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Giancarlo Magalli, parla il conduttore de «I fatti vostri»

«Con Fabrizio Frizzi sono stato il primo conduttore» spiega con orgoglio: «Di 26 edizioni ne avrò condotte una dozzina, le ultime otto consecutive...»

05 Dicembre 2016 | 15:48 di Andrea Di Quarto

A «I fatti vostri» Giancarlo Magalli è una specie di istituzione: «Con Fabrizio Frizzi sono stato il primo conduttore» spiega con orgoglio: «Di 26 edizioni ne avrò condotte una dozzina, le ultime otto consecutive...».

Che fa, comincia a sentire un po’ di stanchezza?
«Un pochino sì, ma non per il programma in sé. È che prima lo alternavo con altre cose: a me piace cambiare».
Ultimamente, con le polemiche che l’hanno investita, non c’è stato modo d’annoiarsi.
«Polemiche sciocche. Mi hanno criticato perfino quando, durante un gioco telefonico, ho chiamato a casa di una persona defunta. Hanno parlato di “gaffe di Magalli”, ma che ci posso fare io se la signora era morta? Mica l’ho ammazzata io!».
Poi ha fatto arrabbiare i calabresi.
«Altra polemica assurda. Al telefono non ha risposto nessuno e io ho fatto una battuta: “Saranno andati a scippare le vecchiette”. Ma neppure me lo ricordavo che il paese in questione fosse in Calabria. Alcuni giornali sono stati molto scorretti, al punto che sto valutando se querelarli. E comunque mi è capitato di peggio».
Tipo?
«La gente a casa non sa che in studio le telefonate si sentono malissimo. Un giorno chiamò una signora e io le chiesi : “Come sta?”. Non capii la risposta, ma immaginai che fosse il consueto: “Bene, grazie”. Così continuai: “Sono contento, giochiamo”. Peccato che la signora avesse detto: “Non tanto bene, mio marito è morto da poco”».
Lei è stato anche un ottimo autore. Non le manca quell’attività?
«Sì, ma è un mestiere ormai estinto. Adesso si comprano format fatti all’estero e quelli che oggi si fanno chiamare autori in realtà sono dei traduttori».
Nel 1977 lei inventò «Non stop», che lanciò anche La Smorfia, il gruppo di Massimo Troisi.
«Mi dissero che a San Giorgio a Cremano, vicino Napoli, c’era questo trio (con Troisi ne facevano parte Lello Arena ed Enzo Decaro, ndr) e andai a vederlo. Facevano ridere, si chiamavano ancora I Saraceni. Proposi loro di cambiare nome e li ingaggiai come La Smorfia. In realtà in Rai censurarono loro così tanti pezzi (compresa la celebre “Annunciazione”) che vennero considerati blasfemi. Per loro scrissi anche due pezzi perché non avevano il repertorio sufficiente per sette puntate».
Come volto tv, invece, ha cominciato con una sostituzione malattia.
«Sì, presi il posto di Enrica Bonaccorti che aveva avuto un problema di salute. Gianni Boncompagni mi chiamò alle cinque del pomeriggio: “Enrica è in ospedale, domani vai in onda tu”. Non era il mio debutto assoluto, nel 1982 avevo già condotto “Illusione”, un varietà con Silvan e Donatella Rettore. Ebbi buone critiche, ma non successe nulla, non c’erano posti liberi. Quando presi il posto di Enrica, invece, nel 1987, Baudo, Corrado e Raffaella Carrà erano andati a Mediaset. Così m’hanno preso e sono diventato... una specie di soprammobile».
Mai stato tentato da Mediaset?
«Una volta, dopo che la Rai mi aveva fatto arrabbiare. Ci fu una trattativa, ma alla fine restai a casa. Credo di essere l’unico, insieme con Renzo Arbore, a non aver mai fatto una “vacanza” dall’altra parte».
Mai pensato alla pensione?
«Quando dicono che bisogna fare largo ai giovani penso che abbiano ragione, ma poi mi chiedo dove siano queste novità. Cattelan è bravo, ma oltre a lui chi c’è? Nel 1983 la Rai fece un megaprovino. Su migliaia di candidati emersero solo tre nomi: Chiambretti, Cecchi Paone e Fazio. Quattro anni fa l’hanno rifatto. Sa quanti ne hanno scelti? Zero. Francamente non credo che esista uno bravo che non abbia avuto la sua occasione perché io e Baudo occupavamo un posto in tv».
Un’ultima cosa: ha fatto pace con Adriana Volpe con la quale, un po’ di tempo fa, aveva litigato anche sui social?
«Civilmente ci ignoriamo. Ha dei difetti che a lungo andare mi danno fastidio. Non sono cose gravi, ma è come il marito che russa: all’inizio la moglie ride, dopo dieci anni non lo sopporta più».