di guardare con fiducia alla pensione. Come dice il nostro agente Caschetto: “Più giovani li prendi, più tardi ti lasceranno”».

Avete in programma anche qualche numero vostro?
Luca: «Sì, soprattutto cose musicali, grazie anche alla presenza del maestro Pippo Lamberti, una costola dei “Cavalli marci”, il gruppo in cui siamo nati».
Con i quali l’anno scorso a Genova avete fatto una reunion, poi slittata a causa dell’alluvione.
Luca: «Sì, perché a Genova abbiamo questo calendario: ogni anno c’è la festa dell’Unità, l’alluvione e poi il Salone nautico (scherza, ndr)».
Paolo: «Se il Salone nautico cade  prima, spostano l’alluvione».

È vero che considerate «Camera Café» il gioiello della vostra corona e che lo rifareste domani?
Paolo: «Il pubblico non ci permette di dimenticarlo: ci chiedono sempre quando torna. Nonostante le repliche. Sarebbe bello girare una stagione finale, per riannodare i fili».

Il vostro stile, sarà anche colpa o merito dei ruoli, si è sempre caratterizzato per un certo «cattivismo». Ma ultimamente sembrate un po’ più buoni. È l’età o è frutto di un calcolo?
Paolo: «Calcolo no di certo. Sarà l’età... Anche al concerto di Radio Italia, per esempio, lo sfottò, la presa in giro ai cantanti, c’è sempre. Magari più sottile, perché non puoi massacrare la gente quando la presenti!».
«Le iene» sono state un’altra vostra grande pagina. Perché è finita con Davide Parenti che ne è l’autore?
Paolo: «Dopo 10 anni, il rapporto era reciprocamente arrivato a consunzione. Tutti avevamo voglia di cambiare».

Perché non avete mai fatto niente separatamente? Ci sono state proposte o la tentazione di farlo?
Luca: «Anche su questo aspetto Caschetto è stato irremovibile e credo abbia fatto bene. Secondo me gli sono arrivate un sacco di proposte di cui manco abbiamo mai saputo».

La difesa del marchio...
Paolo: «Massì, anche perché abbiamo fatto sempre con soddisfazione tante cose così diverse tra loro, che non ti viene neppure la tentazione. Ti separi, anche in amore, quando non c’è più un progetto comune».

Sui social prima eravate un po’ trattenuti, e ora vi sfogate di più. Non litigate tra voi per il fatto che Luca su Twitter ha 1,2 milioni di follower e Paolo appena 60 mila?
Paolo: «Ma in verità io Twitter lo uso a malapena. Non riesco a prenderlo sul serio fino in fondo, e probabilmente sbaglio».
Luca: «Twitter è come i David di Donatello: gente annoiata in platea che chiacchiera, sparla e si premia».
Luca va spesso a Oxford a studiare inglese. Lei Paolo, che cosa fa nel tempo libero?
Paolo: «Mi è venuta l’ossessione di praticare diversi sport, tipica dei quarantenni. E poi cerco di far capire a mia figlia piccola che non sono solo il comico di famiglia».

Il momento più divertente della vostra carriera?
Luca: «Sul set di “Asterix alle Olimpiadi”, nel 2008. Alain Delon  (interpretava Giulio Cesare, ndr) si avvicinò e mi disse una cosa che non posso ripetere, perché troppo volgare. Ma risi fino alle lacrime».
Paolo: «Certe riunioni con gli altri autori. Siamo sette rompiballe di proporzioni inaudite. Cinque parlano e due fanno mugugni di sufficienza alle proposte degli altri. Quarantenni con l’età mentale di otto».
Luca: «E anche un po’ permalosi».

La cosa più bella e quella più brutta che vi siete detti.
Luca: «Siamo liguri, risparmiamo anche sui sentimenti. Qualunque cosa accada, al massimo una pacca sulla spalla».
Paolo: «Un momento intenso è stato dietro le quinte, alla fine del monologo del nostro primo Sanremo: ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pianto per un minuto. Poi Luca è andato avanti a piangere per altre 12 ore, ma questo rientra solo nella sua patologia».

Foto: Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu - Credit: © Pigi Cipelli