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Pif si rimette il vestito delle “Iene”

Dopo sei anni di assenza torna là dove era partito e dove ha studiato come fare tv

Foto: Pif

26 Gennaio 2016 | 16:06 di Barbara Mosconi

Pif è molto occupato. La mattina è a Radio 2 dove conduce «I Provinciali», il pomeriggio corre a montare e smontare il film girato nei mesi scorsi e, nel frattempo, sta progettando le nuove puntate de «Il testimone» da realizzare per Mtv la prossima estate. Le idee sono tante, il tempo per concretizzarle, forse, meno.

«Arieccoci!»: hai annunciato così il tuo ritorno a «le Iene».
«È un modo carino per dire che ci risiamo.  Sono andato via sei anni fa e sono tornato».

Perché sei tornato?
«Perché io sono nato là.  Per me è un luogo familiarissimo, ho dormito dentro Mediaset ben due volte, neanche Pier Silvio l'avrà mai fatto».

Ti mancavano «le Iene»?
«Sì, anche se non le guardavo più. All'inizio mi faceva rabbia non poterci essere, preferivo non sapere nulla. Infatti torno in un programma che non conosco benissimo».

Perché te ne sei andato?
«Era arrivato un momento in cui dovevo capire se riuscivo a camminare da solo».

Per per 19 giorni batti Fabio Volo e sei il più vecchio dei conduttori.
«Poche settimane cosa sono! Lui nel frattempo è diventato più adulto, si è fatto una famiglia, io ancora faccio il fesso».

Anni fa Antonio Di pietro ti disse: «Forse è il caso che metti la testa a posto». L'hai fatto?
«Non me lo ricordo, incomincio a non rircordarmi le cose, conferma il fatto che sono il più vecchio del gruppo. Comunque no, se metto la testa  a posto devo cambiare mestiere.».

Quanti anni hai trascorso a «le Iene»?
«Sei, ho cominciato a gennaio 2001, ricordo ancora Simona Ventura che lanciava un mio servizio come ?la iena Pierfrancesco?. Poi grazie a Marco Berry tutti hanno iniziato a chiamarmi Pif».

A parte il soprannome Pif cosa devi a «le Iene»?
«Un vestito nero che ho recliclato per due matrimoni e un battesimo...».

Nient'altro?
«Le Iene sono una scuola per chi ama il video, un programma con dentro tanti format e tanti linguaggi, dalla cosa seria alla cosa stupida, è il programma migliore che ti può capitare».

Il servizio che ricordi con più affetto?
«Sono molto fiero del servizio sulla sentenza di Andreotti e di quello in cui, fingendo di fidanzarmi con Elisabetta Canalis, feci una candid camera a mia madre».

Adesso fai il conduttore. Ti senti più al sicuro?
«Non ho mai fatto il conduttore, non ho idea di cosa succederà, se mi avessero proposto un altro programma, non avrei accettato. Non per snobismo, il mio ego è abbastanza soddisfatto».

Il tuo personaggio dell'inviato timido e goffo è scaduto?
«Non ho più l'età. Io sono sempre stato una iena anomala, soffrivo, mi sentivo a disagio, nella vita non amo fare scherzi, anche se per anni ho pagato l'affitto facendo scherzi in tv. E poi, come si dice, ormai faccio il regista ormai faccio cinema...».

Hai appena girato il film «In amore e in guerra».
«Lo sto montando, uscirà dopo l'estate, ma sono soddisfatto, mi è passato l'incubo del secondo film. È la storia d'amore di due persone ambientata in Sicilia durante lo sbarco degli americani nel '43».

Radio, cinema, tv, non manca nulla.
«In radio sto imparando, di solito lavoro con le immagini. Ma nella vita è importante avere qualcosa da dire, poi il mezzo è secondario. Puoi usare anche il piccione viaggiatore».

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