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Politica in tv: il Quirinale è diventato come un set

In questi giorni di consultazioni al Colle, centinaia di giornalisti raccontano che cosa accade. E grazie ai loro collegamenti abbiamo imparato a conoscere alcuni bellissimi ambienti e angoli prima quasi sconosciuti del Palazzo del Quirinale

Foto: Il Presidente Mattarella si affaccia nella sala stampa. I due corazzieri in divisa non possono parlare. Fanno turni brevi perché nella sala la temperatura è alta a causa dell’affollamento e delle luci per le riprese

03 Maggio 2018 | 11:30 di Stefania Zizzari

Sono tanti. Tantissimi. Armati di microfoni, auricolari, bloc-notes, telecamere, macchine fotografiche, da giorni affollano il Quirinale, raccontando con estenuanti maratone i momenti frenetici delle consultazioni per la formazione del nuovo governo.

I giornalisti accreditati al Palazzo del Quirinale in questi giorni sono 516. Di loro, circa 90 sono della stampa estera. Si alternano, ma in media ne sono presenti circa 150 al giorno. E grazie ai loro collegamenti abbiamo imparato a conoscere alcuni bellissimi ambienti e angoli prima quasi sconosciuti del Palazzo del Quirinale.

Come la Loggia alla vetrata: la splendida sala che in questi giorni si è trasformata in una affollatissima sala stampa. Dalla famosa porta marrone con i due corazzieri ai lati, abbiamo visto uscire cariche istituzionali, delegazioni dei partiti e il segretario generale Ugo Zampetti per le dichiarazioni ufficiali.

Ma com’è la vita dell’inviato al Colle?

La Rai ha una convenzione con il Quirinale e quindi ha una struttura apposita, Rai Quirinale, che si trova all’interno del palazzo. Qui c’è una redazione dalla quale i giornalisti della Rai possono lavorare anche quando la sala stampa è chiusa. Gli altri possono accedere al Palazzo solo quando il Quirinale convoca l’apertura della sala stampa. In genere è un’ora e mezza circa prima delle convocazioni e chiude un paio d’ore dopo gli interventi e le dichiarazioni ufficiali.

Al di fuori di questi orari, gli inviati fanno i loro collegamenti dall’esterno del palazzo, in genere nella piazza che si trova davanti all’ingresso principale.

Ma andiamo per ordine

Quando la sala stampa è aperta, i giornalisti entrano dall’ingresso di via del Quirinale che si chiama Porta Quirinale. «Normalmente entriamo  da Porta Giardini, di fronte alla chiesa di Sant’Andrea al Quirinale» spiega Pierfrancesco Ferrara, quirinalista di Sky Tg24, «ma in questo periodo, forse per motivi di sicurezza, utilizziamo l’altro ingresso, che è proprio all’inizio di via del Quirinale». Appena entrati, sulla sinistra c’è una zona per i controlli. Ci sono dei metal detector come quelli negli aeroporti. Poi, accompagnati da corazzieri in borghese, i giornalisti attraversano il cortile e salgono, attraverso la splendida Scala del Mascarino, al primo piano dove c’è la Loggia alla vetrata, la sala stampa. Mentre i corazzieri in divisa non possono interagire, quelli che si trovano all’interno in borghese (si riconoscono per l’altezza notevole) possono chiacchierare del più e del meno con i giornalisti, che ormai hanno imparato a conoscere…

«Il Presidente Mattarella ha voluto mantenere le visite aperte al pubblico anche durante  questi giorni di consultazioni» dice Simona Sala, quirinalista del Tg1, «ed è bello vedere questo mix di scolaresche, giornalisti, visitatori che si mescolano magari nel cortile o sui gradini della Scala del Mascarino».

Una curiosità: all’interno della Loggia alla vetrata, i due corazzieri ci sono solo quando sono in corso le consultazioni nella sala del Presidente.

Foto: Dietro alla porta di legno c’è la Sala del Bronzino, poi quella degli Arazzi di Lille e infine lo Studio alla vetrata, che è la sala del Presidente della Repubblica: è lì che si svolgono le consultazioni

Puntate sulla porta marrone ci sono alcune telecamere fisse della Rai, che danno le immagini a tutte le emittenti che non hanno i loro inviati sul posto (e vengono anche date in streaming sul sito e sui social del Quirinale): è il cosiddetto segnale internazionale. Poi, si sussegue una raffica di telecamere con il giornalista (sono quelle, tra le altre, del Tg1, di RaiNews24, di Sky Tg24, di Tg5, TgCom, La7). «Ognuno ha la sua postazione fissa» spiega Costanza Calabrese, inviata del Tg5.  «Non si vedono ma sotto a ogni telecamera, posata sul cavalletto, ci sono un piccolo tavolino e una sedia per sedersi nei lunghi momenti di pausa. E in questi momenti si formano dei capannelli tra i colleghi, per commentare la virgola, la pausa, il “sospiro” dell’intervento che c’è appena stato, cercando di immaginarne il significato o le conseguenze politiche». In sala stampa c’è una regola: «Non si può andare in diretta, parlando sopra all’intervento in corso. Appena la persona termina le sue dichiarazioni, allora si può fare il collegamento e spiegare quello che si è appena ascoltato». Vista la complessità della situazione, i tempi vanno per le lunghe e per aiutare i giornalisti nelle loro maratone (nella settimana delle consultazioni arrivavano anche a 12, 13 ore al giorno) c’è una sala ristoro situata al secondo piano, proprio sopra la sala stampa. È una sala dotata di wi-fi, dove sono allestite alcune postazioni con computer e altre dove appoggiarsi con il proprio portatile per lavorare ai servizi. C’è anche uno schermo nel quale si vede in diretta cosa sta succedendo nella sala stampa. Di lato, un buffet con tramezzini, panini, biscotti, pasticceria mignon, acqua, bibite, succhi e caffè.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, non ci sono regole codificate, ma la consuetudine prevede uno stile formale, con giacca e cravatta per l’uomo e tailleur per la donna. Ma, dal momento che la Loggia alla vetrata è molto calda perché affollata e piena di luci delle telecamere, soprattutto per i tecnici che spostano cavi e materiali e fanno un lavoro fisico, la giacca non è poi fondamentale. «Io stessa» prosegue sorridendo Costanza Calabrese «appena entro levo la giacca e la infilo solo un minuto prima del collegamento».