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Lorenzo Baglioni, «Bella prof» è il nuovo programma su Sky

In onda dal 28 maggio, dal lunedì al venerdì alle 20.40, il nuovo edutainment propone un ripasso a tempo di musica e comicità

Foto: Lorenzo Baglioni  - Credit: © Gianluca Zati

28 Maggio 2018 | 12:17 di Giulia Ciavarelli

La comicità tagliente di Lorenzo Baglioni si intreccia con le note musicali: è questo il segreto di «Bella prof», il programma didattico che parte il 28 maggio su Sky Uno e andrà in onda alle ore 20.40 dal lunedì al venerdì. Dodici pillole scolastiche che approfondiscono argomenti spesso ostili agli alunni, già tema dell’album di debutto «Bella prof», pubblicato lo scorso 16 febbraio per Sony Music.

Quello dell'ex professore Baglioni è un vero e proprio ripasso di fine anno a tempo di musica, che riprende lo stile del "pop didattico" de «Il congiuntivo», brano presentato a Sanremo e tra i videoclip ufficiali più popolari del festival con oltre 7 milioni e mezzo di visualizzazioni sul web.

Gioca con ironia portando avanti intenti didattici ben precisi: ecco quello che ci ha raccontato Lorenzo.

Foto: La cover del singolo - Credit: © Facebook

«Bella prof» è un programma, un disco e uno spettacolo teatrale. Da dove arriva l’ispirazione per questo progetto?
«A scuola, perché ho insegnato matematica per due anni nelle scuole superiori. Durante questo periodo mi sono reso conto della presenza di un muro tra noi insegnanti e i ragazzi. L’unico modo per abbatterlo era la musica, un mezzo di comunicazione potente che, se unito alla comicità, poteva dare degli ottimi risultati. Volevo raccontare una scuola diversa».

E raccontarla ai ragazzi di oggi non è facile.
«Mi ricordo che gli alunni arrivavano a scuola ascoltando i rapper del momento, come Sfera Ebbasta. La trap stava diventando popolare in quegli anni, dietrp al progetto c'è un lavoro di studio dei nuovi generi musical».

Un esempio?
«C’è la canzone “Logaritmi”, dove ci siamo immaginati un featuring con un gruppo che abbiamo chiamato «Dark prof gang». Se bisogna capire i giovani, bisogna studiare il loro linguaggio».

Ogni canzone e tema del progetto sono accompagnati da un videoclip. Come mai questa scelta?
«Quando io e mio fratello, coautore del progetto, scriviamo una canzone lo facciamo pensando alla sua totalità ovvero alla musica e all’immagine. Ci piace
raccontarla musicalmente e farla poi vedere a chi fruisce della canzone. La nostra avventura iniziò quando caricammo due video su YouTube».

Come si struttura il programma?
«Sono dodici pillole della durata di pochi minuti dove verrà presentato l’argomento didattico della puntata. Poi venti secondi, il tempo di una storia Instagram, con i professori e gli esperti della materia affrontata, provenienti dal corpo docenti dell’Università di Firenze e dell’Accademia della Crusca».

E poi ci sono anche i compiti a casa.
«Al termine di ogni videoclip, ci sarà una rubrica targata TIM Young nella quale diamo un esercizio da fare sull’argomento. L’unica differenza è che non li correggeremo, ci fidiamo dei nostri ascoltatori!».

Raccontaci meglio i temi delle puntate.
«Toccano tanti argomenti, dalla matematica alla biologia e il latino. Si va così da "Le leggi di Keplero", raccontate con lo stile pop delle boy-band americane a "El Corazon", dove su melodie reggaeton viene descritto il funzionamento anatomico dell’organo cardiaco. Non mancano poi tracce dance legate alla grammatica italiana come "L‘apostrofo" o punk legate alla scienza come "La classificazione dei Silicati", fino a "Logaritmi" in perfetto stile trap».

È stato un bel ripasso anche per voi.
«Non sono un tuttologo, ma con lo studio e la curiosità si possono imparare tante cose. E lo abbiamo fatto anche con mio fratello, abbiamo studiato di nuovo i libri del liceo».

Ti sei pentito di aver lasciato l’insegnamento?
«In realtà no, perché questo è quello che voglio fare. Ho saziato la mia voglia di didattica, sposando un progetto che abbraccia da una parte la didattica e dall’altra la musica, l’arte e la recitazione».

Qual è il principale intento del programma?
«È una provocazione nei confronti della didattica “classica”, non credo che il metodo che sto proponendo sia il migliore. L’unico messaggio che vorrei lanciare è che una didattica differente può esistere. Poi ognuno deve trovare la sua, quella che ritiene migliore per lui e per i ragazzi che ha davanti».

Come sarà la tua estate?
«Con mio fratello stiamo lavorando a delle idee per il nuovo disco, ma non sappiamo dove questo ci porterà. Continueremo con lo spettacolo teatrale di "Bella prof", faremo alcune tappe nelle piazza ma nei teatri riprenderemo a settembre…come la scuola».