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Donnavventura: dal Tigray a Zanzibar nell’ottava puntata

Domenica 4 marzo alle 14 su Rete4 (e in replica sabato 10 marzo alle ore 15,30) torna con l'ottava puntata il grande viaggio alla scoperta dei colori e delle tradizioni dell'Africa e dell'Oceano Indiano

02 Marzo 2018 | 14:32 di Vanessa Villa

Domenica 4 marzo alle 14 su Rete4 (e in replica sabato 10 marzo alle ore 15,30) torna con l'ottava puntata Donnavventura, il grande viaggio alla scoperta dei colori e delle tradizioni dell'Africa e dell'Oceano Indiano. 9 ragazze unite dalla passione per il viaggio e l'avventura che ci faranno conoscere dei luoghi meravigliosi, sia dal punto di vista naturale, sia dall'aspetto umano. Una di loro in particolare, Vanessa Villa, ci racconterà ogni tappa con i suoi reportage.

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Ostica. Aspra. Afosa.

Tenta di schiacciarti

nella morsa
 di un calore inaffrontabile.

Ti spaventa,
nel tentativo di proteggere

la sua parte più indifesa.

Cominciò la nostra discesa partendo dai circa 2500 metri di altitudine della regione del Tigray, fino ai -158 metri sotto il livello del mare. Ogni tanto era d’obbligo una pausa per dare la possibilità alla pressione sanguigna di regolarsi con quella atmosferica. Era come scendere verso un luogo mitologico, ne avevamo sentito parlare così tanto che sembrava quasi appartenere solo alla storia dei grandi eroi. Ma quel giorno non c’erano eroi. C’eravamo solo noi, quattro fuoristrada di Donnavventura, pronte e attrezzate per quell’incredibile esperienza che avrebbero affrontato.

Finalmente la lunga discesa verso la regione della Dancalia non era più un miraggio lontano e avvolto da un alone di mistero. Eravamo arrivate alle porte di uno dei più inospitali luoghi del mondo, a 155 metri circa sotto il livello del mare.

Caldo. Infernale.
Dov’era finito l’ossigeno? Come potevamo respirare?
Difficile e insostenibile, la Dancalia si rivelò fin da subito una terra per pochi, per gente in grado di affrontare temperature elevatissime.
Ci sembrò incredibile scendere sotto il livello del mare. Eravamo così in basso da sentire quasi il battito della Terra. Per la prima volta vidi una Terra vulnerabile, fragile e viva più che mai. Era per quello che avevamo trovato una ostilità tale, era solo un modo di difendersi dagli intrusi, solo un modo per proteggersi.
Lo scenario era apocalittico. Una cerimonia di colori. Una celebrazione di ocra sulfureo, verde giada, marrone bruciato, arancio brillante e bianco puro.

Primavera in fiore.

Cesto di frutta fresca.

Tavolozza geologica.

Cerimonia terrestre.

L’indomani ci svegliammo tutte prima dell’alba. Ci attendeva un altro grande incontro quel giorno: la carovana dei cammelli trasportatori di sale. 
Arrivammo nella piana del sale mentre il sole stava sorgendo. Lo scenario era lunare. Il terreno salino così bianco e ruvido rifletteva la calda luce dell’enorme sole che avevamo di fronte. I cammelli, con passo lento e regolare procedevano carichi di sale e in quel momento spazio e tempo si confusero e la mia anima fu libera di creare. 
Scoprimmo l’arte del sale. Incontrammo gli estrattori appartenenti all’etnia dei Tigrini, gli intagliatori che invece erano Afar e dei cammellieri, perlopiù musulmani. Assistemmo al carico e scarico dei cammelli, alla fatica di quegli uomini e al peso che dovevano sopportare quegli animali. Fu un tuffo indietro nel tempo, sembrava di essere tornate indietro di non so quanti anni e sbalordita da quell’arte, continuavo a montare e smontare i due Droni e i due Osmo. Era una ricerca della perfezione, della luce giusta, dell’inquadratura da non perdere.

Poi partimmo e finalmente raggiungemmo l’acqua.

Palme.

Alte. Snelle. Oscillanti.

Sabbia.

Bianca. Impalpabile. Tanta. Soffice.

Acqua.

Oceanica. Infinita. Ricca. Brillante.


Ventosa Zanzibar. Ridente isola. Gioiosa terra di pescatori.