Nino Frassica: «L’11 dicembre compio 70 anni a mia insaputa»

L'attore comico raggiunge un traguardo importante e a Sorrisi si racconta in prima persona. Con il suo stile inimitabile

Nino Frassica
3 Dicembre 2020 alle 09:08

Mi sento come Trump, lui non vuole credere di aver perso le elezioni e io non voglio credere che l’11 dicembre compirò 70 anni. Sono un uomo di mezz’età.
70 quasi 100.

In televisione però ne dimostro 60.
A teatro ne dimostro 50. Alla radio 45. Al cinema, nei film tipo “Sognando la California”, ne dimostro 40. Dal vivo 30, visto da vicino 20, a dieci chilometri di distanza sembro un bambino di 10 anni.
La carta d’identità dice 70.

Devo confessare che io da bambino, fino agli 8, 9 anni non ci pensavo ai 70, pensavo ad altro, a giocare, ai flipper, ai vizi, alle donne, alle corruzioni, alle gare di velocità delle automobili truccate, alle corse dei cani, eccetera. Fino alla terza media manco lo sapevo che esisteva il numero 70. A scuola ci andavo poco, per una questione di educazione, per non essere troppo invadente: non è bello presentarsi lì tutti i giorni, a me hanno insegnato “il rispetto”.

Il giorno che la maestra ha spiegato il 70 ero assente e perciò quando contavo, non per colpa mia, lo saltavo: facevo 67, 68, 69, 71, 72… E la gente mi rideva alle spalle.

La mia vita però non è stata tutta rose rosse.
Ho fatto mille mestieri.
A 18 anni ho fatto lo strappatore di biglietti.
Strappavo i biglietti all’ingresso del cinema.
All’inizio non ero pratico e li strappavo in 100 pezzetti, perché volevo essere il più bravo.
Io non lo sapevo che si dovevano strappare in due. Mi licenziarono immediatamente, in compenso mi diedero 10 milioni di lire di liquidazione.
Ce li ho ancora conservati.

Poi a 20 anni ho fatto l’ippopotamiere allo zoo. Mi vestivo da ippopotamo per lavare gli ippopotami senza spaventarli.
Era un lavoro lungo, perdevo un sacco di tempo a fare tutto il giro attorno.
Io li ho sempre amati gli ippopotami, li ho amati più di tutti gli altri animali, infatti ho una giacca di ippopotamo, le pantofole di ippopotamo, quattro pellicce di ippopotamo, il tappeto di ippopotamo, anelli di ippopotamo eticì eticì.

Alla fine, dopo mille peripezie, sono arrivato in tv!
C’è chi arriva in tv a 1 anno oppure a 6 anni, io invece sono arrivato in tv tardi, già ci avevo i baffi.
Devo dire grazie a Renzo Arbore che mi ha portato in tv. Quando ho visto la tv per la prima volta sono rimasto sghibottito!
Da dentro era molto più grande che da fuori!

Ho fatto tanta tv: varietà, fiction, tanti Don Mattei, Fazzi, Baudi, giochi a quiz, giochi senza quiz, giochi di mani giochi di villani, cabaret e chi più ne ha più ne ha...

Dal 16 dicembre, per quattro martedì andrà in onda su Canale 5 “Fratelli Caputo” (l’altro fratello è Cesare Bocci). Regia di Alessio Inturri. Ho fatto anche cinema. Ho fatto 25 film. Ne avrei voluto fare di più, io avrei voluto farne almeno mille, così avrei potuto dire: «Sai, ho fatto mille film» e sarebbe stato vero. Non fa lo stesso effetto dire: «Sai, ho fatto 25 film», non è musicale come numero.

Facendo i conti, ecco come ho passato questi 70 anni:

• 9 mesi di gestazione
• 34 anni a scuola (ho ripetuto la seconda media diciannove volte)
• 2 anni di militare (paracadutista terra-mare)
• 1 anno appresso a una ragazza
• 16 anni al bar
• 50 anni dentro la tv
• 15 anni davanti alla tv
• 27 anni al cinema (a recitare come attore)
• 23 anni al cinema (a vedere un film)
• 16 anni sopra i palchi
• 12 ore sotto i palchi, nascosto

TOTALE: 70 anni!
Scusate la volgarità, ma sulla mia vita si potrebbe fare un musical!
I prossimi 70 anni vorrei passarli come gli ultimi 70, uguali, mi faccio un altro giro

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