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Donnavventura: da Lalibela alla Dancalia nella settima puntata

Domenica 25 febbraio alle 14 su Rete4 (e in replica sabato 3 marzo alle ore 15,30) torna con la settima puntata il grande viaggio alla scoperta dei colori e delle tradizioni dell'Africa e dell'Oceano Indiano

23 Febbraio 2018 | 13:14 di Vanessa Villa

Domenica 25 febbraio alle 14 su Rete4 (e in replica sabato 3 marzo alle ore 15,30) torna con la settima puntata Donnavventura, il grande viaggio alla scoperta dei colori e delle tradizioni dell'Africa e dell'Oceano Indiano. 9 ragazze unite dalla passione per il viaggio e l'avventura che ci faranno conoscere dei luoghi meravigliosi, sia dal punto di vista naturale, sia dall'aspetto umano. Una di loro in particolare, Vanessa Villa, ci racconterà ogni tappa con i suoi reportage.

• Donnavventura: la nuova serie ci porta in Africa e Oceano Indiano

• Donnavventura: la seconda puntata ci porta in Kenya

• Donnavventura: ancora in Kenya con la terza puntata

• Donnavventura: da Malindi a Mombasa, fino a Nairobi nella quarta puntata

• Donnavventura, l'addio al Kenya nella quinta puntata

• Donnavventura: la sesta puntata ci porta in Etiopia

Presepe di vite. Sguardi veri e sinceri. Storie intrecciate nell’autenticità di una terra che non è disposta a cambiare, ma che continua a rimanere fedele alle tradizioni.

Ritorno alle origini.
Ritorno alla sacralità della vita.

Eravamo nella culla dell’umanità, in un’Etiopia difficile da vivere e da raccontare.
Tra uno spostamento e l’altro percepivamo la forza di quella terra mistica che ci invitava all’ascolto.
Le strade erano tortuose come i volti rugosi di chi incontravamo. Ai bordi delle piste passeggiavano pastori avvolti da manti bianchi latte, avanzavano fieri con i loro bastoni, conducendo talvolta mucche, altre volte asinelli o caprette. Era un incontro con il passato il nostro e ci avrebbe segnato per sempre il cuore.

Arrivammo a Lalibela, la Gerusalemme d’Etiopia. Esplorammo le leggendarie chiese scavate nella pietra viva e incontrammo devoti da tutto il mondo. Entrammo nelle tipiche abitazioni etiopi, i tukul, per poi uscirne più consapevoli, riempite da quella semplicità.
La spiritualità era così potente da sentirne le vibrazioni sulla pelle e tra un canto clericale e l’altro, mi commossi più volte.

Dovemmo lasciare anche quel miracolo architettonico per affrontare gli storici castelli di Gondar per poi dirigerci verso la catena montuosa Gheralta, che con i suoi picchi, ospita eremiti provenienti da tutto il mondo. Incontrammo lì due realtà italiane, uomini con storie uniche, con percorsi assolutamente esemplari.

Ci spostammo nuovamente verso la parte settentrionale del Paese, fermandoci a Macallè, la capitale della regione del Tigray, a un’altitudine di più di duemila metri sopra il livello del mare. Eravamo al confine con l’Eritrea, in una terra popolata dall’etnia dei Tigrini e lì avremmo esplorato chiese ancor più antiche di quelle di Lalibela, risalenti probabilmente all’VIII secolo. Scavate nella roccia, in gran parte monolitiche, la maggior parte si trova su colline molto ripide e scoscese, aspetto che conferisce a questi monumenti ancor più fascino e spettacolarità.

L’Etiopia non era ancora esplorata del tutto, mancava la parte più ostica e faticosa.
Dovevamo prepararci a penetrare la grande depressione della Dancalia, in uno dei punti più vicini al mantello terrestre e finalmente l’avremmo affrontata.
Con la paura di non essere all’altezza, ma con il coraggio di cinque leonesse partimmo.
La Dancalia sarebbe stata nostra.