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Sky racconta “Fyre: il festival della truffa”

Per l'ultimo appuntaento con la serie “Il Racconto del Reale” il doc sul grande imbroglio organizzato da Billy McFarland

Foto: Fyre il festival della truffa - Billy McFarland  - Credit: © Sky

01 Settembre 2019 | 12:36 di Lorenzo Di Palma

Doveva essere un festival musicale che avrebbe dovuto svolgersi nel 2017 alle Bahamas. Una grande festa a base di musica, modelle, yacht e ville di lusso. E invece si è trasformato in una gigantesca truffa digitale. È “Fyre: il festival della truffa”, il tema dell’ultimo appuntamento con il ciclo de “Il Racconto del Reale” su Sky Atlantic domenica 1° settembre in prima serata.

Diretto da Jenner Furst e Julia Willoughby Nason con un taglio quasi cinematografico, “Fyre: il festival della truffa” ricostruisce uno dei più grandi imbrogli dell'ultimo decennio, anche attraverso un’intervista esclusiva all’uomo che l’ha ideato, Billy McFarland, poi condannato a sei anni di prigione per frode.

Lanciato come una festa glamour ed esclusiva, con biglietti fino a 250mila dollari, il festival diviene virale grazie a una promozione sui social senza pari: il 12 dicembre 2016 influencer, top model e celebrità come il rapper Ja Rule, socio di McFarland, Kendall Jenner e Bella Hadid, lanciano una vera e propria campagna pubblicitaria via web e l’hashtag #fyrefestival inizia a raccogliere immediatamente migliaia e migliaia di utenti interessati.

Gli organizzatori però non sono assolutamente in grado di organizzare un simile evento eppure, nemmeno quando è chiaro che la disfatta è inevitabile, Billy McFarland è disposto a cancellarlo. Così, quando il 27 aprile arrivano alle Bahamas migliaia di persone, il festival si tramuta immediatamente in un incubo, viene annullato e non ci sono voli per tornare negli Usa, le persone vengono abbandonate a se stesse. Le immagini shoccanti fanno presto il giro del mondo.

Anche attraverso interviste a vittime, informatori e addetti ai lavori, il doc racconta come sia stato possibile, nell’era dei social media e della post-verità, creare un successo mediatico basato sul nulla, solo attraverso la comunicazione e il marketing, sfruttando il potere della FOMO (Fear of missing out, la paura di essere tagliato fuori) e un ecosistema di fattori, guidati dal profitto e dalla mancanza di responsabilità dell'era digitale.