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«Report»: dalla siccità alle grandi navi a Venezia

Le anticipazioni della puntata dell’18 dicembre 2017, con le inchieste della settimana

18 Dicembre 2017 | 19:13 di Lorenzo Di Palma

C’è l’acqua al centro della puntata di Report, in onda lunedì 18 dicembre in prima serata su Rai3. La puntata si aprirà infatti con l'inchiesta "Un buco nell'acqua" di Manuele Bonaccorsi, che ricorda cosa è successo questa estate in Italia con i rubinetti di molti Comuni rimasti a secco e danni per centinaia di milioni di euro all’agricoltura. Solo un caso eccezionale? Probabilmente no. Nell’ultimo secolo la temperatura globale è cresciuta di un grado e i dati sulle precipitazioni dimostrano che le estati sono sempre più lunghe e secche. L’acqua, insomma, è diventata una risorsa scarsa: non ce ne è abbastanza per tutti. Siamo pronti ad affrontare questa emergenza?

Con Giuliano Marrucci e il suo "Goccia a goccia" si passa quindi in Israele dove tra tecniche irrigue all'avanguardia, riuso della stragrande maggioranza delle acque reflue in agricoltura, giganteschi impianti per la desalinizzazione e una lotta senza frontiere alle perdite della rete, nonostante il clima arido, oggi ha più acqua di quanta ne consumi.

Si cambia quindi argomento con "Il doppio fondo" di Emanuele Bellano con la collaborazione di Lorenzo Di Pietro, Norma Ferrara e Michela Mancini, in cui la squadra di Report ha continuato a scavare nei Paradise Papers, l’archivio della società di servizi legali off-shore Appleby. Questa volta, dai paradisi fiscali del mar dei Caraibi affiorano carte riservate che gettano una luce nuova sulla vicenda del polo industriale Electrolux di Scandicci, vicino Firenze, chiuso nel 2008 dalla multinazionale svedese.

E ancora "Storie di sfruttamento e cipollotti" di Alberto Nerazzini, un’inchiesta originale nel mondo della logistica in Veneto e, per lo spazio dedicato al "Com’è andata a finire?", l'inchiesta "Telescrocco" di Giulio Valesini. 

In chiusura "La nave va" di Francesca Ronchin: «Via le grandi navi» da crociera da San Marco. Clini e Passera l'avevano detto nel 2012, con un decreto firmato due mesi dopo la tragedia della Costa Concordia e pensato per evitare la pratica dell’"inchino". Da allora, davanti alla basilica del santo protettore sono passate altre tremila navi da crociera, circa cinquecento all'anno.