Virginia Raffaele: «Venite a divertirvi alle giostre con me»

"Lol 2: chi ride è fuori" vede in gara tra i comici concorrenti Virginia Raffaele, che ai suoi colleghi dice...

Virginia Raffaele
3 Marzo 2022 alle 09:20

Versatile, poliedrica, magnifica. Virginia Raffaele è una regina della comicità. Fa faville nel cast di “LOL 2: chi ride è fuori”, il popolare comedy show in esclusiva su Prime Video in cui è complicatissimo restare seri. E lei lo sa bene…

Che cosa l’ha divertita di più di questa sfida tra comici?
«Intanto è stato bello, dopo due anni di Covid, ritrovarsi in dieci tra vecchi e nuovi amici, tutti in una stanza. Umanamente, è stata un’esperienza importante. E una gara difficilissima».

Frenare le risate è una tortura?
«Una tortura sottile, sempre in bilico tra un lavoro fisico, per mettere a freno i muscoli del viso e della pancia, e uno sforzo psicologico, di concentrazione».

Chi l’ha messa più in difficoltà?
«Il Mago Forest. Perché ha una testa meravigliosa, è una fucina di trovate, sa sorprenderti con una comicità di pancia, infantile, potentissima».

Anche lei ha messo in campo armi potenti: celebri imitazioni e una mimica facciale strepitosa. Chi ha patito di più il suo talento comico?
«Non lo ricordo. Anche perché io non “puntavo” qualcuno in modo specifico, come succedeva tra Frank Matano ed Elio l’anno scorso, per esempio. Ogni tanto davanti ai miei compagni mi veniva da dire, in romanesco: “Oddìo, rega’, basta!”, c’era un barlume di umanità, non volevo andare “dritto per dritto”».

Fedez l’ha definita: «Un generatore automatico di personaggi».
«’Nnamo bene (ride)».

Ha imitato Ornella Vanoni, Patty Pravo, Carla Fracci… C’è un personaggio inimitabile, su cui non si cimenterebbe mai e poi mai?
«Non lo so, non ci penso. Non è che c’è una lista da spuntare, né credo di essere in grado di imitare chiunque, ci mancherebbe. Semplicemente, se decido di imitare qualcuno è perché ho già in mente come farlo, ecco».

Se qualcuno volesse imitare lei, su cosa dovrebbe puntare?
«E secondo lei io glielo dico? Scherzo, tra comici ognuno trova la propria chiave, più parodistica o satirica».

Fra i registri della comicità, quali sente intimamente suoi?
«La parodia è nelle mie corde. Io faccio satira ma non politica, di costume. La comicità che più mi piace è quella fisica, mimica, esuberante: lo slapstick (gag semplici ma efficaci, ndr), la clownerie. E il maestro assoluto in questo per me è Buster Keaton».

E i maestri (o le maestre) della comicità italiana?
«Alberto Sordi, Franca Valeri e Monica Vitti, che amo profondamente».

I film comici che predilige?
«Mi fa sempre ridere “Hollywood party” con Peter Sellers e tutta la sua serie di “La pantera rosa”. Ho un debole per l’ispettore Clouseau».

Nella vita serve più l’ironia o l’autoironia?
«L’ironia è preziosa per alleggerire. L’autoironia è una forma di protezione».

Di lei tutti dicono: «È bravissima». Un difetto, ce l’avrà?
«Mille. Ma lasciamoli scoprire agli altri, non è il caso di farsi da soli della cattiva pubblicità...».

E un desiderio represso?
«Un cane. Amo molto gli animali, ma con la vita nomade che faccio sarebbe troppo complicato portarmelo sempre in giro, da sola. La bestiola soffrirebbe».

I comici di professione sono un buon partito? Lei sposerebbe un suo collega?
«Chissà. Si dice che, se si fa lo stesso mestiere, ci si capisce meglio. Ma pure che gli opposti si attraggono. Di primo acchito direi che per me sarebbe complicato. Ma poi c’è la variabile del destino: e se alla fine mi innamoro di un comico? Al momento sono sola e porto in giro il mio spettacolo teatrale. Lasciamo fare alla vita».

Lo spettacolo teatrale con cui è in tournée si intitola “Samusà”. Che significa?
«Nel gergo dei giostrai come mamma e papà, “Samusà” vuol dire: “Stai zitto”».

Mamma Paola e papà Mario cosa le hanno insegnato?
«L’umiltà, lo spirito di sacrificio. E oggi mi consigliano di prendere le cose con più leggerezza, perché io a volte tendo a essere troppo razionale».

Il luna park in cui è cresciuta è il vivaio della sua creatività.
«Totalmente: il nostro luna park all’Eur, a Roma, era popolato di personaggi incredibili che formano una carovana di ricordi. C’era Bruna, la signora della toilette (“Gli uomini a destra, le donne a sinistra”), che alla fine non guardava più chi entrava, ma diceva soltanto: “Duecento lire a persona!” e se ne stava nel suo gabbiotto a pulire le verdure. O Marione della nave pirata, che in cassa faceva le imitazioni dei cantanti e degli attori famosi al microfono. E io, bambina, quanto gli invidiavo quel microfono…».

Del cast di “Lol”, chi porterebbe alle giostre sull’autoscontro o a fare un giro sulle montagne russe?
«Ma io porterei tutti quanti sul tagadà, perché è un tumulto continuo, un cerchio che ci racchiude insieme in un unico abbraccio».

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