Home TvProgrammiAlberto Matano: «Finalmente a “La vita in diretta” posso emozionarmi anche io»

Alberto Matano: «Finalmente a “La vita in diretta” posso emozionarmi anche io»

Il conduttore racconta ogni giorno l’epidemia e confida a Sorrisi: «Quando ero al tg non era il caso, ma non siamo macchine, per fortuna»

Foto: Alberto Matano

30 Aprile 2020 | 9:30 di Tiziana Lupi

Sin dall’inizio dell’emergenza coronavirus “La vita in diretta” è stata in prima linea nel racconto di ciò che di drammatico accadeva giorno per giorno: le città deserte, i malati che affollavano le terapie intensive degli ospedali, i medici e gli infermieri stremati dalla fatica, i contagi in crescita esponenziale. Da alcuni giorni, però, qualcosa è cambiato: «Ora che si sta avvicinando quella che chiamiamo “fase 2”, il nostro compito è accompagnare le persone nella nuova vita che avremo» afferma Alberto Matano, alla guida del programma insieme con Lorella Cuccarini.

Come sarà, secondo lei, questa “nuova vita”?
«Spero che sia il più possibile vicina alla quotidianità che ora abbiamo perso. Certo, dovremo abituarci a tante cose. Prendere un caffè al bar o salire su un mezzo pubblico sarà diverso da prima. È proprio questo che vogliamo spiegare a chi ci segue, grazie anche all’aiuto degli esperti».

Esperti che sono in collegamento e non in studio: è difficile andare in onda in diretta senza ospiti e senza pubblico?
«Sì, ma paradossalmente questo ci ha permesso di capire prima di tanti altri cosa stava succedendo».

In che senso?
«Prima che scoppiasse la crisi, la Rai aveva già preso una serie di provvedimenti che ci hanno fatto riflettere. Un giorno nel centro di produzione sono apparsi i gel disinfettanti, i cartelli che raccomandavano l’uso degli ascensori con una persona per volta e le hostess che limitavano gli accessi al bar. Poi ci hanno chiesto di ridurre la presenza degli ospiti in studio e, infine, è stata eliminata la presenza del pubblico. A quel punto era già chiaro che ci trovavamo in una situazione tanto difficile quanto inedita. Una situazione di cui, a dire la verità, io avevo già avuto la percezione per una pura casualità».

Quale?
«Nel programma ci stavamo occupando da un po’ di tempo del diffondersi del virus in Cina quando una sera sono andato a cena in un ristorante del centro di Roma. Mentre ero lì è arrivata la notizia dei due turisti cinesi che erano risultati positivi: i primi malati in Italia. Senza pensarci un attimo sono andato subito all’hotel Palatino, dove la coppia alloggiava e che era vicino al ristorante. Naturalmente non avevo con me una telecamera. Così ho fatto delle riprese con il telefonino e, in quel preciso momento, ho capito...Quello che fino ad allora ci era sembrato quasi un film di fantascienza era arrivato anche da noi: la nostra vita sarebbe stata stravolta. Non a caso, ed è solo un esempio, ho smesso di andare in palestra ben prima che venisse chiusa».

È cambiato il suo modo di fare televisione? Non deve essere facile parlare di malattia, contagio e, purtroppo, morti, quando davanti alla tv ci sono intere famiglie.
«Abbiamo optato per la soluzione, diciamo così, meno invasiva: raccontare la realtà senza nasconderla, ma stando attenti a non urtare la sensibilità che si acuisce in un momento di grande dolore collettivo. E, anche, senza nascondere la commozione. I tanti anni che ho trascorso al telegiornale mi hanno insegnato a mantenere un certo distacco, ora, però, posso permettermi di condividere le mie emozioni con il pubblico. Non siamo macchine, per fortuna…».

“La vita in diretta” ha segnato il suo debutto nella conduzione di un programma non solo giornalistico. Se la sente di fare un bilancio? Anche perché il programma andrà in onda fino al 26 giugno, un mese in più rispetto a quanto previsto.
«L’esperienza è senza dubbio positiva perché da subito siamo riusciti a illuminare la fascia oraria in cui andiamo in onda. Il pubblico ha apprezzato i toni sobri, mai urlati, che Lorella e io abbiamo scelto anche quando ci siamo occupati di cronaca nera. Con lei, poi, ci siamo trovati bene fin dall’inizio: è una persona perbene e rispettosa, una professionista a tutto tondo. Ci confrontiamo sempre e ci capiamo».

Vuol dire che l’anno prossimo condurrete ancora insieme “La vita in diretta”?
«Al momento l’unico futuro che vedo è arrivare al 26 giugno. Quello che farò in seguito non lo so, a parte una vacanza… spero! Posso, però, dire che sono contento di avere intrapreso questa strada dopo tanti anni di telegiornale e che mi sento pronto per nuove sfide televisive, anche non necessariamente in programmi quotidiani».