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«Donnavventura»: Maldive, le isole dell’amore

Dolcemente inaspettate. Frastagliate e differenti tra loro. Lussuose ed esclusive. Selvagge e inesplorate. Capaci di farti vivere un sogno, di cullarti in una raffinata armonia naturale

23 Dicembre 2017 | 09:00 di Vanessa Villa

Dolcemente inaspettate. Frastagliate e differenti tra loro. Lussuose ed esclusive. Selvagge e inesplorate. Le Maldive non erano solo un arcipelago per coppie d’innamorati. Erano molto di più. Erano isole dell’amore, capaci di farti vivere un sogno, di cullarti in una raffinata armonia naturale. E anch’io me ne innamorai. Delicate, soavi, vive.

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All’aeroporto di Male ci aspettavano Chiara e Valentina, rientrate in spedizione dopo la loro partenza dall’Etiopia perché si erano ammalate. Ci abbracciammo fortissimo. Era un’emozione rivederle lì di nuovo tra noi. Adesso non eravamo più in quattro, ora la squadra era di nuovo folta. Sei Donnavventura pronte a vivere le Maldive nel massimo del loro splendore.

Ci avrebbero atteso avventure straordinarie e tutte ne eravamo certe.

Presi per la prima volta un idrovolante e me ne innamorai immediatamente. Navigare e volare con un solo mezzo fu una sensazione stupenda, di libertà. Vedere dall’alto i colori dell’Oceano Indiano, con le sue isole e scogliere coralline fu una visione paradisiaca.

Approdammo su isole bellissime e alloggiammo in hotel di lusso. Dormimmo in ville Over Water, su palafitte letteralmente sull’acqua, con piscine direttamente sull’Oceano.
Abbiamo goduto dell’eccellenza del Four Season nell’isola di Kuda Huura, per poi lasciarci coccolare dai magnifici resort Diamonds Thudusufhi e Athuruga Diamonds, con degli squaletti che ci nuotavano tra le gambe.

Quindi il mare. I pesci, i coralli, le correnti, le gradazioni indescrivibili dell’acqua maldiviana. Con maschere, pinne, Go Pro e Canon Power Shot subacquea, ci tuffammo nell’Oceano, dove dimenticai tutto il resto e nuotai con i colori del mondo sommerso. L’acqua a volte si dipingeva di rosa e d’arancio, e quello era in assoluto il momento più romantico.

Olio su tela,
specchio d’anima,
mare d’amore.
Calmo pastello di emozioni.

Andammo poi una minuscola isola deserta, dove fissammo il nostro campo base e d’un tratto tornammo nel vivo dell’avventura. Eravamo solo noi e la natura, nient’altro. Facemmo un folle bagno sotto la pioggia battente, mangiammo frutta a volontà e fummo baciate dal sole.

Approdammo ad Hurawalhi, dove siamo entrate nel ristorante sottomarino più grande del mondo. Meraviglia dell’ingegneria, sono rimasta attonita e stupita dall’eccellenza gastronomica e dall’incredibile location. E’ stata un’esperienza all’insegna del lusso e della ricercatezza culinaria. Il buffet principale era lungo quasi 100 metri e la qualità di presentazione, l’arte e la bellezza del design furono un vero viaggio attraverso i sapori del mondo.

Tutto il lusso del mondo però non era paragonabile alla gioia della pura condivisione con le altre Donnavventura, di momenti fatti di semplicità. Le corsette all’alba sulla battigia erano pura condivisione della genuinità del bagnasciuga, dell’Oceano Indiano, della brezza marina maldiviana e della calda luce del sole. Un’altra grande emozione fu il viaggio in barca alla ricerca dei delfini, tanto desiderato quanto sorprendente. Quasi non ci speravamo più di incontrarli, quando invece sul calar della sera, eccoli lì, spuntare come gocce di pioggia nell’infinito blu dell’Oceano. Seguivano, saltavano e si incrociavano davanti alla prua della barca ed io con un braccio quasi dentro l’acqua, tenevo stretta la jimbal della Go Pro, alla ricerca dell’inquadratura perfetta per catturare quel magico e autentico momento.

Nei giorni a venire fummo catapultate su speed boat e idrovolanti in direzione Nord, verso l’atollo di Noonu, fino a raggiungere il tanto nominato Soneva Jani. Approdammo su un set cinematografico, quasi come piombate in un mondo di castelli sospesi sull’acqua. Era tutto così strano e surreale che non potevo smettere di osservare quella nuova realtà. Entrammo nella nostra dimora e vidi una piscina che si affacciava direttamente sul mare, un lungo scivolo, delle reti trasparenti con sotto l’acqua dell’Oceano, un soggiorno infinito, una cucina spettacolare, la palestra, sauna e centro benessere interni e quattro camere da capogiro. Tutto era arredato con un design fine e ricercato, completamente eco friendly, in legno e materiali riciclati. Trovai subito un tappetino da yoga, tolsi il flauto e l’ukulele dalle loro cover e li adagiai sul letto. Non sapevo quando, ma li avrei onorati. Girammo immagini tutto il giorno senza sosta, dentro e fuori dalla villa e dall’acqua. Senza quasi il tempo di capire dove fossimo e cosa stessimo facendo arrivò il momento che preferii: il rosso tramonto che si specchiava sull’acqua cristallina. Non potei non ringraziarlo, non potei non suonare il mio flauto e gioire di quel dono finalmente, dopo aver vissuto quella giornata correndo senza sosta. Finalmente potevo godermi quel luogo. Finalmente eravamo solo io e la musica, di fronte al mare e al sole che se ne stava andando.
Suonai. E mentre mi lasciavo trasportare dalla melodia, alcune Donnavventura uscirono fuori ad ascoltare. Valentina mi ringraziò. Felicitas mi sorrise dolcemente. Alessia a tratti chiudeva gli occhi, come rapita dal suono, che si fondeva con quello delle onde del mare.

L’indomani mattina lasciammo quella fiaba e salimmo a bordo dell’ennesima barca, stavolta verso l’atollo di Baa, direzione Soneva Fushi.
Arrivammo presso il resort e lo scenario che apparve, fu ancora diverso da quelli precedenti. Eravamo avvolte da una fitta foresta tropicale, ricca di palme e verde vegetazione. C’erano pipistrelli giganteschi che sfrecciavano sopra le nostre teste e lucertole che attraversavano le vie della giungla.

Era giunto ancora una volta il momento di cambiare, ma questa volta avremmo conosciuto una realtà unica presso l’isola di Magoodhoo.
Nel viaggio in barca mi avvolse una forte sensazione.
Sentivo l’Oceano molto vicino a me. Vivo e infinito. Blu, turchese, giada. Trasparente, brillante, ricco. Sentivo la sua sofferenza, il suo grido di aiuto nei confronti di un grande mutamento.
Infine approdammo al MaRHE Center dell’Università degli studi di Milano Bicocca. Il tempio degli eroi dell’Oceano, guerrieri di evoluzione e tecnologia, giovani ricercatori biologi marini impegnati anima e corpo nella missione sul trapianto e ripristino della scogliera corallina dopo il fenomeno del bleaching causato dal global warming.

Appassionante ed emozionante, l’arcipelago delle Maldive mi ha insegnato la vastità del mondo marino e la gioia vera, quella che si trova solo nelle cose più semplici.