Home TvPaolo Bonolis ricorda gli anni di “Bim bum bam” e il rapporto con Uan

Paolo Bonolis ricorda gli anni di “Bim bum bam” e il rapporto con Uan

Chi è stato bambino tra l’inizio degli Anni 80 fino a poco prima del 2000 non può dimenticare il programma pomeridiano andato in onda su Italia 1 e Canale 5. E non può non aver amato il pupazzo rosa a forma di barboncino che in tv ci ha tenuto per mano durante tutta l’infanzia

Foto: Manuela Blanchard, Uan e Paolo Bonolis a "Bim bum bam" nel 1985

21 Novembre 2019 | 15:59 di Alessandro Alicandri

«Prima fai i compiti e poi “Bim bum bam”» ci dicevano sempre i nostri genitori. Chi è stato bambino tra l’inizio degli Anni 80 fino a poco prima del 2000 non può dimenticare il programma pomeridiano andato in onda su Italia 1 e Canale 5. E non può non aver amato il pupazzo rosa a forma di barboncino che in tv (anzi in “tivì”, come direbbe lui) ci ha tenuto per mano durante tutta l’infanzia: Uan.

Tra un cartone animato e l’altro per molti anni ci sono stati lui, Paolo Bonolis e Manuela Blanchard a tenerci compagnia con chiacchiere e leggerezza. Bonolis e “Uanino” (che abbiamo incontrato a Lucca, come potete leggere sotto) hanno riaperto solo per Sorrisi la scatola dei loro ricordi. Cominciamo da Bonolis.

Paolo Bonolis, torniamo a parlare di “Bim bum bam” e del suo vecchio amico Uan.
«Va bene, basta che lei non mi chiami “Pìolo”, come faceva sempre lui (ride)».

Non accadrà, promesso! Cosa rappresenta per lei quel personaggio?
«È stato il compagno di viaggio del mio primo grande successo in tv. Dopo i primi due giorni al suo fianco, per me non era più solo un pupazzo».

Anche per noi, sa? Le vostre chiacchierate erano spassosissime.
«Alcune sono riuscite bene, altre meno, come tutto ciò che nasce dall’improvvisazione. Io e Giancarlo Muratori, prima voce di Uan e autore con me del programma, scrivevamo un canovaccio ma alla fine parlavamo senza filtri. Mi creda: non tenevamo un cecio in bocca, c’era grande libertà».

Infatti parlavate in modo poco... stereotipato.
«Volevamo parlare ai bambini senza moine e “birignao”. I primi giorni non è stato facile, ma stando accanto a quell’essere fatto di lanuggine e cuciture ho imparato a trattarlo come un fratello minore in carne e ossa. Manuela si inseriva tra il birbone, Uan, e la vittima, il sottoscritto».

Cosa l’ha conquistata di Uan?
«La personalità e la frenesia caratteriale che in qualche modo è anche la mia cifra oggi in tv. Giancarlo Muratori è stato un grande attore ma soprattutto un brav’uomo fuori dagli schemi (è scomparso nel 1995, ndr)».

Come era arrivato a “Bim bum bam”?
«Avevo esordito su Rete 1, la futura Raiuno, con “3, 2, 1... contatto!”. Con la stessa squadra di conduttori poi iniziammo “Bim bum bam” su Antenna Nord, che poi diventò Italia 1. Quando Fininvest acquistò la rete, Alessandra Valeri Manera decise di cambiare tutto: dei tre conduttori tenne solo me, affiancato da Uan e Licia Colò, anche se poi la coppia storica fu quella con Manuela Blanchard».

Ha detto che per lei questo programma è stato una scuola.
«Confermo. Per sei o sette anni tutti noi abbiamo dato un’enorme disponibilità. Ho imparato a irrobustire l’autostima e a lavorare in una situazione talvolta ripetitiva. Abbiamo portato avanti uno stile rivoluzionario in un universo parallelo. “Bim bum bam” era corrosivo, perché ironicamente critico verso la tv degli adulti».

Quando ottenne il suo secondo Telegatto per “Bim bum bam” ringraziò il nostro settimanale.
«Sorrisi aveva capito prima di tutti che quello spazio stava rivoluzionando il mondo della tv, mentre tutti gli altri ci consideravano di Serie B. Eppure in quel periodo più del 40% dei televisori erano accesi per guardarci».

In quell’occasione, Mike Bongiorno le disse: «Lei farà programmi di successo anche in prima serata».
«Ci ha preso... Mike è stato il mio Mago d’Arcella! (ride)».

Cosa non dimenticherà?
I lunghi pomeriggi di divertimento. Enrico, Kitty, Mariagrazia, tutto il Gruppo 80 che ha creato Uan. Il programma è stato un collettivo di grande volontà creativa e professionale. Hanno dato lunga vita a una magia».

Ecco i segreti di Uan: sapete che lo animano tre persone?

I ragazzi degli Anni 80 erano figli di una generazione che amava sognare. Forse per questo molti non si sono mai chiesti chi ci fosse dietro (o sotto) quel pupazzo rosa a forma di barboncino. Chi era Uan di “Bim bum bam”?

In occasione del festival “Lucca Comics & Games” l’abbiamo riabbracciato per scoprire la verità. «È frutto della volontà di Silvio Berlusconi di fidelizzare i ragazzi alle sue reti» spiega Enrico Valenti, uno dei creatori.

«Da lì come “Gruppo 80” abbiamo dato vita a Uan, ispirandoci alla pronuncia in inglese del numero “uno” di Italia 1, prima rete a ospitarlo». Con Enrico ci devono essere sempre altre due persone, una di loro è Donatella Sturla. «Era la prima volta che si vedeva in tv un pupazzo così grande» racconta. «Le marionette come Topo Gigio costringevano il conduttore ad avvicinarsi troppo al pupazzo». Sotto il tavolo di circa un metro, ben nascosti, ci sono quindi due animatori: uno per muovere le mani e uno la bocca.

E poi c’è la voce. Fu Giancarlo Muratori il primo a dare parola a Uan, con quel carattere ribelle che si amalgamava alla perfezione con la verve di Paolo Bonolis. «Ne abbiamo fatte di tutti i colori da allora, ma una chimica così forte tra un umano e un pupazzo non l’abbiamo mai più vista» spiega Donatella.

Dopo la scomparsa di Muratori, l’eredità venne raccolta da Pietro Ubaldi, già voce del pupazzo Four. «Ho dovuto imitare una voce molto diversa dalla mia, il mio timbro non è acuto quindi è stato faticoso» spiega. «Poi ho modellato Uan sulla mia personalità». Con il tempo il suo successo è diventato travolgente. «Abbiamo dovuto creare decine di copie del pupazzo perché veniva usato così tanto da consumarsi in fretta» svela Valenti.

Oggi invece appare solo in occasioni speciali, come in un recente spot realizzato insieme con Netflix per la terza stagione di “Stranger Things”. Uan è anche in streaming su Mediaset Play: nel canale “Cult” ci sono tanti video dell’epoca. Sul web poi esistono pagine social con alcune copie di Uan reperite dai fan, ma i canali ufficiali sono solo quelli degli animatori del “Gruppo 80” e di Enrico Valenti (su Facebook) che condividono spesso ricordi e segreti di questo mitico personaggio.