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Alberto Angela: «Così si viveva a Pompei»

Il conduttore dedica a Pompei il nuovo appuntamento di «Stanotte a...». Ma come si viveva nella città distrutta nel 79 dopo Cristo dalla terribile eruzione del Vesuvio?

Foto: Alberto Angela  - Credit: © Barbara Ledda

21 Settembre 2018 | 13:48 di Alex Adami

Alberto Angela dedica a Pompei il nuovo appuntamento di «Stanotte a...». Ma come si viveva nella città distrutta nel 79 dopo Cristo dalla terribile eruzione del Vesuvio? Abbiamo chiesto proprio ad Angela alcune curiosità.

SVEGLIA ALL’ALBA

Non essendoci l’elettricità si seguivano i ritmi del sole: si andava a dormire presto la sera (per fare luce si utilizzavano le lucerne ma l’olio era prezioso e non si poteva sprecare) e ci si alzava all’alba. Pompei la mattina si svegliava presto: gli «orari di ufficio» erano dalle 7 circa fino alle 13, ora di pranzo. La zona del Foro era un’area pedonale, vietata al traffico dei carri. E come nelle nostre città esisteva una sorta di Ztl (zona a traffico limitato): lo scarico delle merci era permesso solo di notte. Si lavorava solo la mattina. Il pomeriggio si andava alle terme, ci si dedicava alla cura di sé e a metà pomeriggio, verso le 17, si cominciava a preparare per il banchetto della cena. A casa propria o invitati dagli amici.

NOTTI... SCOMODE

Non esistevano letti matrimoniali, solo singoli. I materassi erano o di lana o di fibre vegetali: non erano molto comodi. I letti erano alti e serviva un banchetto per salire, dove venivano lasciati i sandali, da calzare poi la mattina prima di scendere per non mettere i piedi nudi sul pavimento. Le coperte erano spesso a strisce colorate. Per riscaldare gli ambienti si utilizzavano dei bracieri.

CHE COLAZIONE!

La mattina si mangiava pane con miele o ricotta inzuppato nel latte (sia di mucca che di capra). E poi si riciclavano i resti della cena della sera precedente: carne, vino… insomma, era un pasto completo. Il caffè non c’era: nessuno a Pompei avrebbe chiesto un espresso! E niente tabacco: a Pompei non si fumava.
Si beveva acqua, vino, latte, infusi. Non la birra, ritenuta da barbari. In particolare, il vino veniva riscaldato d’inverno (una sorta di vin brûlé) e rinfrescato d’estate, facendolo passare attraverso un colino pieno di ghiaccio. Era contenuto nelle anfore o in ampolle, qualcosa di simile ai nostri decanter.

A TAVOLA

A Pompei si mangiava carne di mucca, di capra, di maiale ma anche di ghiro, struzzo e fenicottero. Poi pesci di tutti i tipi, legumi, uova, frutta fresca e secca. Era molto utilizzato il «garum», una sorta di colatura di alici, dal sapore di pasta d’acciuga, con il quale si insaporivano i piatti.

TUNICHE E REGGISENI

Gli uomini indossavano una tunica, una sorta di maglietta extralarge, legata con un cordino in vita. Le donne erano vestite nello stesso modo, ma la tunica era più lunga. C’era attenzione alla biancheria intima: il reggiseno, con effetto push up, era una fascia che stringeva e alzava il seno e gli slip avevano spesso dei fiocchetti.

MATRIMONI COMBINATI

Non esistevano ristoranti, tanto meno quelli romantici... C’erano solo «bettole» dove si poteva mangiare qualcosa velocemente. Oltretutto le ragazze di buona famiglia uscivano sempre accompagnate da una balia e per strada non avremmo mai visto due ragazzi baciarsi, abbracciarsi o tenersi per mano: le effusioni non erano permesse.
I matrimoni erano tutti combinati e di convenienza. Le ragazze si sposavano presto, verso i 14 anni, anche con uomini di 30-40 anni. Le coppie non dormivano nello stesso letto: stanze separate. Le donne facevano subito i figli e c’era un’alta mortalità dei bambini alla nascita, così come delle donne per il parto. Gli uomini erano poligami, avevano una moglie ufficiale e poi diverse concubine, anche nella stessa casa.

BELLE DONNE

A quei tempi la donna piaceva «mediterranea», cioè formosa con grandi fianchi e seno abbondante.