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Ecco la guida all’estate di Roberto Giacobbo

Il 21 giugno è vicino e il giornalista da poco passato a Mediaset scrive per Sorrisi una guida per conoscere tutto dell’estate

Foto: Roberto Giacobbo nella prossima stagione sarà un volto di Rete 4 e Focus

14 Giugno 2018 | 18:09 di Roberto Giacobbo

Il 21 giugno finalmente arriva la stagione delle giornate all’aperto, delle meritate vacanze e dei bagni al mare. Ma siete sicuri di sapere tutto della stagione più attesa? Mettetevi alla prova.

Perché la chiamiamo così?

Estate deriva dal latino «aestas», «calore bruciante», ma anche una parola greca ha certamente contribuito all’attuale termine: «aìthos» che significa calore.

Ma è estate ovunque?

La domanda sembra banale, ma la risposta non è scontata. Quando è estate da noi lo è anche dall’altra parte del mondo, per esempio in Australia? Sì, anzi no. Il punto è che esistono due estati, quella astronomica e quella meteorologica. Le stagioni astronomiche durano tutte tre mesi ciascuna e vivono nell’intervallo tra un equinozio e un solstizio. Sono indipendenti dalla latitudine e dalla collocazione geografica. L’estate meteorologica invece tiene conto delle condizioni ambientali e climatiche che si succedono nel corso dell’anno. Nelle zone temperate si distinguono quindi quattro stagioni che spesso coincidono con quelle astronomiche anche se le durate variano in base alla latitudine.
In Australia, per esempio, l’estate meteorologica è quella che va da dicembre a febbraio mentre l’inverno australiano è da giugno ad agosto. Quindi il nostro Ferragosto in Australia cade in pieno inverno, mentre da quelle parti Natale si celebra d’estate.

La scoperta del sole

Era il 1930 quando per la prima volta vennero dimostrate le proprietà benefiche del sole sul corpo umano. Meno di un secolo fa si consigliava (imprudentemente) di abbronzarsi molto e di indossare un abbigliamento che lasciasse il corpo sempre più esposto. A quel tempo un costume intero, che oggi ci farebbe sorridere, era considerato realmente molto audace. Fino a quando negli Anni 40 comparvero i primi due pezzi. Non una vera innovazione, a dire il vero: il «due pezzi» esisteva già nell’Antica Roma, come dimostrano i celebri mosaici della Villa del Casale, la grande residenza del IV secolo d.C. a Piazza Armerina, in Sicilia. Ma testimonianze dell’esistenza del due pezzi si possono trovare anche nella Grecia nel 1400 a.C., anche se in tutti questi casi l’utilizzo dell’indumento non era legato alla tintarella ma all’attività sportiva.
Oggi sappiamo che il sole sulla pelle fa bene ma può diventare assai pericoloso: va gestito con grandissima attenzione e utilizzando creme e protezioni ad alto filtro. L’evoluzione della scienza significa anche questo...

Perché andiamo «in villeggiatura»?

Una delle spiegazioni ci arriva dall’antica Roma, dove per fuggire dal caos cittadino del tempo le persone più facoltose si andavano a rifugiare nei dintorni dell’Urbe. Le mete preferite erano i colli Albani, l’odierna Castel Gandolfo e altri. Qui, fuori dalla cinta muraria, sorgevano le ville che potevano dare ristoro e piacere ai loro frequentatori. Nel tempo le prime ville rustiche si trasformarono in veri e propri luoghi dedicati al riposo. L’«otium», il dolce far nulla, per i Romani era una cosa importante e doveva rispondere a dei criteri ben definiti, non ultimi quelli legati alla bellezza dei luoghi e alla purezza dell’aria. Questi soggiorni in villa hanno dato origine al termine che poi per secoli ha ricordato i piacevoli momenti del riposo: la villeggiatura, appunto.

L’invenzione del fresco

Spesso nei giorni più torridi dell’estate benediciamo il fatto di avere un condizionatore d’aria. Ma dobbiamo ritenerci fortunati ad appartenere alle ultime generazioni, perché un vero e proprio condizionamento dell’aria fu messo a punto nel 1886 dall’americano, Lewis Latimer, straordinario inventore (oltre che pittore e musicista) al quale si devono anche l’introduzione della toilette sui treni e lo sviluppo (con Thomas Edison) della lampadina elettrica. Un condizionatore che si avvicini per efficienza a quelli attuali arriverà solo nel 1911 grazie all’ingegno del suo connazionale Willis Carrier.

Ci fa essere più amichevoli

Secondo alcuni recenti studi la maggiore esposizione alla luce nel corso dell’estate aiuterebbe una migliore qualità della vita, faciliterebbe il sonno e quindi renderebbe più energici durante il giorno, migliorerebbe il ritmo cardiaco e la circolazione,  risveglierebbe il desiderio grazie a un incremento di vitamina D, che tra l’altro rafforza anche le ossa. Non solo: secondo una ricerca del Georgetown University Medical Center di Washington aumenterebbe anche le difese immunitarie. L’abbronzatura, poi, ci darebbe la sensazione di essere più forti anche psicologicamente. Verrebbe favorita la memoria e la serenità nei rapporti con le persone. Insomma, la luce migliora la vita: benvenuta estate!

L’anno in cui la aspettarono invano

A volte l’estate meteorologica può «saltare un giro». Nel 1816 in Europa settentrionale, Canada e Stati Uniti l’estate non arrivò, anche a causa della tremenda eruzione del vulcano Tambora, e i raccolti non maturarono. Chiamato «l’anno della povertà», rappresentò un momento spaventoso per la sopravvivenza dell’Occidente. Una situazione simile si verificò nel 1258, quando si arrivò a una carestia che uccise un terzo di tutta la popolazione di Londra.