Home TvNews e AnticipazioniFabrizio Frizzi, l’intervista integrale: «Dopo la grande paura ricomincio a vivere»

Fabrizio Frizzi, l’intervista integrale: «Dopo la grande paura ricomincio a vivere»

Il conduttore racconta per la prima volta il suo difficile momento: «Sto combattendo una battaglia dura. Ma ho la forza di un leone e di certo non mi arrenderò»

25 Gennaio 2018 | 14:48 di Stefania Zizzari

Negli studi Dear a Roma Fabrizio Frizzi ha appena terminato di condurre una puntata de «L’eredità». Scherza con i concorrenti, saluta il pubblico, chiacchiera con la squadra tecnica e con gli autori, si lascia togliere il microfono, esce dallo Studio 4 e si dirige lungo il corridoio verso il suo camerino. Si siede su una sedia di pelle nera e finalmente si rilassa davanti a un caffè. È il solito Fabrizio che tutti amiamo.

Ma quando quella luce rossa della telecamera si spegne, il suo inconfondibile sorriso si attenua appena. E nello sguardo compare un velo di smarrimento. È quasi impercettibile, ma c’è. Per la prima volta dopo il malore che l’ha colpito il 23 ottobre Frizzi si racconta. Lo fa solo con Sorrisi, rispettando una tradizione ormai consolidata che lo vede protagonista di una lunga intervista  a ogni compleanno «tondo».

L'intervista integrale a Fabrizio Frizzi

Fabrizio, il 5 febbraio è una data importante: compi 60 anni.
«Già. Un’età di quelle che sono già un bel punto di arrivo nella vita. Anche se poi non è che uno si debba fermare per forza…» (ride).

Questa intervista rispetta una tradizione importante.
«Sì, mantengo questa vecchia tradizione: festeggiare gli anni con lo zero assieme a Sorrisi, che è da sempre il giornale della mia famiglia».

Dopo i 40 e i 50, adesso tocca ai 60. Sulla copertina di Sorrisi.
«E speriamo di festeggiarli ancora! Senza porsi grandi limiti, ma… almeno un’altra volta» (ride).

Com’è il Fabrizio sessantenne?
«Un po’ malridotto».

A vederti non si direbbe.
«Ho dei bravi “restauratori”».

L’uomo che hai davanti allo specchio ti piace?
«Con il tempo e con le esperienze recenti ho elaborato un concetto di semplicità nell’affrontare la vita. Che ho sempre avuto, ma che nel tempo si è fortificato. Amo le cose essenziali: vivere i momenti con la mia famiglia e con i miei amici. E  riesco ancora a fare con grande passione il mio lavoro. Una passione che grazie a Dio comporta anche dei risultati straordinari. Per fortuna ancora teniamo botta. E questo è un compleanno speciale».

Come mai?
«Ce lo godiamo ancora di più, anche in virtù di quello che è successo lo scorso ottobre. Perché le grandi paure rendono tutte le cose più importanti. Anche se io ho sempre avuto la gioia di vivere e di godere della vita momento per momento, l’esperienza brutta che ho dovuto affrontare non ha fatto altro che confermare quello che già sapevo. La vita va goduta, perché non sai mai quello che succede domani».

Andiamo a quel 23 ottobre?
«Mi è precipitata la vita. Su questo non c’è dubbio. Sono stato capace, grazie a bravissimi medici e a una famiglia favolosa al fianco, di rimettermi in piedi e anche di tornare a lavorare. Ma sto lavorando all’interno di una terapia. Io sto combattendo e purtroppo la battaglia non è finita. Anche se sono fortunato: posso stare in piedi, posso parlare, posso fare il mio lavoro e riuscire persino a farlo bene».

In studio, al timone di «L’eredità» sembri perfettamente in forma.
«Perché io là mi trasformo, ma non sono sempre così. Di quel 23 ottobre ne parlerò nel dettaglio quando e se, perché purtroppo il se bisogna mettercelo, riuscirò a vincere questa battaglia, che è una battaglia inaspettata ma è capitata e tocca combatterla. In fondo posso dire che è stato un giorno fortunato, perché quello che mi è successo è successo davanti a tante persone. Se fosse accaduto quando ero da solo non so come sarebbe andata a finire. E poi da lì si è manifestata una situazione di salute seria e ho potuto cominciare a combattere. Se guarirò, racconterò tutto nei dettagli, perché diventerò con piacere testimonial della ricerca».

Lo sei sempre stato...
«Sia con Telethon (per le malattie genetiche rare, ndr) sia con l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro). Per il piacere di aiutare la ricerca. Diciamo che ora è la ricerca che sta aiutando me. E speriamo che questo scambio possa continuare ancora per molto tempo» (ride).

Sei stato inondato di affetto.
«Sì. C’è stato il risvolto positivo come succede sempre, anche nelle cose più brutte. È stato l’affetto straordinario che ho ricevuto da parte di tantissime persone, anche da quelle che non conosco. E anche da personaggi famosi che non mi sarei mai aspettato si disturbassero a mandarmi messaggi. Mi ha fatto piacere, mi ha sorpreso ed emozionato tantissimo. Vuol dire che umanamente ho seminato bene e ne sono orgoglioso».

Quanti messaggi hai ricevuto?
«Solo sul telefonino quasi 2.000. Ho risposto a poco più della metà. Piano piano sto continuando. Anche mandare una risposta dopo mesi è comunque una forma di rispetto che non voglio far mancare: provo a rispondere a tutti».

Chi ti ha scritto?
«Vorrei non citare nessuno per riservatezza e per non fare torti, ma sono arrivati messaggi da tutto il mondo: dovunque sia andato evidentemente ho lasciato bei ricordi, ed è una cosa bellissima. Non mi ha fatto soltanto piacere, mi ha dato forza. Moltissima forza».

Da ragazzo come ti immaginavi a 60 anni?
«Quando ero bambino non mi immaginavo a 60 anni e tuttora mi fa impressione arrivare a questa età così... adulta. Sembra ieri che avevo 20 anni, la vita mi è proprio volata. Certamente non si è più giovani. Anche se poi lo spirito è sempre quello. Grazie a Dio da quel punto di vista non sono invecchiato di una virgola. E 60 anni possono anche essere un nuovo punto di partenza: io spero che lo siano. Spero di essere capace, combattendo, di riuscire a vincere e di avere ancora un bel po’ di futuro davanti».

Come festeggerai il compleanno?
«Con gioia ma anche con circospezione. Guardo i giorni e me li conquisto uno per uno, cercando di tenere sempre alto il morale. Io qualche dubbio ce l’ho… è umano averne. Bisogna essere forti, e io lo sono. Combatto come un leone con l’entusiasmo e l’energia che ho sempre avuto nell’affrontare le cose della vita. E ora lo faccio per la mia famiglia, per la mia bambina, perché queste sono le cose che poi aiutano a vincere le battaglie importanti».

Hai raggiunto i traguardi che ti eri prefissato entro i 60 anni?
«Nutrivo delle speranze e più o meno ho fatto tutto. Le cose più importanti sono quelle della vita privata e io mi sono sposato, sono riuscito ad avere Stella, una figlia meravigliosa che, sembra una frase fatta ma è proprio così, è la gioia dei miei occhi perché il tempo che passo con lei è oro puro. Sono già felice così e grato alla vita per quello che mi ha dato».

E dal punto di vista professionale?
«Sono contentissimo così. Ho fatto tutto tranne il Festival di Sanremo, ma non mi dispiace. Mi mancava quando ero più giovane, quando negli Anni 90 ero esploso con “Scommettiamo che?”, lì pensavo di meritarmelo. Dopo di che sono passati gli anni. Si può fare, si fa con gioia, ma io non ho più la smania di farlo. Lo vedrò con grande piacere da casa. Sarò un tifoso del Festival di Claudio Baglioni. Sarà il primo programma che vedrò dopo aver compiuto 60 anni».

Tu e Claudio siete amici?
«Sì, ma prima di essere suo amico sono un fan, un ascoltatore appassionato delle sue canzoni, mi emozionano tanto. Claudio Baglioni è una persona meravigliosa umanamente. E anche un grande sportivo: se lo sfidi a nuoto è impossibile vincere. Spero che possa prima di tutto divertirsi e fare un bel Festival, un’esperienza che ha tutto il diritto di vivere con leggerezza, senza il pensiero degli ascolti».

Ti piacerebbe andarlo a trovare sul palco dell’Ariston?
«No. In questa fase della mia vita mi concedo di fare “L’eredità” perché è un lusso terapeutico, mi fa stare bene, mi tira su l’umore e mi fa dare il meglio di me senza stancarmi neanche troppo. Ma in questo periodo non potrei fare altro. Sto ringraziando, ma rinvio qualunque impegno mi chiedano di prendere. Ho solo fatto una puntata di Telethon perché è ricerca, è vita, e non volevo mancare. E poi sono andato da Carlo Conti a “Ieri e oggi” perché mi ha detto: ti va di venire a ricordare un po’ di televisione dei tempi andati insieme con Antonella Clerici? E allora, siccome siamo “tre fratelli televisivi”, sono andato. Ma lì ero in una situazione protetta».

Cosa intendi?
«Io non sono ancora in grado di andare in giro senza essere “restaurato” e quindi con molta umiltà me ne sto a casa, sto con la famiglia e combatto la battaglia quotidiana. Poi durante la settimana per tre o quattro giorni vengo a fare “L’eredità”, mi “restaurano”, c’è tutto il tempo di farlo, e ho la protezione che mi garantisce la squadra del programma. Non che mi vergogni a farmi vedere con i segni dovuti alle terapie che ho fatto, però preferisco per ora starmene un po’ protetto, perché bisogna ricominciare a esporsi quando si sta bene. Quindi del Festival se ne parlerà, se il Signore vorrà, più in là».

Che emozione è stata tornare davanti alle telecamere al timone de «L’eredità»?
«Fortissima. Ma è stata ancora più forte quella che ho provato a metà novembre. Ero di nuovo in piedi da circa 20 giorni e i medici mi avevano detto che potevo riprendere a fare una vita quasi normale. Per prima cosa sono voluto tornare qui agli studi della Dear per ringraziare chi mi aveva aiutato quella sera a essere subito curato. È stata proprio una sorpresa: nessuno se l’aspettava di vedermi entrare in studio. C’era Carlo che stava registrando: è stato un momento di commozione che non dimenticherò mai».

Carlo Conti ti è stato molto vicino in questo periodo.
«Tutti, in Rai, sono stati carini con me. Il direttore generale Mario Orfeo me lo sono ritrovato al Pronto soccorso, e poi anche Angelo Teodoli, il direttore di Raiuno. Carlo mi è stato sempre vicino. E non ha esitato a scendere in campo a “L’eredità”, dal momento che  non era neanche immaginabile che io potessi rientrare a breve. Mi ha detto: “Stai tranquillo, ti copro le spalle io, poi se potrai, rientrerai tu”. Solo un fratello fa una cosa del genere. Gli sono molto grato».

In certi momenti della vita ci si chiede se si hanno rimpianti o rimorsi.
«Rimpianti non ci sono, ma non c’erano neanche prima. Quello che potevo fare l’ho fatto, non avrei avuto neanche il tempo di fare altro. Mi sono impegnato tanto, ho vissuto intensamente tranne in questo periodo che mi sono preso un po’ di riposo. Anche se ne avrei fatto a meno... (ride). Sono felice della vita che ho vissuto. Di cose brutte o sbagliate ne ho avute, come tutti. L’importante è andare avanti, facendo tesoro degli errori e guardare indietro solo per le cose che ti danno gioia. Per il resto il passato è passato e per vivere bene il presente bisogna essere capaci di sfrondare un po’. Ecco, leggerezza è la parola d’ordine. Ultimamente per sdrammatizzare mi vengono le battute alla Raimondo Vianello, quelle di umorismo nero. Solo che chi mi sta intorno non apprezza. E rido solo io… Che ci posso fare? È il mio carattere: il sorriso esce fuori».

L’appuntamento ora è per i 70.
«E magari saremo ancora qui a “L’eredità”. Però in quel caso le foto le faremo con una bottiglia di spumante in mano. Per brindare alla vita».