Home TvNews e AnticipazioniLoretta Goggi non si ferma mai tra film, fiction e «Tale e quale show»

Loretta Goggi non si ferma mai tra film, fiction e «Tale e quale show»

A settembre comincerà a girare la nuova commedia per il cinema di Michela Andreozzi e poi ancora un altro film con Ambra Angiolini, Claudia Gerini e Micaela Ramazzotti, passando però prima per la giuria del talent di Carlo Conti, dove è ormai una presenza insostituibile

Foto: Loretta Goggi. Terminate le riprese di una nuova serie partirà per Madrid

28 Giugno 2018 | 14:05 di Stefania Zizzari

Loretta Goggi è in forma smagliante. Radiosa, addirittura. È appena rientrata dalla Spagna dopo qualche giorno di vacanza, e fra poco ci tornerà. «Amo quel Paese, mi ci trovo sempre bene. Prima però, tra fine giugno e luglio, sarò sul set della nuova serie di Cinzia TH Torrini, tra Firenze e Roma» spiega. «Ci sono Sergio Castellitto e Irene Ferri, e il mio ruolo è in realtà un cameo, ma sono felice di lavorare di nuovo con Cinzia dopo “Un’altra vita” e “Sorelle”: ormai sono una specie di mascotte nei suoi lavori».

A settembre Loretta comincerà a girare la nuova commedia per il cinema di Michela Andreozzi e poi ancora un altro film con Ambra Angiolini, Claudia Gerini e Micaela Ramazzotti,  sempre per il cinema. Passando però prima per la giuria di «Tale e quale show», dove è ormai una presenza insostituibile. Davanti a un aperitivo alla frutta e stuzzichini al salmone («I fritti li mangi lei, io preferisco di no» dice ridendo), Loretta snocciola ricordi a modo suo, tra una risata, un’emozione e una riflessione più seria.

Loretta, lei è la donna dei primati, lo sa?
«Basta che non intenda primati nel senso di primate… (ride)».

Certo che no. Intendo proprio veri primati nel mondo dello spettacolo. Come per esempio il fatto che lei cominciò a frequentare questo mondo da giovanissima…
«Avevo 10 anni. Ero una “bambina prodigio”, allora si chiamavano così. Ma di prodigioso forse c’è solo il fatto che fossi l’unica presente sul mercato. Però sono rimasta nel tempo, questo sì».

Come ha cominciato?
«Il primo contratto firmato dai miei genitori in Rai fu nel 1961 per lo sceneggiato “Sotto processo”. Facevo Doris, la testimone chiave in un processo a mio padre, interpretato da Alberto Lupo, che aveva aggredito l’amante della moglie, che era Armando Francioli. Mia mamma era Ilaria Occhini. Mi avevano spiegato che nei film era tutto finto: morti e feriti non erano veri. Ma quella volta la pistola di scena che utilizzava Alberto Lupo era stata caricata male e invece di esplodere e fare solo rumore, partì qualcosa che si andò a conficcare nel collo di Armando Francioli. Lui si accasciò per terra, vidi del sangue perché era stato colpito sul serio e non si rialzava. Alberto Lupo gridava: “Non sono un assassino, non sono un assassino!”. Io ho cominciato a piangere, ero spaventatissima. Poi per fortuna non era successo niente di grave, Francioli si riprese e il regista Anton Giulio Majano disse: “Ok, andiamo avanti, facciamo la scena nella quale tu devi suonare il pianoforte”. Ma ero spaventata e non volevo continuare: ero in preda a un attacco isterico. A quel punto Ilaria Occhini mi diede uno schiaffo e riuscì a farmi riprendere il controllo. Ecco, questo fu il mio primo approccio col mondo dello spettacolo».

Traumatico…
«Già. E non le dico il provino...».

Racconti pure.
«Anton Giulio Majano, il regista, era stato un tenente colonnello della cavalleria, un uomo che incuteva un certo timore. Cercava una bambina che non avesse mai recitato prima. Il funzionario Rai che mi accompagnava mi chiese: “Hai mai recitato?”. Io risposi di sì, al saggio di quarta elementare. Lui si mise a ridere e disse: “Va bene, ma non lo dire al regista”. Toccò a me e dopo le prime domande generiche Majano mi chiese: “Hai mai recitato?”. E io: “Sì!”. Diventai tutta rossa e mi misi a piangere: il “rubinetto” è sempre stato un mio tratto distintivo. E lui: “Perché piangi?”. “Perché io ho fatto il saggio in quarta elementare ma mi avevano detto di non dirlo”. Il regista disse: “Voglio lei!”».

Nel 1981 è stata la prima showgirl ad arrivare sul podio dei vincitori come cantante.
«Un’emozione grandissima. Arrivai seconda a Sanremo con “Maledetta primavera”».

Perché andò al Festival?
«Non me lo chieda. Io sono sempre stata di una timidezza tremenda nel cantare. Mentre dietro le imitazioni e la recitazione c’è un’altra persona al posto mio, quando canto lo faccio con la mia voce e sono io che devo dare le mie emozioni perché la canzone prenda vita. Davvero non so perché ho detto di sì. Naturalmente non pensavo di arrivare in finale. Dopo l’esibizione misi il cappotto per andare a mangiare con il mio Giò (il futuro marito Gianni Brezza, ndr), tutto di nascosto perché non si sapeva ancora niente di noi due, i clandestini per antonomasia, ma Gianni Ravera mi vide nel corridoio e mi fermò: “No, lei deve stare qui, non può andare via”. Poi capii perché quando Claudio Cecchetto, che presentava, mi chiamò sul palco come seconda classificata dopo Alice».

Lei è stata la prima donna imitatrice della televisione italiana. Quali sono secondo lei le sue imitazioni più riuscite?
«Quelle di Ornella Vanoni, Patty Pravo e Mina. Forse Mina è quella a cui somiglio di più quando prendo l’atteggiamento del suo viso. Per la sua imitazione non ho mai utilizzato protesi, solo la plastilina per togliere le sopracciglia».

E quelle che le hanno dato più filo da torcere?
«Giulietta Masina: aveva una voce roca da fumatrice. Un’altra voce difficile è quella di Claudia Mori. Col trucco ero somigliante ma la voce di Claudia è squillante e leggermente velata».

È stata la prima donna a condurre un quiz televisivo.
«Già. Con “Loretta Goggi in quiz” per due anni, dall’83 all’85. Emmanuele Milano, allora direttore di Raiuno, mi chiese perché me ne fossi andata via dalla Rai per lavorare a Canale 5. Gli dissi che secondo me in Rai la figura femminile era decorativa, mentre io mi sentivo in grado di fare di più: ballavo, recitavo, cantavo, imitavo... Lui mi disse: “Ho un’idea per farla tornare da noi”. E mi suggerì un quiz sul mondo dello spettacolo, nel quale avrei potuto avere anche spazi artistici: il mio ruolo non sarebbe stato solo quello di presentatrice. Fu un successo. Ricordo che la mattina Emilio Fede si affacciava dalle finestre del primo piano agli studi Fiera di Milano, dove aveva fatto “Test”, e diceva: “Hai battuto di nuovo Mike... Brava!”».

Nel 1986 fu la prima donna a condurre il Festival di Sanremo
«Gianni Ravera e Pippo Baudo vennero a casa mia e di Gianni a proporci Sanremo. Presentava Pippo e voleva me come partner. Io gli dissi: “Se devo fare la valletta non vengo”. E lui mi tranquillizzò. Cominciammo in segreto a fare i servizi fotografici insieme per i giornali, finché un giorno Pippo disse: “Io Sanremo non lo faccio perché mi sposo con Katia. Tu sei in grado di farlo da sola”. E così fu. È stato molto faticoso perché io non volevo cartelline né gobbo: studiavo tutto. Ma la soddisfazione degli ascolti fu enorme. Perché va bene i primati, ma se poi questi primati diventano dei record è ancora più gratificante, no? A proposito, forse tra i primati inserirei quello della donna che ha detto più “no” a proposte di lavoro».

Davvero?
«Sì. Di alcuni mi sono pentita, come quello che dissi allo sceneggiato “Michele Strogoff” nel 1975. Quello a “Serata d’onore”, che rifiutai perché stavo facendo “Loretta Goggi in quiz”. Mi sono pentita di aver rifiutato la conduzione di Sanremo dopo il successo dell’86. E mi è dispiaciuto di non aver accettato la proposta di collaborazione che Bibi Ballandi fece a me e a Gianni per una serie di progetti. Tanti altri “no” invece sono contenta di averli detti».

E invece il «sì» più importante?
«L’ho detto al mio matrimonio con Gianni. L’ho proprio urlato: un “sììì” infinito. Il più bello della mia vita».