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Alberto Angela torna con la nuova edizione di «Ulisse»

Per il 17° anno riparte su Raitre con il suo popolare programma: «Fu la mia prima insegnante a farmi diventare curioso». Andiamo a scoprire gli argomenti delle nuove puntate

Foto: Alberto Angela

07 Aprile 2017 | 17:22 di Alex Adami

L'8 aprile parte su Rai3 la nuova edizione di «Ulisse - Il piacere della scoperta». È il 17º anno di vita del programma. E in tutto questo tempo l'attenzione del pubblico non ha mai conosciuto flessioni. Con il suo racconto, Alberto Angela ha attraversato la storia della divulgazione televisiva italiana.

Un successo del genere con i documentari non è cosa da poco.
«Il fatto è che siamo i primi a non annoiarci mai. Ogni puntata di ?Ulisse? è differente dall'altra nei temi, nella struttura e nella conduzione. Posso parlare dei batteri come degli zar o dello sbarco in Normandia, e sempre in modo diverso: mi vedete in India o sull'Isola di Pasqua, oppure in studio o persino sott'acqua. Prendiamo un argomento e per due ore, in prima serata, portiamo gli spettatori dentro quel tema. E loro ci seguono perché ci riconoscono affidabilità e autorevolezza. Ma credo sia anche il piacere dello scoprire insieme con noi».

In questi anni ha modificato il suo modo di raccontare?
«Non troppo. Ne è una prova il fatto che tuttora vanno in replica delle puntate di ?Ulisse? realizzate anni fa e sono ancora seguite. Da sempre cerchiamo di usare due linguaggi: quello potente della parola, con uno stile colloquiale, e poi l'immagine, che deve essere di per sé ricca di informazioni e mai banale».

Che cos'è cambiato allora?
«Già dall'inizio abbiamo snellito il modo di parlare. Se lei guarda un documentario degli Anni 70 trova parole difficili e tempi lunghi, mentre noi abbiamo cercato di rendere seducenti i testi. Sono esplorativi, trascinano lo spettatore in un viaggio. Poi i ritmi: una volta si facevano telegiornali di un'ora e mezza, oggi ci sembra folle. Infine le immagini: oggi ci sono tecniche più sofisticate».

I suoi libri e le puntate di «Ulisse» sono diventati strumenti didattici nelle scuole. Ma lei da bambino come si documentava?
«Sui libri. Ricordo le ricerche fatte con lunghi testi e le immagini bruttine che si trovavano sulle enciclopedie. Oggi è il contrario: ti colpisce l'immagine e poi vai a cercare il testo».

Un libro che le piaceva molto?
«Non uno in particolare, ma quando aprivo l'enciclopedia per prima cosa andavo a leggere la parte che riguardava il passato: l'antichità, i dinosauri, gli uomini preistorici. Ne ho sempre subìto il fascino».

E un insegnante che ricorda?
«Alle elementari (era una scuola francese, ndr) c'era la maestra Albizzati: ci insegnava storia e ci ha fatto appassionare a questa materia. Diceva che i nomi dei re e delle battaglie si trovano nei libri: l'importante è capire il senso, il perché le cose accadono».

Lei è sempre con la valigia in mano: prossima tappa?
«Venezia: stiamo preparando lo speciale ?Stanotte a Venezia? che andrà in onda a maggio».