Home TvNino Frassica torna in libreria e ci racconta il suo Natale

Nino Frassica torna in libreria e ci racconta il suo Natale

«In casa ho preparato un presepe vivente. Una pessima idea: gli animali sporcano e i condomini mi vogliono cacciare dal palazzo»

21 Dicembre 2017 | 12:24 di Stefania Zizzari

Èil personaggio del momento. La domenica è il mattatore del tavolo di Fabio Fazio a «Che tempo che fa» (che riprende su Raiuno il 7 gennaio). Il sabato e la domenica conduce «Programmone» su Rai Radio 2. Il 20 dicembre conclude i festeggiamenti di «Indietro tutta 30 e l’ode» su Raidue (la prima parte, in onda il 13 dicembre, ha sfiorato i 4 milioni di spettatori vincendo la serata). Dall’11 gennaio sarà su Raiuno con le nuove avventure di «Don Matteo 11». Ed è pure uscito il suo libro «Sani Gesualdi Superstar» (vedi nella pagina seguente). Abbiamo incontrato Nino Frassica una domenica mattina per una colazione al bar. Ne è venuta fuori questa intervista sul Natale.

Natale o Pasqua?
«Tutti e due. Per la spending review li festeggio insieme».
Albero o presepe?
«Quest’anno ho voluto fare il presepe vivente a casa mia. Una pessima idea. Abito al terzo piano, dove abbiamo fatto salire l’asinello, il bue e le pecorelle. Gli zampognari suonano a tutte le ore. Il bambinello piange. Gli animali sporcano. Devo dare da mangiare a tutti e mi costa un patrimonio. I condomini hanno indetto una riunione straordinaria. L’ordine del giorno è cacciare Frassica dal palazzo».
Meglio tornare all’albero. Quello vero o quello finto?
«Ho provato a piantare un alberello di plastica ma si è liquefatto. Da allora faccio quello vero».
Decorazioni preferite?
«Tante uova di Pasqua appese sui rami. Sempre per la spending review».
Panettone o pandoro?
«Sono a dieta: faccio le foto e quando ho voglia di mangiarli, le guardo. Al 70% guardo il panettone, al 30% il pandoro».
Torrone bianco o scuro?
«Bianco. Quando lo mangio mi illudo di mangiare in bianco e stare leggero».
La cena del 24 o il pranzo del 25?
«Tutt’e due. In Sicilia facciamo una non-stop fino a Capodanno».
Il piatto tradizionale che non può mancare nel menù di Natale?
«Roba siciliana: bistecca alla fiorentina, ‘nduja calabrese, pizza napoletana, cacciucco alla livornese, fegato alla veneta, pasta col pesto genovese».
A Natale non resiste a...
«Giocare a tombola. Gioco molto, ore e ore e ore. Prima una cartella era a un euro, poi due anni fa abbiamo voluto strafare e le abbiamo messe a due euro: sono finito sul lastrico. Ero entrato nel tunnel della tombola. Ero rovinato. Ora cerco di resistere e di non giocare più».
Non vinceva mai?
«In tutta la mia vita ho fatto due volte un ambo e una volta un terno».
La ricetta delle Feste che le riesce meglio?
«Affettare i salumi».
La ricetta delle Feste che le riesce meglio mangiare?
«Sorteggio una lettera dell’alfabeto e mangio le cose che iniziano con quella lettera. L’anno scorso era la “M” e ho mangiato: maiale, mortadella, mele, miele, maccheroni. Quest’anno ho sorteggiato la “C”. Sono contento così potrò mangiare cannoli, ceci, carne, cotolette, cassata, capesante, crauti».
Il primo Natale che ricorda?
«Quello del 1950. Avevo 14 giorni. Ero piccolo ma me lo ricordo benissimo. I miei mi hanno portato al Luna park, in chiesa… tutto quello che vedevo era nuovo per me. Mi è rimasto impresso».
Il regalo ricevuto più bello?
«La maglietta di Sandokan: ero fan di Kabir Bedi».
Il regalo che vorrebbe ricevere quest’anno?
«La lampada di Aladino per esprimere 33 desideri. Il primo è avere tutto».
E gli altri 32?
«La rimanenza».
Il regalo più folle che ha fatto?
«Ho sbagliato chiesa e ho fatto dei regali a degli sposi che non conoscevo».
Il proposito per il 2018?
«La dieta. Ho fatto tantissime diete ma il cibo le ha interrotte. La colpa è del cibo, non mia».
Sani Gesualdi come augurerebbe Buon Natale ai lettori di Sorrisi?
«Tante angurie a tutti!». 

La doppia vita del miracoloso libro di Sani gesualdi

«Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, e da Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono Coso oppure Cosa, a seconda del sesso».

Così comincia «Sani Gesualdi Superstar» (Mondadori, euro 17.50), il nuovo libro di Nino Frassica, una rielaborazione del vecchio «Sani Gesualdi». Ma come è nato questo personaggio?
«Eravamo in riunione a casa di Renzo Arbore» racconta Frassica. «Era il 1985 e stavamo cominciando a costruire “Quelli della notte”. In quel periodo avevo i capelli lunghi e i baffi, e quel giorno indossavo un lungo maglione marrone. Arbore mi guarda e mi dice: “Sembri un fratacchione di campagna! Ti vedo bene con il saio. E poi all’interno del gruppo un religioso ci sta bene”. Così è nato Frate Antonino da Scasazza. Vicino a Messina c’è una località che si chiama Casazza, ma io ho aggiunto la “s” che ridicolizzava il nome». E continua: «Le riunioni a casa di Arbore erano il mercoledì. Il resto della settimana tornavo a casa a Messina. Con i miei risparmi avevo comprato una telecamerina, la piazzavo in salotto, inserivo una cassetta vhs da 90 minuti e andavo a ruota libera. Improvvisando, tiravo fuori battute, idee, intuizioni. E mentre io facevo lo stupido davanti all’obiettivo, dietro di me c’era un viavai: sullo sfondo si vedevano mia madre e mio fratello che passavano in corridoio. Poi riguardavo la videocassetta e mi appuntavo le battute che facevano più ridere per proporle ad Arbore il mercoledì successivo». E conclude: «In uno dei miei deliri mi venne in mente il nome di San Gesualdo. Ma mi sembrava troppo normale, così lo trasformai al plurale e divenne Sani Gesualdi, protettore dei proprietari di boutique. In fondo, il santo protettore ce l’hanno tutti…
In trasmissione Frate Antonino citava spesso delle cose che “aveva letto nel libro del santo”, che ovviamente non esisteva. Arrivò un editore e mi disse: ma perché il libro di Sani Gesualdi non lo scrivi davvero? E fu un successo».