Home TvProgrammiAlberto Angela: «E a Hiroshima scoppiai a piangere»

Alberto Angela: «E a Hiroshima scoppiai a piangere»

Festeggia su Raiuno i 20 anni di "Ulisse" e racconta le emozioni del suo infinito giro del mondo

Foto: Alberto Angela

10 Settembre 2020 | 9:00 di Andrea Di Quarto

È sempre un ritorno atteso quello di “Ulisse - Il piacere della scoperta”. Dal 16 settembre Alberto Angela riapproda su Raiuno con quattro viaggi straordinari: da un volo mozzafiato nei cieli della Capitale agli inediti ritratti di due grandi figure storiche, Raffaello e la Regina Elisabetta II, fino a un viaggio nell’America dei Kennedy, una famiglia partita povera dall’Irlanda e arrivata alla Casa Bianca.

Angela, sono passati 20 anni e il viaggio di “Ulisse” continua.
«Verso una rotta che abbiamo scelto fin dall’inizio e che si è rivelata vincente. Per noi è stato un modo di scoprire la Storia, il mondo, le persone, certi eventi e l’abbiamo raccontato e spiegato al pubblico esattamente con la stessa emozione con cui noi scoprivamo le cose. Credo che questo sia uno dei segreti del programma: portare il pubblico a bordo di questa caravella e scoprire il mondo insieme».

In televisione non è facile durare così a lungo.
«Vent’anni sono tanti. Ogni tanto andiamo a rivedere le trasmissioni passate e ci diciamo: “Accidenti, eravamo andati anche là!”. Abbiamo fatto il giro del pianeta, dall’Isola di Pasqua all’Australia, dalle Hawaii all’Africa, e poi le aurore boreali del Grande Nord, i templi delle antiche civiltà Inca e Maya... Eppure, se ci penso, quello che abbiamo fatto non è stato altro che viaggiare nell’esperienza dell’uomo e dell’umanità e ogni volta scoprire persone che hanno lasciato un’impronta, da Darwin alla Regina d’Inghilterra».

Passare dal sabato sera al mercoledì la preoccupa?
«Guardo tutto nell’ottica di un grande progetto culturale partito con “Stanotte a…”. Il passaggio al mercoledì è un dettaglio: l’Italia è l’unico Paese che manda la cultura in prima serata».

Avrà milioni di ricordi, ma c’è stato un momento di particolare emozione?
«Mai mi sono emozionato come di fronte ai sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki. Parlavano in giapponese, non capivo niente ma piangevo commosso: mi arrivava tutta la forza delle loro emozioni. È incredibile il messaggio che il tono della voce e lo sguardo riescono a trasmetterti, al di là delle parole».

Ancora uno.
«Il decollo dello Shuttle. Sei a fianco di esploratori, di pionieri, e capisci che l’umanità sta cercando di andare dove nessuno è mai andato. Le sensazioni sono pazzesche: ti trovi a cinque chilometri di distanza, ma quando vedi la navicella salire la cascata di fiamme è tale che ti fora gli occhi».

Ai razzi è legata anche la sua ultima apparizione in video con suo padre Piero.
«Per i 50 anni dello sbarco sulla Luna siamo tornati a Cape Canaveral: erano 23 anni che non facevamo una cosa insieme in tv. Lui all’epoca era lì, presente, e 50 anni dopo eravamo insieme nello stesso punto. Per me è stato il coronamento di un grande viaggio che abbiamo fatto: due divulgatori che si ritrovano e insieme commentano, con la piccola annotazione che uno dei due, allora 90enne, è un testimone».

Come sceglie gli argomenti?
«Il nostro metodo è far emergere la straordinarietà di persone ordinarie che la Storia ha posto in situazioni straordinarie. Raccontare la Regina Elisabetta, per esempio (è la protagonista della terza puntata, ndr), è un’idea che mi è venuta perché lei è una testimone della Storia. Ha attraversato tutto quello che noi troviamo nei libri. Raccontando la sua vita si ripercorre l’epoca che ci ha fatto nascere e in cui in parte abbiamo vissuto. E poi c’è la sua umanità: lei diventa la Regina ma è una donna, e quindi, come tutti, con le gioie e le delusioni, e con la voglia di dedicarsi ai suoi hobby, i cavalli e i cani. Pochi sanno che la Regina d’Inghilterra è una delle più grandi esperte dell’allevamento dei cavalli: se non avesse fatto la regina avrebbe allevato cavalli con grande successo».

Come si fa a raccontare una Regina a cui Netflix ha dedicato perfino una serie, “The crown”?
«Vedremo l’alternarsi di dramma e gossip nella lunga storia della Regina Elisabetta II, comprese le vicende di Lady Diana. Ma siamo un programma di Storia, non di gossip, e il fulcro resta Elisabetta, una ragazza diventata Regina a 26 anni... per caso. Lo zio, Re Edoardo VIII, abdica per amore di una donna non aristocratica e divorziata, e il padre di Elisabetta diventa Re Giorgio VI. Così lei passa da fare la vita di una normale bambina di 10 anni, che gioca, va in piscina…, a essere l’erede al trono. Quando il padre morì Elisabetta era in viaggio in Kenya con il marito: salì sul “Treetops Hotel” (un albergo di due stanze costruito sugli alberi, ndr) da giovane principessa e ne scese da Regina di una delle più grandi monarchie. Al rientro c’era Churchill ad aspettarla! La corona pesava due chili e volevano alleggerirla, ma lei rifiutò, quasi a significare il fardello del ruolo che accettava. Lei è il timoniere che nella tempesta tiene la barra dritta. Non ha poteri, rappresenta la Corona in una democrazia, eppure non è un soprammobile: ogni settimana il premier va da lei e parlano dei problemi del Paese».

Lei ha tre figli. Ci sarà presto un altro Angela in tv?
«Si vedrà. È giusto che facciano le loro scelte. Io ho cercato di dar loro un approccio multidisciplinare alle idee: si deve sempre essere curiosi, viaggiare. Credo che un genitore non debba dire ai figli cosa fare, ma che cosa sarebbe meglio non fare».