Home TvNews e AnticipazioniMaurizio Costanzo: «Festeggio 80 anni e mi sento… da Dio»

Maurizio Costanzo: «Festeggio 80 anni e mi sento… da Dio»

Il «giornalista coi baffi» celebra il 28 agosto una ricorrenza speciale e anticipa a Sorrisi il suo nuovo, sorprendente ruolo cinematografico

Foto: Maurizio Costanzo ha iniziato appena maggiorenne come cronista del quotidianio «Paese Sera». Pochi anni dopo ha cominciato a collaborare con Sorrisi, intervistando, tra gli altri, Totò

27 Agosto 2018 | 17:50 di Antonella Silvestri

Cosa unisce Maurizio Costanzo a Robert Mitchum, George Burns, Morgan Freeman e persino ad Alanis Morissette e Whoopi Goldberg? Forse il «giornalista coi baffi» li ha intervistati almeno una volta nei suoi 60 anni di carriera? Non si tratta di questo: il «padre» del talk show della tv italiana è stato scelto, come le star di Hollywood citate, per interpretare il ruolo di... Dio al cinema, nel film «3+1 giorni per innamorarsi», una commedia romantica con venature fantasy. «Non ho niente a che fare con i grandi attori che hanno portato sulle scene Dio. Per me si tratta solo di un cammeo. Qualcuno lo interpreterà come un mio ritorno al cinema. E chi può dirlo?» scherza Costanzo. «Devo ammettere però che è stato divertente. È un regalo che mi sono fatto da solo in attesa del mio compleanno» racconta il giornalista a Sorrisi con la passione e l’entusiasmo di sempre.

Partiamo dal 28 agosto. Quel giorno raggiungerà un traguardo importante: compirà 80 anni…
«Già. Non è da tutti spegnere così tante candeline sulla torta».

Come festeggerà?
«Ho qualche remora. Non sono molto convinto di fare grandi festeggiamenti. Immagino un giorno da trascorrere con familiari e amici strettissimi. A una certa età non puoi che ringraziare chi ha permesso di farti vivere così a lungo. Mi sento un sopravvissuto...».

Sua moglie Maria De Filippi non le starà preparando una sorpresa?
«Non amo le sorprese ed è difficile anche organizzare qualcosa a mia insaputa. Detto questo, non ho idea di quello che potrebbe organizzare Maria, ma lei sa bene che non sono attratto dall’idea di una grande festa come quella che organizzai per i miei 60 anni. Fu una serata bellissima, in un posto incantevole in Toscana, con l’orchestra e con tantissimi invitati. Dopo quella festa ho deciso di non fare più niente per ricordare quanti anni compio. Vivo la mia vita giorno per giorno e sono contento per questo».

Da giovane come se li immaginava, i suoi 80 anni?
«Non ci pensavo. Ora mi stupisco di esserci arrivato e sono sorpreso dal fatto che a 80 anni faccio questo lavoro con la stessa passione che avevo a 20. Credo che sia questo il vero miracolo. Se il destino mi consente di continuare, l’età conta sempre meno».

È difficile, come diceva, che Maria riesca a farle sorprese. Ma qual è il regalo più bello che le abbia mai fatto?
«Sarò un romantico, ma per me il dono più bello che ho ricevuto dalla vita è di avere incontrato Maria e di essere rimasto con lei per 25 anni. Noi festeggiamo ogni giorno per la fortuna che entrambi abbiamo avuto. Dopo tanti anni le coppie scoppiano, l’amore scompare. Io e Maria siamo una sola forza e ci regaliamo energia a vicenda».

Torniamo al motivo centrale di questa conversazione. A quasi 80 anni diventa attore per interpretare Dio. Stavolta si è proprio superato…
«È una scena in quest’opera prima di una giovane regista, Benedetta Pontellini, con la sceneggiatura di Claudia Gatti. Ho accettato la parte per simpatia nei riguardi di un gruppo di ragazzi. È ottimo anche il cast. È stato bello ritrovarsi in un film con Myriam Catania, Marco Bonini, Francesco Montanari, Barbara Foria, Roberta Scardola, Valeria Fabrizi, Maria Grazia Cucinotta e tanti altri. Mi hanno contagiato tutti con il loro entusiasmo».

È risaputo che lei, per scelta, vive tutto il giorno «blindato» nel suo studio. Sarà stato costretto a lasciarlo per recarsi sul set?
«Ma di cosa parliamo? Io sul set? Nemmeno per idea. Abbiamo girato nel mio ufficio, che è diventato il set per le scene di cui ero protagonista».

Se suo figlio Saverio, regista e sceneggiatore affermato, volesse coinvolgerla in un progetto cinematografico, lei accetterebbe?
«La verità? Io lo farei ma so per certo che lui non me lo chiederebbe mai. Non sono il suo genere…».

Non è la prima volta che fa l’attore. Che ricordi ha delle sitcom «Orazio» e «Ovidio» in onda negli Anni 80?
«Quelli erano impegni professionali quindi fu un lavoraccio, invece qui è stato tutto un gioco, un divertimento».

Anni fa era onnipresente sul piccolo schermo. Tanti la consideravano il «Dio della tv».
«Ma quale Dio? Sono stato un... tubo catodico per moltissimi anni, quando i ritmi di lavoro erano impressionanti. Oggi respiro, ma ho sempre la mente in fermento. Ho trovato la dimensione giusta per chi come me fa un lavoro da tanti anni. Sono fortunato».

Ogni tanto punta l’indice su alcuni aspetti del piccolo schermo che non le piacciono. La critica più recente riguardava le trasparenze di Ria Antoniou a «Tiki Taka Russia», che lei considerava eccessive…
«Anche nella mia televisione la bellezza femminile ha avuto un ruolo importante, ma ho coinvolto le donne sempre in qualità di ospiti parlanti. Ho avuto nel mio salotto ragazze bellissime e appariscenti. Ma erano sempre ragazze che poteva capitare di incontrare per strada. Non credo che la Antoniou rappresenti la vita quotidiana della gente. La tv deve raccontare la realtà, fatta anche di belle donne e di gossip, ma senza arrivare agli eccessi. La mia, se qualcuno vuole criticarmi, era talvolta una tv di eccessi ma sempre e solo verbali».

Tra i programmi tv ripescati dal passato e quelli nuovi quale promuove?
«“La Corrida” e “Ora o mai più”».

E cosa manca?
«Il varietà. Il problema è che mancano i comici veri. E poi bisognerebbe investire sui nuovi autori, sulle nuove idee».

Quale trasmissione «riesumerebbe»?
«“Il musichiere”. Era un gioco fantastico del sabato sera. Ma non credo che si possa far rivivere, anche per  una questione legata ai diritti».

E per i più giovani cosa farebbe?
«I giovani scappano dalla cosiddetta “tv generalista”. Frequentano il web, usano Netflix. Non potrei inventarmi qualcosa per loro, perché so fin da principio che sbaglierei. Metterei semmai in piedi un format per i miei coetanei. Potrei chiamarlo “Ti ricordi?”».

Cosa guardano i suoi nipotini?
«Sono vittime dei cartoni, dei supereroi, dei personaggi magici ed eccessivi».

Quando siete insieme guardate solo film o anche programmi tv?
«Mi lascio coinvolgere dalla loro passione per i film fantasy. D’altronde non potrei far vedere loro un telegiornale. Si annoierebbero...».