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Intervista a Nicola Savino: «Ci vediamo tutti al Bar dello Sport»

Torna «Quelli che il calcio» e il conduttore racconta le sorprese della nuova ediziione

Foto: Nicola Savino e la Gialappa's Band  - Credit: © Olycom

11 Settembre 2015 | 17:18 di Barbara Mosconi

Per il terzo anno consecutivo Nicola Savino torna a condurre «Quelli che il calcio», dal 13 settembre su Raidue. E si accinge all’impresa stagionale con il solito piglio energico e il sorrisetto sotto (e sopra) gli immancabili baffi. Forse, però, è un po’ più rilassato rispetto a due anni fa, quando si ritrovò tra le mani l’ormai storica trasmissione lanciata nel 1993 da Fabio Fazio, un’alternativa di sport & risate nel pomeriggio della domenica.

Savino, è il caso di dire: non c’è due senza tre. Si sente pronto?
«Beh, questo è un programma lunghissimo, vive di ere geologiche, si parte in autunno e si va avanti fin quasi all’estate successiva. Sono 33 puntate e ridere per 33 puntate è dura».

Ha riso nei suoi primi due anni a «Quelli che il calcio»?
«Molto! Ho realizzato il programma che mi piaceva e ho fatto di necessità virtù. Non avendo immagini di calcio abbiamo puntato tutto sulla comicità. È stato divertente».

Da 1 a 10 quanto?
«Finora 8. Adesso spero di meritare finalmente il 10».

Quest’anno arriva la Gialappa’s.
«Il colpo di fulmine è scoccato in maniera fortuita: ci siamo incrociati quando sono venuti ospiti nella penultima puntata della scorsa stagione. Li avevo invitati anche prima, ma non era mai stato possibile. Averli è un orgoglio».

Cosa la rende così orgoglioso?
«Proveniamo entrambi dalla radio. Nel 1985, quando loro erano agli inizi, io mi chiudevo nella mia cameretta e alle undici di sera li ascoltavo in “Bar sport” su Radio Popolare. Avevano un modo nuovo di parlare di calcio».

L’ironia della Gialappa’s e quella di Savino: similitudini e differenze.
«Forse io sono più buono. Fuori, però: dentro sono bastardo. Loro sono semplicemente più onesti. Io tendo a voler fare bella figura. Diciamo che, idealmente, vorrei stare dietro le quinte con loro, nel “gabbiotto”, ma la vanità mi spinge in onda».

Tornerà a fare imitazioni?
«Qua e là. Mi aiutano ad avere un ruolo diverso, più dissacrante.Studierò qualcosa di nuovo, anche se abbiamo Ubaldo Pantani, l’imitatore più bravo che c’è in giro. Lui non imita, personifica».

Le altre risate del programma a chi sono affidate?
«Ubaldo Pantani e Lucia Ocone saranno i nostri comici fissi. Max Giusti farà i suoi personaggi per una decina di puntate. Poi vari altri comici verranno a trovarci».

Quest’anno la Rai ha riacquistato i diritti per mostrare le immagini dagli stadi.
«Dopo quattro edizioni torniamo sugli spalti della Serie A con ospiti e tifosi. Vedremo stadi nuovi e stadi vecchi: lo Juventus Stadium e il Maracanà di Frosinone...».

I suoi tre inviati ideali dagli stadi?
«Claudio Amendola per la Roma, Diego Abatantuono per il Milan e Paolo Bonolis per l’Inter»

Sul calcio solo gli uomini possono essere ironici?
«Secondo me no. Cristiana Capotondi, il cui nome era circolato per la conduzione della “Domenica sportiva” e che ho avuto come ospite, è competente e ironica. È una tifosa tagliente».

Domanda sul Campionato: la squadra che potrebbe stupire?
«L’Inter! Peggio di quello che ha fatto lo scorso anno è difficile fare. Poi mi incuriosice il Napoli di Maurizio Sarri, un gran lavoratore, uno che in allenamento usa i droni per riprendere le azioni dall’alto e studiare gli schemi. Se riuscirà a far correre i giocatori del Napoli come l’anno scorso ha fatto con quelli dell’Empoli...».

L’anno scorso aveva puntato sul Sassuolo.
«Che male alla fine non è andato. E avete visto quest’anno che partenza?».

Ma nel 2015 la domenica pomeriggio degli italiani è sempre al «Bar dello sport»?
«Certo. Ormai le partite sono spiattellate, viste al microscopio quasi in maniera maniacale. Ma c’è sempre la voglia di condividere e commentare insieme. E allora uno o si rivolge alle tv private, che sono veramente il “Bar dello sport”, o va da mamma Rai e quindi da noi».

Intanto Sky sta per produrre una serie tv sul calcio corrotto.
«Tema forte, soprattutto nelle serie minori. Io, come molti tifosi tendo a dimenticarmene. Però poi me ne ricordo nelle ultime giornate di Campionato con pareggi strani o certe vittorie sospette...».