Nicola Savino: «Ma quanto mi rilasso in bicicletta!»

Il conduttore di "Le Iene" spiega la sua grande passione per le due ruote

Nicola Savino
8 Maggio 2021 alle 09:09

Nicola, è vero che è diventato un provetto ciclista?
«Così mi sembra esagerato! È vero che mi piace andare in bicicletta e le restrizioni recenti hanno fatto il resto, nel senso che come molti italiani non esco dalla mia città dallo scorso settembre, ma in bici è possibile fare anche 70 o 80 chilometri».

L’amore per la pedalata è recente o di lunga data?
«C’è sempre stato. Da una decina di anni vado in bici in maniera regolare: ora il mio collega di radio Linus, che è decisamente appassionato, anzi fissato, mi ha coinvolto in un’iniziativa».

Cosa si è inventato Linus?
«Il “Tour de Fans”, 70 o 80 chilometri al giorno per tre settimane in giro per l’Italia: si parte il 7 giugno da Bergamo, città simbolo del Covid. Poi torno a Milano, saluto “Le iene”, l’8 giugno c’è l’ultima puntata della stagione, e mi riaggrego a Linus».

Perché lo fate?
«È un bel modo per scoprire il nostro Paese».

E basta?
«La verità? Lo faccio per un motivo: sarà la prima estate della mia vita in cui potrò mostrare gli addominali».

Come si è allenato?
«Da febbraio con le belle giornate faccio 80 chilometri ogni weekend e durante la settimana una o due volte altri 50 o 70, alla fine sono circa 200 alla settimana».

Prima bici della vita?
«Da bambino sognavo una Saltafoss: era una cosa da ricchi, una bici da cross con gli ammortizzatori davanti e dietro. I miei genitori non me l’hanno mai comprata e mi sono accontentato di una Roma sport, la versione proletaria».

Chi le ha insegnato a pedalare?
«Gli amici del cortile e le sbucciature alle ginocchia».

Ora che bicicletta ha?
«Una Specialized Roubaix, ha il nome della famosa gara sul pavé, la Parigi-Roubaix. È una bici da corsa, ma, allentando a mano una rotellina sul manubrio, si ammortizza. Diciamo che ho colmato il desiderio della Saltafoss...».

La bici si ama per tutta la vita o si cambia con una migliore?
«Gli appassionati sono sempre alla ricerca delle novità, della tecnologia migliore, dei materiali più leggeri, vogliono la bici che fa la performance più veloce».

Da ciclista su strada che pericoli vede?
«Noi ciclisti siamo piccoli e indifesi, se ti viene addosso un’automobile ti fa male. A volte c’è una pericolosa “caccia al ciclista”, l’automobilista si diverte a farci il pelo, a suonarci, a rincorrerci».

Usa la bici anche in città?
«Ora non tanto, ma in passato parecchio. Vent’anni fa avevo una mountain bike con cui la sera andavo a “Zelig”».

Quando è in sella a che cosa pensa?
«Dopo un po’ non pensi a niente, ha qualcosa di ipnotico, è come se nel cervello ci fossero dei cassetti in disordine e tu, pedalando, li rimetti a posto. Ogni tanto alzi la testa e ti guardi intorno, vedi cose, senti profumi che in auto o in moto ti sfuggono».

Ascolta musica?
«È pericoloso! In bici il rumore di una macchina che arriva dietro lo senti anche da lontano. Bici è gambe, occhi e tantissimo orecchio».

Canta?
«Molto. Mi si fissano canzoni in testa e non vanno più via. Quando nelle discese arrivo a 70 all’ora canto “Smile” di Charlie Chaplin, mi rilassa, è un modo per combattere un po’ la paura».

Cosa si porta dietro?
«Il telefonino, 20 euro, l’acqua e delle barrette con noci e miele. Devo mangiare almeno una volta all’ora».

Chi è il più fanatico ciclista che conosce?
«Il mio collega Linus senz’altro, ma più di lui il mio edicolante Davide, ha fatto pure la Milano-Sanremo per non professionisti».

Un sogno su due ruote?
«Un viaggio di cicloturismo, io e mia moglie, con quelle bici con le borse ai lati, come i fricchettoni tedeschi: li guardo sempre con ammirazione, se ne fregano di tutto, sono liberi di testa».

Tre consigli ai lettori.
«Prevedete l’imprevedibile (come le auto in sosta che aprono la portiera). Attenti a come vi vestite: né troppo, né troppo poco. Divertitevi e lasciatevi andare, perché la bicicletta vi dà tanto».

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