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Marcella Bella, una serata per Mogol su Rete 4

La cantante siciliana celebra il leggendario autore di testi con un show in prima serata

Foto: Anna Tatangelo e Marcella Bella

13 Marzo 2016 | 13:15 di Paolo Fiorelli

«Lui mi voleva sexy, ma io mi vergognavo. Metti il reggicalze, metti la gonna con lo spacco, e io no no no, quante discussioni. Però quando scriveva i testi era insuperabile. Un grande poeta, punto e basta». Non è il ritratto che ti aspetti, quello che Marcella Bella traccia di Mogol, il paroliere che ha accompagnato tutta la sua carriera e che ancora oggi regala successi ai più grandi artisti (l’ultimo, solo pochi mesi fa, a Eros Ramazzotti).

A Mogol Marcella ha dedicato il concerto-evento «Una serata Bella... per te, Mogol!»: lo vedremo domenica 13 su Rete 4 alle 21.15. «Il nostro rapporto è sempre stato frizzantino. Lui voleva sempre aver ragione, e infatti di solito ce l’aveva, ma anche io non le mandavo a dire. E così si discuteva. Del resto io litigavo anche con mio fratello Gianni».

Davvero?
«Il giorno che mi ha fatto sentire “Montagne verdi”, il mio primo grande successo, gli ho detto: “Ma questa è una canzone da bambini”. Portalo allo Zecchino d’Oro il coniglio dal muso nero!”. Lui ha ripreso la sua chitarra e non mi ha rivolto la parola per due giorni. Poi mi ha convinto, per fortuna».

Era il 1972. Ma è vero che agli esordi ha avuto problemi perché era «troppo siciliana»?
«Sì, avevo un accento catanese molto forte. Se le dico chi ha risolto il problema non ci crede». Me lo dica. «Mike Bongiorno». Non ci credo. «E invece sì. Allora faceva delle serate in Sicilia con i cantanti locali e io mi presentai sul palco. Avevo 14 anni. E lui mi disse: “Bambina, sei brava ma se vuoi avere successo devi tirare fuori la erre, eh!”. Allora sono andata a lezione di dizione da un regista del Teatro Stabile di Catania, che era milanese. Problema risolto».

Una carriera precoce, la sua.
«Prima ancora avevo anche falsificato la mia età pur di partecipare al Festival di Ariccia organizzato da Teddy Reno e Rita Pavone. Il limite era di 15 anni e io ne avevo 13. Vinsi le selezioni catanesi ma poi mi squalificarono».

Lei ha vinto anche, e per ben due volte, «Vota la voce», la storica manifestazione musicale di Sorrisi.
«Sì, e poi finivo regolarmente sulla vostra copertina. Chissà perché, sempre in costume da bagno».

Per la bellezza, no?
«Saranno stati i capelli crespi: mi chiamavano “Cespuglio”. All’epoca erano il massimo della moda. Una volta avete fatto un sondaggio chiedendo ai lettori di votare la loro “fidanzata ideale” e ho vinto anche quello».

Forse c’entra anche «Nell’aria», il suo successo sexy del 1983.
«Altro regalo di Mogol e altra discussione. A me il testo sembrava troppo esplicito, mi vergognavo, ma non c’è stato verso di cambiare una parola. Con lui è sempre prendere o lasciare».

Come nascevano le vostre canzoni?
«Mio fratello Gianni gli portava la musica. Mogol magari diceva: “Accompagnami che devo andare alla posta”, ascoltava l’audiocassetta in auto, e lì per lì componeva il testo. Così, di getto».

Testi graffianti, quelli che Mogol scriveva per lei.
«Pure troppo. E in anticipo sui tempi. Penso a “Nel mio cielo puro” (“Il sesso è una passione / Che a volte mi travolge e a volte mi fa male / Se tu vuoi approfittarne fallo pure / Ma ricordati / Ancora non ti ho fatto entrare / nel mio cielo puro”, ndr). Del resto io ho cantato spesso testi forti, anche di altri autori. Quando nel 2005 ho portato a Sanremo “Uomo bastardo” ho fatto scalpore. A una donna si possono dire le parolacce, a un uomo no... Però ho aperto la strada. Infatti sei anni dopo Anna Tatangelo cantava “Bastardo” anche lei (ride)».

Si definirebbe una femminista?
«Sì certo, ma mai contro gli uomini. Non sono tipa da cartelli e cortei. Però penso di aver aiutato a svecchiare una certa immagine delle donne nella canzone italiana, questo sì».

Come è nata l’idea della serata per Mogol?
«Tutto è partito da “Una serata Bella... per te, Gianni!”, il concerto-evento che avevo dedicato a mio fratello un anno fa, assieme ad artisti come Loredana Berté, Mario Biondi, Umberto Tozzi, Annalisa. Il successo e il calore del pubblico è stato tale che abbiamo pensato di rinnovare l’esperienza. E non ci fermeremo qui: sto già lavorando a una serata dedicata a Giancarlo Bigazzi, un altro grande paroliere, oltre che musicista».

Quali canzoni ha scelto pescando nello sterminato repertorio di Mogol?
«Io e gli altri artisti ce le siamo un po’ litigate, ma ho tenuto per me classici come “Emozioni”, “Fiori rosa fiori di pesco” e “Insieme”, che Mogol e Battisti avevano inizialmente composto per Mina. Il momento più emozionante è il duetto con Fausto Leali sulle note di “Io ho in mente te”».

Difficile riassumere Mogol in una serata.
«Difficile riassumerlo in una vita!».

Nella cornice del Teatro Dal Verme di Milano si ritrovano alcuni tra i più grandi artisti della musica italiana per celebrare l’arte e la poesia in musica di Mogol, autore delle più importanti canzoni della musica leggera italiana. Sul palco, con Marcella Bellla, Patty Pravo, Arisa, Anna Tatangelo, Bobby Solo, Fausto Leali, Andrea Mingardi, Bianca Atzei e i Dear Jack.

Alfonso Signorini presenta la serata con la collaborazione di Rosita Celentano. Ad accompagnare gli artisti sul palco, un’orchestra di 20 elementi diretti dal maestro Adriano Pennino.