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Portobello: ecco com’era il mitico programma tv di Enzo Tortora

Antonella Clerici tornerà in autunno su Raiuno con il programma di Enzo Tortora: ripassiamo un pezzo di storia della tv

Foto: Enzo Tortora

22 Giugno 2018 | 12:27 di Stefania Zizzari

La notizia la sapete già: «Portobello» torna in tv in autunno su Raiuno e a condurlo sarà Antonella Clerici. (le vecchie puntate invece potete vederle, o rivederle, sul sito www.raiplay.it.

Ma cos’era «Portobello»? E soprattutto, cosa ha rappresentato, non solo per la televisione italiana ma anche per tutti noi, quel programma così innovativo e così superbamente condotto (e scritto insieme con la sorella Anna e con Angelo Citterio) da Enzo Tortora?

(Continua dopo la gallery).

Le foto storiche

Torniamo indietro di quarant’anni. Erano le 20.50 di venerdì 27 maggio 1977 quando dagli studi Fiera 2
di Milano Enzo Tortora diede il benvenuto al pubblico della Rete 2. Prendeva vita una trasmissione che ha fatto epoca, una pietra miliare della televisione italiana. Una trasmissione che avrebbe raggiunto numeri che oggi sembrano impensabili: parliamo di qualcosa come 20-25, milioni di telespettatori a puntata. E picchi di 28 milioni.

Ma partiamo dal titolo, che Enzo Tortora scelse ispirandosi a Portobello Road, la strada londinese che ospita il famoso mercatino. L’idea dietro al programma, infatti, era quella di mettere in comunicazione tra loro chi vendeva, comprava, cercava qualcosa o qualcuno. Perfino l’anima gemella... Tutto poteva succedere a «Portobello, il mercatino del venerdì».

Presenza fissa (e determinante) in studio era il pappagallo che si chiamava proprio come la trasmissione: Portobello. In ogni puntata c’era qualcuno che doveva cercare in 30 secondi di far pronunciare al pappagallo il suo nome. Ci provarono in tanti, sconosciuti e personaggi famosi. Ognuno con la sua tecnica, più o meno buffa. Invano. Sembra che il pappagallo fosse un chiacchierone durante il giorno, ma la sera, stanco, non avesse proprio intenzione di proferire parola. Finché, il primo gennaio 1982, il «miracolo»: l’attrice Paola Borboni riuscì nell’intento, procurando l’euforia generale. I soldi del premio vennero impiegati per pagare un intervento di chirurgia plastica a un bambino rimasto ustionato al viso.

Ma, tormentone del pappagallo a parte, il cuore del programma erano le seguitissime rubriche, da cui poi hanno preso vita tante trasmissioni che sono arrivate fino a noi.

«Fiori d’arancio», la «pagina profumata» come la chiamava Enzo Tortora. Erano in tanti ad andare in trasmissione alla ricerca dell’anima gemella. Si accomodavano in studio e, punzecchiati dal conduttore, spiegavano le loro preferenze in fatto di cuore. C’è chi cercava la signora procace, chi l’uomo «focoso» di origine spagnola, chi si accontentava di un uomo buono e lavoratore. E le telefonate e le lettere, corredate di fotografie, arrivavano a vagonate in redazione. Ci furono anche dei matrimoni nati proprio lì. Una sorta di «Agenzia matrimoniale», di «Stranamore» e di «Uomini e donne» ante litteram, insomma.

La rubrica degli inventori aveva un successo clamoroso. Si presentavano persone di tutte le età e con le idee più strampalate. Una per tutte? Il signore che, con tanto di carta geografica e bacchetta da professore, spiegava di aver risolto il problema della nebbia in Val Padana (vedi box sotto). Il programma «I cervelloni» sembra nato proprio da questa rubrica di «Portobello».

Infine «Dove sei?», il momento forse più commovente di ogni puntata. Una rubrica che è riuscita a far ritrovare persone che si erano perse di vista nella vita. L’esempio rimasto nella memoria di tutti è quello del pompiere che salvò un neonato durante il terremoto nel Belice, in Sicilia, e dopo dieci anni potè riabbracciare quel bambino, diventato ormai un ragazzo. E anche in questo caso, i figli della rubrica sono tanti: «Carràmba! Che sorpresa», «Così lontani così vicini», «Chi l’ha visto?», tra gli altri.

Insomma, risate, tenerezza, commozione, ironia, spensieratezza, riflessione, curiosità, stupore... c’era tutto questo dentro a ogni puntata di «Portobello».  E poi, a un certo punto, la fatidica frase di Tortora: «Big Ben ha detto stop». Il tempo per il racconto e per le telefonate era finito e l’appuntamento andava al venerdì successivo.

Finché il 26 giugno 1987 Big Ben disse stop per sempre. Anzi no. tornerà a battere il prossimo autunno.