Home TvNews e AnticipazioniGabriele Corsi: «Ormai è dura girare in incognito (e mi dispiace)»

Gabriele Corsi: «Ormai è dura girare in incognito (e mi dispiace)»

Famoso col Trio Medusa, conduce da «solista» anche altri programmi. In questo momento è in onda su tre canali diversi con «Boss in incognito», «#cartabianca», «Primo appuntamento» e «Take me out»

Foto: Gabriele Corsi è il conduttore di «Boss in incognito»

08 Marzo 2018 | 10:51 di Barbara Mosconi

Quando lo definiscono «un conduttore vecchia maniera» lui è contento: «È il complimento più bello che possano farmi». Lui è Gabriele Corsi, vecchio non proprio, avendo compiuto 46 anni la scorsa estate, ma sui sentieri dello spettacolo ci si è messo appena finito il liceo, quando decise di diventare attore. Solista o con il Trio Medusa ha quindi fatto tv, fiction e pure cinema. L’ultimo suo programma è «Boss in incognito», il docu-reality registrato dentro grandi aziende italiane. Per promuoverlo a dovere si è presentato lui stesso in incognito (travestito da finto grafico) nella redazione di Sorrisi, anche se nel programma di Raidue, in realtà, Corsi è conduttore e voce narrante.

«Diventerei boss di... TV Sorrisi e Canzoni!»

Il tuo compito è narrare le gesta dei «boss in incognito».  
«Aggiungo: orgogliosamente».

Perché l’aggiunta?
«Perché è un’edizione particolarmente legata al lavoro inteso come impegno e riscatto. Sono sempre stato fan del programma e ora lo vedo dall’interno».

E cosa vedi da dentro?
«Da spettatore mi ero chiesto: “Ma come fanno i boss a non farsi riconoscere?”. Succede. I truccatori sono bravissimi. Una delle nuove puntate è dedicata al parco di Cinecittà World, il direttore è un mio amico, lo conosco da anni, ma quando l’ho visto non l’ho riconosciuto neanche io!». 

Perché un «boss» decide di entrare in incognito nella sua azienda?
«La maggior parte dei boss stanno nei loro uffici e non conoscono la realtà e la vita dei dipendenti. Quando il boss di un’azienda di smaltimento rifiuti si è dovuto svegliare per una settimana alle due del mattino, ho pensato: “Questo non ce la fa ad arrivare alla fine”».

Cosa hai imparato sul mondo del lavoro?
«Che l’operaio non vuole la cassa integrazione o l’ammortizzatore sociale, il contentino o l’elemosina. Vuole lavorare».

È distante dal mondo dello spettacolo il mondo del lavoro che hai esplorato?
«Moltissimo. Il mondo dello spettacolo si prende tanto sul serio, ma facciamo un lavoro che è anche un divertimento. Se, invece, non ci fosse qualcuno che pulisce le strade, che produce i beni, che trasporta le merci, il Paese non andrebbe avanti».

Diventeresti «boss» di...
«Tv Sorrisi e Canzoni! Scherzo... Non credo di avere l’indole del capo. Credo molto nella collegialità e nel confronto».

Il tuo «boss» per eccellenza?
«Mio padre. Da lui ho imparato un’etica del lavoro calvinista. È molto boss, sai che qualsiasi cosa accada puoi rivolgerti a lui».

Tu quando hai smesso di girare in incognito?
«Anni fa. Non scorderò mai quella volta che per “Le iene” mi presentai in un ospedale per un servizio sulla malasanità, mi riconobbero e mi chiusero in una stanza. C’è stato un periodo che ovunque andassi, pensavano fossi lì per un servizio».

Quanto ti dà fastidio e quanto ti gratifica l’essere riconoscibile?
«Non ci bado. Continuo a prendere la metropolitana e a parlare con tutti. Giorni fa un gruppo di ragazzi mi ha detto: “Sai che somigli al conduttore di Take me out?”. Ho risposto: “Ma dai, me lo dicono tutti”».

Se tornassi in incognito cosa ti piacerebbe fare (che ora non puoi più)?
«Un certo tipo di inchieste. Con “Le iene” abbiamo fatto servizi su camorra, ‘ndrangheta, Sacra corona unita. Chissà ora, con dei figli, se ne avrei il coraggio. A me piace moltissimo variare. Sono eclettico. O, forse, la parola giusta è: irresponsabile».