Home TvNicola Savino «E pensare che nel 1995 a Canale 5 facevo la pianta»

Nicola Savino «E pensare che nel 1995 a Canale 5 facevo la pianta»

Ha lasciato Rai2 per tornare a Mediaset. «Lavoro a diversi progetti interessanti. Ma la prima volta che sono stato a Cologno...»

Foto: Nicola Savino  - Credit: © Massimo Sestini

21 Luglio 2017 | 14:40 di Barbara Mosconi

Caro Savino dove si trova?
«Mi trovo a Riccione per lavoro, sto facendo il programma estivo con Radio Deejay, come tutti gli anni da 20 anni».

Ma non doveva traslocare a Mediaset?
«Infatti, ho già traslocato a Mediaset. Ci stiamo sentendo, ci siamo visti per varie riunioni, anche se il trasloco definitivo avverrà il 1° settembre».

Lasciando «Quelli che il calcio» su Raidue che cosa ha messo negli scatoloni?
«Un sacco di ricordi e l’esperienza di 130 puntate in quattro edizioni. Tante ore di diretta, che non sono mai abbastanza: “il bello della diretta” fornisce sempre spunti imprevedibili e devi saperli cogliere al volo. E poi ci ho messo i sorrisi di tutte le persone incontrate in questi anni».

Una lacrimuccia non le è scesa?
«I momenti di commozione ci sono stati quando ho salutato le persone con cui lavoravo e che alla fine vedevo più dei miei parenti stretti».

Ma un ricordino tangibile non se l’è preso?
«Ho portato via una mantellina dell’Inter che mi mettevano sulle spalle quando mi truccavano. E la costumista mi ha regalato un album di ricordi fotografici con dei pensieri bellissimi».

Lei era diventato uno dei volti di Raidue. Cosa deve alla Rai?
«La professionalità delle persone troppo spesso vituperate, le persone che lavorano sul campo e negli studi, quelle a cui sono più affezionato. Sono un milanese piuttosto stanziale, un po’ lontano dalla sede romana della Rai di viale Mazzini. In questi anni ci sono andato poche volte».

A parte l’ovvia proposta economica, che cosa l’ha convinta a tornare a Mediaset?
«L’editore Pier Silvio Berlusconi e il direttore di Italia 1 Laura Casarotto mi hanno proposto una serie di prime serate interessanti. Mi sembrava una bella sfida. Mi attira sempre uscire dalla “zona di comfort”. Ho già una famiglia e un lavoro radiofonico stabili. In tv forse c’è ancora spazio per un brivido nuovo».

Darsi al paracadutismo o all’arrampicata libera no?
«Direi che lì otterrei risultati meno proficui».

Quali sono queste prime serate da «brivido»?
«Una sera a settimana sarò a “Le iene” a partire dall’autunno. Poi da gennaio condurrò quattro puntate di uno show nuovo e molto impegnativo che stiamo preparando sin da ora: sarà uno show, come si dice in gergo, “di genere”».

A «Le iene» lei è di casa: 20 anni fa, da autore, scriveva i copioni per Simona Ventura, Fabio Volo, Luca e Paolo e gli altri conduttori.
«Ho vissuto le prime stagioni pioneristiche e fortunate di “Le iene” quando era ancora un programma piccolo: la prima edizione andava in onda addirittura di pomeriggio. Quando arrivai passò in seconda serata e poi man mano divenne un grandissimo successo, fu incredibile».

Ora torna da conduttore provetto. Non ha sempre detto che è un «timido»?
«Se 20 anni fa mi avessero detto “Diventerai il conduttore delle Iene” non l’avrei creduto. Ero molto timido, adesso ho messo da parte un po’ di timidezza. Forse ho più consapevolezza, di certo la mia vita è più giocosa».

Il copione se lo scriverà da solo?
«Come autore di me stesso sono pessimo. L’autore è un po’ uno specchio che riflette un’immagine di sé e io faccio fatica. Preferisco concentrarmi sul ruolo di conduttore».

Ricorda la prima volta che varcò i cancelli di Cologno Monzese?
«Nel 1995. Mi ci portò Amadeus, all’epoca conduceva una parte di “Buona Domenica” con Lorella Cuccarini. Mi disse: “Dai, vieni a vedere cos’è uno studio televisivo”».

Entrò da osservatore.
«Ero quello che Claudio Cecchetto chiamava “la pianta”: la pianta sta ferma e intanto prende luce e acqua, e cresce. Rispetto alla radio mi colpì la quantità di persone coinvolte e la difficoltà nel capire chi facesse cosa. Credo che si diventi capaci di fare tv quando in uno studio si riconosce chi fa cosa».

Dopo la «full immersion» di calcio per lavoro ora guarderà le partite solo da tifoso?
«Sì, e mi piacerà concentrarmi finalmente sull’essere interista. In onda dovevo essere imparziale, e per quanto è andata male l’Inter negli ultimi anni, mi è andata pure bene... Ora che è tornata la Gialappa’s potremo seguire la Champions League su qualche canale Mediaset. Chissà...».