Home TvProgrammiAlberto Angela e la nuova stagione di “Meraviglie”: «Ora cerco la bellezza sommersa»

Alberto Angela e la nuova stagione di “Meraviglie”: «Ora cerco la bellezza sommersa»

Alberto torna a marzo con la sua trasmissione che ci fa scoprire e bellezze nascoste dell'Italia e racconta a Sorrisi le sue avventure subacquee

Foto: Alberto Angela torna il 12 marzo su Raiuno con "Meraviglie"

21 Febbraio 2019 | 14:46 di Alex Adami

Siamo abituati a vedere Alberto Angela tra gli scavi, in cima alle montagne o in mezzo a qualche remoto deserto. Fa un certo effetto trovarlo sott’acqua con muta e bombola d’ossigeno in queste foto esclusive scattate durante le riprese della prima puntata di “Meraviglie”, in onda dal 12 marzo su Raiuno.

«Ero nel Parco archeologico subacqueo di Baia, vicino a Napoli» racconta a Sorrisi. «Un luogo magnifico. A causa del bradisismo una zona della città romana di Baia è lentamente finita sott’acqua. L’effetto è quello di una Pompei subacquea. C’è un bellissimo ninfeo, la sala dove facevano i banchetti gli imperatori. Ci sono tante case con i cortili, i portici, le terme, le strade. E poi ci sono dei mosaici pazzeschi, alcuni anche colorati, che si svelano se con la mano fai andare via la sabbia che si è depositata».

Durata dell’immersione?
«Quattro ore e mezza. Erano i primi di dicembre e l’acqua non era molto fredda, conservava ancora un po’ di calore estivo. Contrariamente a quello che si pensa il momento peggiore per fare immersione è in primavera, perché l’acqua è gelida».

È filato tutto liscio?
«C’è stato qualche problema di visibilità, perché nei giorni precedenti c’erano state delle mareggiate. In alcuni momenti è stato come nuotare con la nebbia. Pensi che io e l’operatore siamo passati accanto alle statue una prima volta senza vederle».

Chi c’è sott’acqua con lei durante le riprese?
«L’operatore subacqueo e due suoi assistenti per le luci. A Baia c’erano anche i responsabili del centro immersioni del luogo che ci hanno aiutato a liberare i mosaici dalla sabbia. E poi un mio compagno di immersione, perché io non scendo mai sott’acqua da solo. Ma ci tengo a dire che sono tanti anni che faccio immersioni con riprese. Non sono il primo e non sarò certo l’ultimo. Quello che di solito faccio nelle immersioni è ritrovare storie dimenticate».

La sua preferita?
«Ho fatto immersioni intorno a un relitto romano in Sicilia nelle Egadi, a Levanzo, e ho esplorato il carico di vite e di storie inghiottite. Ma ricordo anche una “Fortezza volante” americana, un grosso bombardiere, che aveva fatto un ammaraggio di emergenza in Corsica, a Calvi: l’aereo si trova ancora lì sul fondale, e noi ne abbiamo raccontato la storia».

Fino a quanti metri di profondità è arrivato?
«Una cinquantina, è un’immersione impegnativa. Ma lo sono tutte, in effetti, perché dipende sempre dalle condizioni. Se fai un’immersione a due metri in un fiume, è pericolosa perché se passa un ramo o un tronco ti porta via. Tutte le immersioni vanno fatte con estrema cautela, anche quelle che sono considerate semplici. Sinceramente preferisco quelle a pochi metri dove c’è luce naturale, c’è vita, ci sono i colori. E poi non mi infilo nelle grotte e nei relitti: ci entro solo se è strettamente necessario».

Le è mai successo di avere paura sott’acqua?
«No, mai. Sono sempre molto concentrato, controllo l’attrezzatura, guardo la strumentazione: l’aria, la profondità, quanto tempo rimane. Ormai è molto facile fare escursioni subacquee, ma proprio per questo non bisogna mai sottovalutare i rischi. Quando scendi e, dopo aver fatto le manovre di compensazione e aver regolato il tuo assetto, cominci a pinneggiare è bellissimo, perché sembra di volare».

Come fa a comunicare con l’operatore quando è lì sotto?
«Ci vuole sintonia. E con Roberto Rinaldi lavoro da tempo. Per la verità esistono anche delle maschere che ti consentono di parlare, ma non mi piace usarle perché dà ansia allo spettatore, che sente una persona pronunciare brevi frasi e inspirare spesso. Io invece faccio un punto della situazione con Roberto, stabiliamo esattamente cosa fare e come farlo: ci sono le statue, io vengo da questa parte e tu dall’altra, mi stai a 50 centimetri o a un metro, giriamo attorno, cose così. Poi vado giù e mentalmente recito il mio testo: lui riesce a capire quello che sto per fare e mi segue alla perfezione».

Quando ha cominciato a nuotare?
«Da bambino. Ero molto piccolo, andavo al mare d’estate a Varigotti, in Liguria, e passavo tutto il tempo in acqua con i braccioli. Il mio primo corso di nuoto l’ho fatto a Roma quando avevo 7 anni. Ricordo bene anche il mio maestro, Richard Schembri: è lui che mi ha insegnato a nuotare e per questo gli voglio ancora molto bene, nonostante mi avesse preso e buttato in acqua come si usava fare allora. Oggi ci sono metodi più dolci».

Le è sempre piaciuto nuotare?
«Eccome. Avevo tanta passione, ero una piccola promessa del nuoto: ho sempre avuto grande acquaticità e andavo veloce. Ho vinto le mie medaglie, le mie coppe e mi hanno fatto parecchia pressione perché mi dessi all’agonismo, ma non ho voluto».

Come mai?
«Le cose le faccio per amore: amavo il nuoto ma l’idea di praticarlo per fare gare e vincere non mi piaceva. Temevo che prima o poi mi sarei stufato. Era un rischio che non volevo correre».

Stile di nuoto preferito?
«Tutti. Ma con lo stile libero scivolavo letteralmente nell’acqua».

Il mare più bello nel quale ha nuotato?
«Yucatan in Messico, Bahamas, Maldive, Turchia e Grecia. Ma se devo essere sincero il mare più bello è il Mediterraneo, e le coste a cui sono più legato sono quelle del Salento e della Sicilia».

Un viaggio al mare che ha fatto da ragazzo con la sua famiglia?
«Avevo 17 anni, siamo andati con i miei genitori e mia sorella alle isole San Blas a Panama. Ricordo che un giorno mentre ero in acqua a fare snorkeling con una telecamerina, un barracuda mi ha puntato, mi è venuto addosso e l’ho respinto con la telecamera. Mi è andata bene». 

Torniamo al viaggio nelle bellezze del nostro Paese: in quali altri luoghi ci porterà nelle nuove puntate di “Meraviglie”?
«A Lecce, nella Val di Noto, a piazza Navona a Roma, a Urbino e pure in cima al Monte Bianco. Ma questo è solo un assaggio...».