Home TvProgrammi“90° minuto”: Gianni Vasino e Cesare Castellotti raccontano storie e cravatte del calcio di ieri

“90° minuto”: Gianni Vasino e Cesare Castellotti raccontano storie e cravatte del calcio di ieri

Ricordate la banda Valenti? Parlano due giornalisti degli anni d’oro del programma di Rai1

Foto: Cesare Castellotti e Gianni Vasino

12 Giugno 2020 | 12:29 di Giampiero Timossi

Momenti di trascurabile ostilità. «Sembravamo tutti fratelli, ma in verità a “90° minuto” non c’era sempre un clima amabilissimo». Parola di Gianni Vasino, giornalista a riposo nato a Serravalle, “quella ferrarese,” ma cresciuto a Sanremo, città del Festival. «Però, a “90°”, ero semplicemente il “genovese” che Paolo Valenti indicò per seguire le squadre lombarde. Seguivo Milan e Inter, ma anche l’Atalanta. Forse non sarà stata la potenza di oggi, però era pur sempre tosta, un osso duro, caparbia come sanno essere i bergamaschi».

Momenti di immancabile felicità. Bastava accendere su Rai1, ore 18.15 circa: “90° minuto” era tutto il calcio che bastava in tv. Dal 1970 al 2005 sempre in onda sulla prima rete della tv di Stato. «C’erano i gol, la cronaca essenziale di quanto accadeva in campo» spiega Vasino. E c’era Paolo Valenti a condurre: «Un maestro, unico nell’arte della sintesi». C’erano i collegamenti da tutti gli stadi, i gol della Serie A, gli accenti, i volti, le cravatte colorate che rischiavano di fare a pugni con gli sfondi. Reti, traverse e pali, il colpo perfetto della “Banda Valenti”: Luigi Necco da Napoli, Cesare Castellotti da Torino, Tonino Carino da Ascoli, Marcello Giannini da Firenze, Ferruccio Gard da Vicenza e Verona... Racconta Vasino: «Purtroppo siamo rimasti davvero in pochi, io, Castellotti e Gard. Adesso ci ha lasciati anche Beppe Barletti, che aveva lavorato con noi da Torino. Era un purosangue, riservato, ma sempre disponibile con i colleghi».

Due anni fa se n’è andato anche Luigi Necco “da Napoli”. Vasino ricorda, si commuove, poi sorride: «La nostra era una perenne prosecuzione della sfida Milan-Napoli. Mi ha lasciato senza spiegarmi perché ce l’avesse così tanto con me. Oggi si direbbe che le nostre schermaglie facevano ascolti. In realtà era un gioco, anche se a Paolo Valenti non piaceva».

Tutto ruotava intorno al conduttore: «Le indicazioni di Paolo erano chiare, così come i giudizi». Il più temuto? «Quando diceva: oggi non mi sei piaciuto per la tua intimità». Può tradurre, Vasino? «Il suo consiglio era quello di star sempre leggeri prima di andare in onda. Meglio accontentarsi di un’insalata ed evitare così il rischio del “ruttino”».

Il genovese eseguiva, sempre puntuale, equilibrato, spesso innovativo: «Per chi tifavo? Spal, sono ferrarese». Sacrosanto, quasi scontato: «Non mi sottraggo: tra Milan e Inter, Milan; tra Torino e Juventus, Juve, perché Giampiero Boniperti era stato un mio alpino, ero sottotenente a Pinerolo. Tra Genoa e Sampdoria? Genoa, perché è la squadra del cuore di mio figlio Edoardo, che oggi ha 44 anni».

Per affrontare e condividere i problemi legati alla disabilità proprio del figlio Edoardo, Gianni lanciò su Raidue qualcosa che nessuno prima aveva mai pensato e realizzato: «Erano gli Anni 80, la rubrica si intitolava “Come noi”, andava in onda ogni martedì nel Tg2 delle 13. Ci scrivevano da tutta Italia per segnalare e condividere i problemi dei portatori di handicap e delle loro famiglie. Quella fu la prima volta che un tema per me così importante veniva affrontato in tv. Ed è probabilmente il ricordo più felice della mia lunga vita di giornalista».

Parole e palloni. «Per me sono decisamente più importanti le prime e ho una confessione da fare: non ho mai tirato un calcio a una palla, mai giocato una partitella, neppure tra amici o compagni d’università». Cesare Castellotti ha vissuto la magnifica avventura di “90º minuto” ed è «tra i pochi “reduci” che hanno ancora la fortuna di poterlo raccontare».

Anche le sue cravatte stonate hanno fatto la storia del pallone in tv, il fatto che fossero spesso di seta granata rivelavano un’amorevole tendenza per i colori del Torino. «Ho avuto la fortuna di vivere sul campo lo scudetto del campionato 1975/76, quasi due ore a raccontare quello che stava accadendo con lo straordinario Paolo Frajese. Fu Paolo il primo a intervistare l’allenatore Gigi Radice, mentre a me toccò il presidente Pianelli. Sì, ero granata, ma avevo amici come Gaetano Scirea e tanti altri juventini come Tardelli, Fanna, Zoff. Con Gaetano e sua moglie andavamo in vacanza, a Capri. Amici erano anche i giocatori del Toro, come Eraldo Pecci, con cui trascorrevo serate a giocare a scopone scientifico».

Palloni e parole, come “mister”: «Termine inglese che mi provoca una certa orticaria» spiega il giornalista. Poi aggiunge: «La cosa diventa una conclamata forma allergica quando sento parlare di “extra time”. L’italiano è una lingua meravigliosa, usiamola. Diciamo allenatore o tecnico, parliamo di minuti di recupero. Questa continua volontà di sostituire la lingua italiana con quella inglese è la cosa che mi piace meno del calcio di oggi. Per il resto trovo colleghi molto più preparati di quanto non lo fossi io. Ero un cronista che ebbe l’occasione di partecipare a quella trasmissione fantastica che fu “90º”».

Castellotti era il volto di Torino in televisione, con baffi o senza baffi. Cesare sorride e rivela: «Un giornalista deve restare affidabile e comprensibile, non deve certo inseguire la popolarità. Però non nascondo che una certa popolarità mi faceva piacere e derivava anche dai personaggi che molti comici inventarono ispirandosi a me. Straordinario fu Teo Teocoli con Gianduia Vettorello a “Mai dire gol”. Ma ancora prima mi prese in giro Il Trio, con Lopez, Solenghi e la povera Marchesini. E quella... carogna di Enrico Montesano, che in una sua gag disse: “Non si capisce mai se Castellotti ha o no i baffi”. Così tirò fuori dal taschino un paio di baffi finti. Io, la domenica dopo, feci un collegamento alle 14 con i baffi. Quindi, poco prima di andare in onda a “90°”, alle 18.20 me li tagliai e mi presentai in diretta senza».

Tempi e amici passati. E un altro pezzo di “90°” se n’è andato qualche giorno fa. Castellotti ricorda commosso: «Provavo grande affetto per Beppe Barletti. Quando venni scelto per “90°” presi il suo posto e lui passò a “Domenica Sprint” su Raidue. Immagino che la cosa non gli fece piacere, ma non smise di dimostrarmi amicizia. E Beppe, a differenza mia, masticava sport e calcio».