Home TvNews e AnticipazioniUna serata con i protagonisti delle serie di Chicago (P.D., Fire e Justice)

Una serata con i protagonisti delle serie di Chicago (P.D., Fire e Justice)

Speciale dedicato alle tre serie a tema "legal": la serata-evento su Premium Crime

Foto: Chicago P.D.  - Credit: © Mediaset

30 Giugno 2017 | 14:47 di Valentina Cesarini

Se siete fan delle serie TV con protagonisti giudici e avvocati, questa notizia fa per voi. Venerdì 30 giugno, dalle ore 21.15, vi aspetta una serata-evento su Premium Crime con il crossover del franchise «Chicago». Ben tre titoli si incrociano: “Chicago Fire”, “Chicago PD” e “Chicago Justice”. Al termine degli episodi, la serata prosegue con uno speciale dedicato alle storie legal: gli ospiti saranno Sandrone Dazieri, già direttore del Giallo Mondadori, scrittore noir e sceneggiatore per Taodue, e Federico Baccomo, ex avvocato e autore di romanzi come «Studio illegale» e «La gente che sta bene».

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Nati dalla mente del geniale Dick Wolf, gli episodi delle tre serie raccontano in realtà un’unica vicenda: si tratta di un mix tra la puntata 15 di Chicago Fire (st.5), la 16 di Chicago PD (st.4) e la prima di Chicago Justice (Fire andrà su Action dal 12 luglio; PD è una riproposizione; Justice è una prima tv e un’anteprima, visto che partirà su Crime il 27 settembre). Più sotto vi anticipiamo le trame.

Gli scrittori Dazieri e Baccomo dovranno spiegare come vengano costruiti i legal negli USA e in Italia e di quanto le differenze dipendano dalle diverse strutture dei rispettivi sistemi giudiziari. I due autori evidenziano anche i tratti comuni: il ruolo centrale dei poliziotti e quello degli eroi della legge che si oppongono agli interessi di pochi potenti per il bene della collettività. E, attraverso vari esempi presi dalla storia del cinema e della serialità televisiva, Dazieri e Baccomo illustrano i meccanismi narrativi con cui il legalregala suspense e rassicurazione.

Chicago Fire

Foto: Jesse Spencer è Kelly Severide in «Chicago Fire» - Credit: © Mediaset

I vigili del fuoco, i medici e i paramedici del Chicago Med sono messi a durissima prova. Un vecchio magazzino in cui si sta tenendo una festa clandestina di teenager ha preso fuoco: moltissimi ragazzi sono rimasti intrappolati. Alla fine sarà un’ecatombe: 49 ragazzi morti e numerosi pompieri rimasti feriti nel tentativo di aprirsi una via tra le fiamme e i crolli. I primi rilievi dimostrano che non è stato un incidente: qualcuno ha usato un innesco rudimentale e appiccato intenzionalmente l’incendio. La cittadinanza reagisce con sdegno e rabbia, il sindaco promette delle risposte immediate: ora tocca alla polizia e in particolare alla squadra del sergente Voight.

Chicago PD

Foto: Kara Killmer è Sylvie Brett in «Chicago PD» - Credit: © Mediaset

Questa volta per Voight non è semplice: tra le vittime del rogo c’è anche la figlia di Olinsky, membro storico e tra i più affidabili del suo gruppo. Inoltre, i primi tentativi di arrestare degli indiziati si rivelano false piste e finiscono male, visto che portano gli agenti a rovistare tra gli affari della malavita cittadina. Alla fine arriva l’illuminazione: bisogna cercare tra gli insospettabili. L’incendio non ha motivazioni politiche e non è stato un regolamento di conti tra malavitosi, bensì l’iniziativa di un pazzo isolato. Alla fine, grazie anche alla testimonianza di una ragazza rimasta sfigurata nell’incendio, si arriva al presunto colpevole. Voight tenta l’impossibile per estorcergli una confessione, ma il ragazzo non cede. Bisognerà che le prove le trovi la polizia giudiziaria al servizio dell’Ufficio del Procuratore…

Chicago Justice

Foto: Philip Winchester è Peter Stone in «Chicago Justice» - Credit: © Mediaset

Il presunto responsabile della strage proviene da una famiglia ricca e può permettersi un ottimo legale, il quale ha vita facile a smontare uno ad uno i testimoni dell’Accusa. Il processo sembra mettersi male: il giovane procuratore è sotto pressione. L’opinione pubblica freme, la polizia vuole vendicare la figlia di Olinsky. Una serie di indizi portano a pensare che l’imputato sia colpevole, ma manca la “prova regina”. Inoltre, nessuno è in grado di rispondere alla domanda fondamentale: perché l’avrebbe fatto? Qual è stato il suo movente? Alla fine, il giovane procuratore troverà la ragione nel passato del ragazzo: un abuso sessuale subito in giovane età da parte di uno zio, un’adolescenza solitaria e carica di rancore, una frenetica attività sui social sotto falso nome, per spiare i profili di alcune delle ragazze morte nell’incendio. Ecco il movente: uno stato psichico paranoide e un odio assoluto per l’altrui felicità, per quelle vite troppo serene esibite dagli altri teen sui social. Vite che non erano la sua, né avrebbero potuto diventarlo. L’abilità del procuratore starà proprio nel far emergere in aula il vissuto e l’instabilità dell’imputato, fino a portarlo al cedimento finale e alla condanna.