Peppone (Giuseppe Calabrese): «Amo le tradizioni e stare tra la gente»

Il ristoratore di Potenza e conduttore tv, conduce "Linea verde Estate" su Rai1 con Angela Rafanelli

19 Giugno 2022 alle 08:01

L’appuntamento con Giuseppe Calabrese, meglio conosciuto come Peppone, ristoratore di Potenza e conduttore tv, si è rivelato una divertentissima sorpresa. Profondo conoscitore dello street food e innamorato delle tradizioni, ma anche attento difensore dell’ambiente e nemico dello spreco alimentare, Peppone con la sua semplicità e la sua ironia mi ha accompagnato per un paio d’ore nel suo mondo fatto di ricordi, incontri, sapori: un mix di esperienze e aneddoti raccontati con cura, arricchiti con proverbi e resi interessanti da citazioni filosofiche e letterarie. «Sì, lo so. Quando parlo di cibo potrei risultare anche... pesante». Sfodera la sua ironia Peppone, in onda ogni domenica su Raiuno con “Linea verde Estate” al fianco di Angela Rafanelli.

Si definirebbe una persona “leggera”?
«Diciamo che non sono mai stato esile (sorride). Sono stato sempre fisicamente più grande dei miei coetanei, poi mi sono “livellato”, più o meno...».

È per questo che la chiamano Peppone?
«Sì, fin dall’adolescenza. Il mio è un nome a cui sono legato. Mio nonno, che si chiamava Giuseppe Donato, disse a mio padre di chiamarmi solo con il suo primo nome essendo già di per sé lungo il cognome».

C’è però qualcuno che la chiama Giuseppe?
«Mia madre, mio fratello Gaetano, i miei amici storici Bianca e Vincenzo e anche quelli del liceo».

Quando ha scoperto la passione per la cucina?
«Da bambino. Ero affascinato dal rito domenicale della pasta fatta a mano da mia nonna Concetta, bravissima nell’arte degli strascinati, un tipo di orecchiette, con il ragù di carne chiamato ’ndruppeche (“inciampo” in potentino, ndr), che oggi cucina solo mia zia Anna. Ricordo le tavolate di zii e cugini. Quando sono andato a studiare Giurisprudenza a Siena mi mancavano così tanto le domeniche familiari che anche lì ho cercato di far parte di una comunità per condividere quest’abitudine. Perciò sono entrato nella contrada della Chiocciola e regolarmente “battezzato” (con un battesimo laico si sigla l’appartenenza alla contrada, ndr). Amo mangiare in compagnia: il cibo azzera le distanze».

Da esperto di gastronomia, sa cucinare bene?
«Non sono mai stato un cuoco. Sono appassionato di antropologia del cibo, studio che ho approfondito al Cnr, il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Siena dove ho lavorato per un po’».

E dopo Siena?
«Sono ritornato a Potenza perché mio padre, che era un bravo medico, stava lottando contro un male incurabile. Dopo la sua morte sono andato in Africa con un’associazione. Lì ho approfondito la cultura del cibo e le sue armoniose contaminazioni. Rientrato a Potenza, ho aperto il bar enoteca “Cibò”, che nel tempo ho trasformato in un bistrot. Ho creato una piccola comunità coinvolgendo gli agricoltori locali e promuovendo i loro prodotti. Sono loro che presidiano la tradizione».

Com’è nata l’esperienza in tv come inviato di “La prova del cuoco”?
«Per caso. Un giorno Francesca Barra, giornalista e scrittrice (moglie di Claudio Santamaria, ndr) e cliente di “Cibò”, venne a mangiare con un suo amico. Parlammo di cibo e calcio tutta la sera. Il giorno dopo dovevo andare a Roma e scoprii che anche l’amico di Francesca doveva andarci. Da buon meridionale, gli offrii un passaggio. E continuammo a parlare di cibo e calcio. Lo lasciai in Piazza Mazzini ignorando chi fosse. Salvo poi scoprire che si trattava di Angelo Mellone, un dirigente Rai. Siamo diventati amici. Un giorno mi arrivò la telefonata da “La prova del cuoco” (e io pensavo fosse uno dei tanti scherzi del mio vecchio amico Piero) per invitarmi a un provino, che superai. Da lì è partita la mia carriera in tv. Però tutti i weekend torno a Potenza per lavorare al bistrot e stare con la mia gente. Io resto oste nel cuore».

Nella seconda puntata di “Linea verde Estate” suonerà in una delle “Battuglie di Pastellessa” di Macerata Campania, la festa locale.
«Quando vado in giro per lavoro mi piace interagire con le persone del posto. Mi diverto, sono un animale sociale...».

Cosa mangerebbe tutti i giorni?
«La pizza».

La parola estate fa rima con...
«Cibo, sempre. E rispetto per quello che non si mangia al momento e che non va mai sprecato».

Fabio Concato nel brano “Rosalina” cantava: «Hai fatto caso che le magre sono tristi? E invece tu hai sempre voglia di cantare». Lei porta buonumore…
«Quando c’è una rotondità importante c’è quasi sempre un problema da risolvere. Io sono un ottimista a prescindere dal peso. Mio padre mi raccomandava sempre di avere rispetto per gli altri: “Se devi parlare male di qualcuno, taci”. È un consiglio che mi porterò fino alla tomba. Le relazioni sono fondamentali».

Non mi dica che anche lei ha la fissa della prova costume…
«Anche io vorrei vedermi atletico e palestrato, ma alla fine... cedo alle tentazioni».

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