Home TvProgrammi“Alessandro Borghese – 4 ristoranti”, le anticipazioni e le puntate della sesta stagione

“Alessandro Borghese – 4 ristoranti”, le anticipazioni e le puntate della sesta stagione

Il programma dello chef è arrivato alla sesta stagione, in gara ristoranti di Milano, Roma e Venezia, ma anche della Valle d’Aosta, della Carnia, della Val Badia, di Arezzo, del Conero, della Lunigiana e del Cilento

Foto: Alessandro Borghese

24 Giugno 2020 | 14:30 di Redazione Sorrisi

"Alessandro Borghese - 4 ristoranti" è tornato, con dieci nuovi episodi (tutti registrati prima dell'emergenza coronavirus) per la sua sesta stagione

• Alessandro Borghese: «Ritorneremo a cenare in compagnia»

Le nuove puntate ci portano in alcuni dei luoghi più affascinanti e caratteristici della penisola italiana: ci sono le due metropoli Roma e Milano, ma anche la Valle d’Aosta, la Carnia, la Val Badia, Arezzo, il Conero, la Lunigiana e il Cilento.

Il meccanismo della sfida rimane invariato: quattro ristoratori della stessa zona di appartenenza si sfidano per stabilire chi tra di loro è il migliore in una determinata categoria. Ogni ristoratore invita a cena gli altri tre che, accompagnati dallo chef Borghese, commentano e votano con un punteggio da 0 a 10 location, menu, servizio e conto del ristorante che li ospita. In palio per il vincitore di ciascuna puntata, il titolo di miglior ristorante e un contributo economico di 5 mila euro da investire nella propria attività.

Ogni cena è preceduta dalla scrupolosa ispezione di Borghese della cucina del ristorante. Un’ispezione che nel corso della cena si concentrerà sul personale di sala, messo alla prova su accoglienza, servizio al tavolo, descrizione del piatto e del vino. Solo alla fine scopriamo il giudizio dello chef che con i suoi voti può confermare o ribaltare l’intera classifica che premia il migliore ristorante della puntata. Inoltre, Alessandro ha a disposizione un bonus di 5 punti che gli permette di giudicare un elemento in più e che rende la sfida ancora più imprevedibile ed emozionante.  

Tutti i ristoranti che partecipano al programma sono identificabili attraverso un “bollino” "Alessandro Borghese - 4 Ristoranti" esposto all’esterno, una rete di locali testati da chi se ne intende: i ristoratori stessi.

La decima puntata: il miglior ristorante in un borgo della Lunigiana

L’ultima fermata della sesta stagione ci porta in una terra di confine tra Liguria e Toscana, dove chef Alessandro Borghese si sposta a bordo del suo van dai vetri oscurati alla ricerca del miglior ristorante in un borgo della Lunigiana.

Qui, arroccati sulle dolci colline, sorgono alcuni dei borghi più belli d’Italia, paesini in pietra circondati da boschi, faggi e castagni, che godono anche della vista del mare. Luoghi magici dove vivono piccoli nuclei familiari che portano avanti tradizioni culinarie che sanno un po’ di Toscana e un po’ di Liguria. Piatti “curiosi” e dal sapore antico come i panigacci, le torte verdi, le lasagne bastarde, gli sgabei e i testaroli al pesto sono protagonisti a tavola. Il cibo ti appaga, mentre il borgo ti avvolge. Ma oggi come sono i ristoranti nei borghi? Si respira ancora la magia dei tempi passati? Chef Borghese è qui per scoprirlo perché quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi, a colpi di pranzi e cene, per aggiudicarsi il titolo di miglior ristorante in un borgo della Lunigiana.

A contendersi il titolo ci sono: Silvana con il Ristorante La Corte presso il Castello di Pontebosio, Jonathan con la Trattoria Quinta Terra, Luca con l’Agriturismo Montagna Verde, e, infine, Francesca con il Ristorante Agriturismo Ca’ Vidè. L’oggetto di bonus sono gli sgabei, un tipo di pasta lievitata che si può usare come pane o per accompagnare salumi e formaggi.

I ristoranti della decima puntata

Ristorante La Corte presso il castello di Pontebosio (Pontebosio – Licciana Nardi): Silvana è la proprietaria sia del castello, che si trova in un piccolo borgo che conta solo 30 abitanti, sia del ristorante. Due anni fa ha aperto la sua attività insieme allo chef Antonio Morelli, presidente della Federazione Italiana Cuochi di Massa Carrara. Silvana, la “marchesa di Pontebosio”, ha ristrutturato il castello, assecondando il suo gusto personale e facendo un lavoro a dir poco mastodontico di arredo e design. Il ristorante, che è molto elegante, rispecchia fedelmente la personalità della proprietaria. L’atmosfera che si respira all’interno del locale, legata ad antichi e nuovi sapori, è tanto elegante e magica quanto accogliente. Le tovaglie e le sedie sono sulle tonalità del lilla. La cucina è tradizionale, ma con alcune rivisitazioni.

Trattoria Quinta Terra (Fosdinovo): Jonathan è il gestore e chef autodidatta. La trattoria si trova a Fosdinovo, borgo medievale a 550 metri sul livello del mare, ai confini tra Liguria e Toscana. Il locale si trova ai piedi del castello Malaspina del XIII secolo e le stanze sono collocate dove un tempo c’erano le stalle. La trattoria esercita esteticamente un certo fascino sugli avventori e si differenzia dagli altri locali della zona per il suo menu. Jonathan reputa la sua cucina personale e non tradizionale. Il suo menu include ricette tipiche lunigiane, rielaborate secondo il suo gusto, e spazia dai piatti mediterranei a quelli a base di pesce.

Agriturismo Montagna Verde (Apella – Licciana Nardi): Luca è il titolare e lo chef. La scelta di Luca di rimanere a vivere in un piccolo borgo è stata dettata dal legame che tutta la sua famiglia nutre per la Lunigiana, sia Luca sia sua sorella hanno infatti voluto raccogliere l’eredità del padre. L’agriturismo, che unisce tradizione e calore, si trova in un piccolo borgo di sole 7 anime, mentre il ristorante sorge all’interno di una antica torre medievale del 1100, appartenente alla famiglia dei Malaspina, che è stata ristrutturata nel 1995. La cucina si basa principalmente sulle ricette che Luca ha imparato dalla mamma, dalla nonna e da tutte le donne che negli anni si sono alternate ai fornelli prima di lui.

Ristorante Agriturismo Ca' Vide' (Caprognano – Fosdinovo): Francesca ha avviato la sua attività nel 2016 con la sorella Sara, “la sua dolce metà”. Francesca si occupa del servizio, mentre la sorella ha pieni poteri in cucina. L’agriturismo si trova a Caprograno, un piccolo borgo originario del ‘700, che conta solo 25 abitanti. Il locale è una ex stalla, ospita moltissimi oggetti fatti a mano. L’ambiente, che accoglie tavoli e teche di legno, è strutturato su due piani. Ai tavoli non ci sono fiori ma verdure di stagione. I prodotti che vengono serviti a tavola provengono direttamente dall’azienda agricola di famiglia, che può contare su 4 ettari di terreno. La cucina del ristorante, semplice e genuina, non è del tutto tradizionale ma creativa.

La nona puntata: il miglior ristorante con azienda agricola del Cilento

Alessandro Borghese sale a bordo del suo van dai vetri oscurati alla ricerca del miglior ristorante con azienda agricola del Cilento.

Qui lo accoglie una terra luminosa e ricca di colori, che si specchia nel blu del mare. A fare da suggestivo sfondo sono anche le scogliere, le grotte scavate nella roccia, le lunghissime spiagge sabbiose e il verde dei terreni, dove si coltivano prodotti genuini che vengono messi direttamente sulle tavole cilentane o nei ristoranti delle aziende agricole. Queste ultime sono spesso attività di famiglia, dove si produce proprio tutto: ortaggi, formaggi, insaccati, olive ammaccate, olio, vino, spezie, erbe aromatiche e frutta. Ma sarà vero che i ristoranti con aziende agricole propongono ai clienti solo prodotti della loro terra? Chef Borghese è qui per scoprirlo perché quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi, a colpi di pranzi e cene, per aggiudicarsi il titolo di miglior ristorante con azienda agricola del Cilento.

A contendersi il titolo ci sono: Vincenzo con Agriturismo La Sfruscià, Tiziana con Agriturismo Podere Rega, Alessia con Agriturismo Zio Cristoforo, e, infine, Angelo con La Fattoria del Cilento. L’oggetto di bonus è l’antipasto misto, un piatto gustoso, sorprendente e genuino, che non può assolutamente mai mancare nei menu della zona.

I ristoranti della nona puntata

Agriturismo La Sfruscià (Alto Cilento): Vincenzo, ex calciatore, è il titolare e il coordinatore di sala. L’agriturismo è stato aperto da suo padre Paolo nel 1997, quando ancora in Cilento non si era mai sentito parlare di questo tipo di strutture. Ha ottenuto un successo immediato grazie a una cucina genuina, abbondante e a prezzi modici. La Sfruscià si estende per 30 ettari di terreno, in cui ci sono un vigneto, uliveto, grano, coltivazione di patate, fieno e orto e si produce il 90% di quello che viene portato a tavola: salumi (prosciutto, soppressata, salsicce), formaggio caprino, pasta fatta in casa, patate e ortaggi di stagione. Accanto al ristorante, che ha due sale, c’è la cantina e alle spalle ci sono le camere e la spa. Proseguendo lungo il vialetto esterno in salita, si arriva alle stanze di trasformazione delle materie prime, dove lavorano i nonni e il papà di Vincenzo, insieme ai collaboratori.

Agriturismo Podere Rega (Valle del Calore – Paestum): Tiziana, la titolare e la cuoca, ha deciso di aprire questo agriturismo con il marito Gerardo. Il suo regno è la cucina, che propone sempre menu stagionali legati a ciò che la terra offre, come ravioli di ricotta o con patate, mozzarella e parmigiano, alici in pastella e stracotto di vitello al timo. Il locale si trova a Paestum, a soli 800 metri in linea d’aria dal tempio di Nettuno. Al suo interno, nonostante si tratti di un agriturismo, si nota la delicatezza femminile. Qui vengono coltivati moltissimi ortaggi, in base alla stagione, come broccoli, cavolfiori, scarole e piante aromatiche di diverso tipo, e non manca neanche la frutta, come ad esempio i kiwi. Le uniche cose che non vengono prodotte sono il vino e i formaggi. I clienti possono fare una passeggiata per l’orto e successivamente tornare al ristorante per gustare quello che i loro occhi hanno visto.

Agriturismo Zio Cristoforo (Cilento centrale): Alessia è la titolare con il marito Stefano dell’agriturismo di famiglia, insieme alla suocera e al suocero. È una donna solare e la sua allegria si nota all’interno del locale, molto colorato. La cucina, affidata al marito di Alessia, propone un menù per lo più a chilometro 0. L'Agriturismo è un casale rustico circondato da molti ettari di terreno in cui il suocero di Alessia coltiva e produce le materie prime. È diviso in due aree: quella ristorante e quella piscina, per gli ospiti che soggiornano in agriturismo. C’è un piccolo orto per la coltivazione delle verdure stagionali, servite all’interno del ristorante, come l’aglio, la cipolla e i cavoli. L’allevamento di animali consente la produzione di pancetta, salsiccia e capocollo, mentre quello di capre consente di produrre il cacio ricotta di capra, e talvolta anche qualche formaggio con latte di mucca.

La Fattoria del Cilento (Cilento centrale): Angelo è il titolare, insieme a mamma e papà. Si occupa della sala e dei terreni. Angelo è cilentano DOC, un uomo simpatico, chiacchierone e verace. La cucina è nelle mani della madre di Angelo che, alla veneranda età di 80 anni, non accenna a mollare i fornelli, anzi non li fa toccare a nessuno. Il menu è tipico della tradizione cilentana e di famiglia, comprende ad esempio le classiche polpette “dei poveri”, la pasta fresca fatta in casa, come i fusilli e i ravioli. La Fattoria del Cilento è un casale rustico, molto famigliare, circondato da ampi terreni coltivati. Ha un’unica sala ristorante e un dehor chiuso e riscaldato. L’area di 5 ettari che circonda l'azienda è coltivata con uliveti, frutteti e ortaggi di vario genere. Inoltre, Angelo produce formaggio caprino, salumi e insaccati di maiale e una tipologia di vino cilentano sia rosso che bianco. All’interno dell’azienda si allevano anche galline, maiali, polli, caprette e due vitelli.

L'ottava puntata: il miglior ristorante di cucina carnica del Friuli Venezia Giulia

La spettacolare cornice delle Alpi, in cui si nascondono piccoli borghi antichi, fa da sfondo all'ottava puntata di "4 ristoranti". Questa settimana chef Alessandro Borghese si sposta, infatti, in alta quota alla ricerca del miglior ristorante di cucina carnica del Friuli Venezia Giulia.

In Carnia, nel cuore alpino del Friuli Venezia Giulia, la natura regna sovrana tra laghi di montagna, canyon e infiniti boschi. Gli abitanti di queste valli sono dediti alla coltivazione dei loro orti, vanno a pesca, raccolgono funghi e mettono in tavola solo i cibi genuini che contraddistinguono la cucina carnica. Nelle case e nei ristoranti, che si annidano su queste montagne, la popolazione porta avanti con orgoglio le proprie tradizioni: nei menu non mancano mai ricette tramandate di generazione in generazione e i piatti cardine della cucina carnica, preparati con i prodotti di stagione e coltivati sul territorio, come lo zuf, i leggendari cjarsons e i macarons di coce. Ma oggi nei ristoranti della zona questi piatti vengono ancora riproposti rispettando gli antichi insegnamenti? Quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi, a colpi di pranzi e cene tipicamente carnici, per aggiudicarsi il titolo di miglior ristorante di cucina carnica del Friuli Venezia Giulia.

A contendersi il titolo ci sono: Sara con Antica Osteria Stella D’Oro, Alessandro con Edelweiss Stube, Paola con La Buteghe di Pierute, e, infine, Federico con Osteria Al Cral. L’oggetto di bonus è la zucca, l’ortaggio della Carnia più colorato e versatile, che viene usato dall’antipasto al dolce.

I ristoranti dell'ottava puntata

Antica Osteria Stella d'Oro (Villa di Verzegnis - Udine): Sara è la titolare del ristorante, conosciuto nella zona sia per il passaparola sia perché si trova sulla via dei Vini e dei Sapori. Sara è una persona sincera, ma piuttosto impenetrabile. Gestisce l’attività, insieme al socio Francesco, da circa 15 anni. La cucina del ristorante è legata alla tradizione, ma rivisitata, quindi ha un pizzico di innovazione. La location, di cui Sara è estremamente orgogliosa, è storica: fu sede del comando di Atamano Piotr Nicolaievich Kransnov, generale e scrittore russo, proveniente da un’antica famiglia cosacca del Don. L’arredo classico del locale, in legno, presenta un tocco d’eleganza. C’è anche uno spazio esterno, dove in estate si può mangiare, nonché un bar all’ingresso, come è tipico di queste parti.

Edelweiss Stube (Sappada – Udine): Alessandro è il titolare. Ama definirsi un anti-montanaro e un cuciniere e non uno chef in quanto, secondo lui, gli chef sono “figure mitologiche di altri tempi”. Nel ristorante, che sembra una vera baita di montagna, Alessandro non si comporta da capo ma piuttosto da padre di famiglia, assumendosi le sue responsabilità per soddisfare il palato dei clienti in modo da farli sentire a casa propria. All’interno della locale, che si trova nel centro di Sappada, ai piedi delle Dolomiti, si respira un’atmosfera calda e accogliente dettata anche dall’arredamento in legno con dettagli rossi. Inoltre, ci sono alcuni tronchi stretti con una base di tappi di sughero e una “stube” a legna funzionante.

La Buteghe di Pierute (Illegio – Udine): Paola è la titolare del ristorante, che si trova in un borgo tanto piccolo quanto caratteristico vicino a Tolmezzo. Nel locale Paola ha mantenuto ben salde le tradizioni folkloristiche e popolari carniche: alcune serate vengono allietate dal suono della fisarmonica. La location si trova nel centro di Illegio, proprio alle spalle della chiesa principale. Un tempo il locale era una bottega di alimentari, poi il marito di Paola ne ha creato un ristorantino caratteristico e accogliente su tre piani, mantenendo il negozietto di alimentari al pian terreno. I toni del locale sono chiari, i muri hanno pietre a vista così come il pavimento e l’arredamento è in legno con materiale di recupero presi in Carnia. Al secondo piano si accede grazie a una caratteristica scala in legno, pietra e ferro.

Osteria al Cral (Lauco – Udine): Federico è il titolare e lo chef dell’osteria, che è stata inaugurata meno di un anno fa. Ha aperto la sua attività sia per amore verso la cucina sia come sfida personale: trovandosi in un piccolo paese di montagna, le persone devono proprio scegliere deliberatamente di andare da lui. Federico tiene molto alla tradizione gastronomica della sua valle, per questo la sua cucina è saporita e molto aromatica. Coglie lui stesso le erbe di montagna come il tarassaco, le punte di ortica e la silene nei mesi di maggio e giugno. Le fa essiccare per poi utilizzarle. La sua osteria è un locale piccolo, molto semplice, con il soffitto con travi di legno chiaro e pareti in muratura. All’entrata c’è un bancone, sempre in legno chiaro, mentre in fondo alla sala c’è una stufa.

La settima puntata: il miglior brunch di Milano

Nella settima puntata Alessandro Borghese è nella sua città d’adozione, alla ricerca del miglior brunch di Milano.

In città mode e tendenze sul cibo passano velocemente. Tutte tranne una, il brunch. In voga da più di un decennio, sopravvive alla frenesia e alle continue offerte della città meneghina. È una via di mezzo tra una colazione e un pranzo, un mix di dolce e salato: club sandwich e brownie, uova strapazzate e yogurt, tutto accompagnato da tè, spremuta di arancia, centrifuga e caffè americano. Insomma, il brunch ormai ha sostituito il classico pranzo della domenica. Ma Milano che tipo di brunch propone? Chef Borghese è nel capoluogo lombardo per scoprirlo perché quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi per aggiudicarsi il titolo di miglior brunch di Milano.

In questa settima puntata, lo chef raggiunge i quattro ristoratori in gara a bordo del suo van dai vetri oscurati, percorrendo i quartieri simbolo della città come quelli di Cordusio, Porta Genova e della Stazione Centrale, dove si trovano i locali in sfida. A contendersi il titolo ci sono: Alba con Crazy Cat Cafè, Matteo con Hygge, Youssra con Tenoha e, infine, Michele con Piccolo Cafè & Restaurant. L’oggetto di bonus sono le uova, le regine di un brunch degno di questo nome, che permettono di lasciare spazio alla creatività dei quattro ristoratori dato che potranno essere cucinate all’occhio di bue, strapazzate, al tegamino, in camicia, alla coque, o anche in una frittata.

I ristoranti della settima puntata

Crazy Cat Cafè (Milano, zona Stazione Centrale): Alba, la titolare, si definisce “una gattara convintissima”. Nel locale ci sono regole fondamentali che i clienti devono seguire per rispettare gli animali: non fare troppo rumore, lasciarli dormire e non invadere i loro spazi. Il brunch ha due tipologie di menù, uno da 18 e uno da 22 euro. Le portate sono tre: un piatto principale, un contorno e un dolce. Oltre ai tre piatti scelti, il brunch è accompagnato da yogurt fresco con muesli e frutti di bosco, succo d’arancia e una bevanda calda a scelta. La location, che ricorda una caffetteria in stile anglosassone e francese, rimanda al mondo felino, comprese le tazze. Nonostante l’arredo in legno sia molto minimal, ciò che rende particolare il locale sono i giochi e le casette dei mici. Tutto è stato costruito intorno al benessere dei nove gatti, i veri padroni di casa, i cui nomi rimandano al mondo della musica.

Hygge (Milano, zona Porta Genova): Matteo è il titolare del locale. Ha deciso di aprire questo locale due anni fa insieme a suo fratello e sua cugina con l’obiettivo di creare qualcosa che riflettesse la loro parte più intima e le esperienze maturate all’estero. Il brunch viene proposto in due versioni: Regular e Vegano. I due menù sono composti da cinque componenti, tutti serviti su un unico vassoio. La location rispecchia il concetto alla base del locale, quello della condivisione. Infatti nella sala principale il grande tavolo presente permette a gruppi diversi di persone di mangiare insieme. Le sedute basse e spartane rimandano alle sedie di casa. L’arredamento in legno, ferro e metallo e la presenza di lanterne e luci soffuse creano un’atmosfera informale. Nel locale non mancano anche rimandi ai viaggi, ai quali è dedicata un’intera parete con una grande cartina.

Tenoha (Milano, zona Porta Genova): Youssra è la responsabile dell’area ristorativa e lavora nel settore della ristorazione dall’età di 14 anni. È una cittadina italo-marocchina, ma vive in Italia da quando ha 2 anni. Il brunch è in stile giapponese e prevede un vassoio con diverse scelte. La prima è tra una zuppa di miso e una di zucca; la seconda, invece, prevede il piatto principale: si può scegliere tra salmone grigliato, pollo in salsa teriyaki e tofu salada. Inoltre, vengono proposti 5 piattini (in giapponese kobachi), tra i quali il cliente può sceglierne tre. La location, una ex fabbrica da carta da parati, è grande e spaziosa e si trova in un palazzo Anni ‘30. Lo stile dell’arredo è giapponese, minimal e pulito, con tanto legno, metallo, palette di colori pastello e nero. Oltre al ristorante, che ha anche un cortile esterno pieno di verde, ci sono un bar, uno shop con artigianato giapponese, un’area co-working e un ufficio condiviso.

Piccolo Cafè & Restaurant (Milano, zona Cordusio): Michele è il gestore del Piccolo Cafe’, che si trova all’interno del Piccolo Teatro di Milano. Michele lavora da quando aveva sedici anni nel settore alberghiero e grazie a questa professione ha viaggiato molto. Da un po’ di anni lavora per la società collettiva Serist s.r.l. che, a luglio, ha preso in gestione il chiostro del Piccolo Teatro Grassi di Milano. Il brunch è proposto a buffet con un’ampia scelta di toast, brioche salate e non, torte, uova, caffè, tè e non solo. Inoltre, c’è la possibilità di scegliere alcuni piatti e i centrifugati alla carta. La location del Piccolo – Café & Restaurant è davvero suggestiva, curata e rappresentativa della città di Milano. È divisa in due aree disposte sotto al porticato riparato del Piccolo Teatro Grassi con grandi colonne.

La sesta puntata: il miglior ristorante di cucina ladina della Val Badia

Per la sesta puntata, lo chef si inerpica sui pendii scoscesi della valle dell’Alto Adige alla ricerca del miglior ristorante di cucina ladina della Val Badia.

Chef Borghese si immerge nella natura, circondato dalle vette maestose delle Dolomiti. In Val Badia sembra che il tempo si sia fermato, gli abitanti vivono di agricoltura e artigianato e sono i custodi dell'antica tradizione culinaria ladina, che viene rigorosamente tramandata di generazione in generazione. Ma che cos'è la cucina ladina? Piatti semplici ma molto gustosi, preparati con ciò che offre la terra: canederli, zuppe di orzo, frittelle con ripieno di ricotta e spinaci, strudel di mele e furtaies non mancano mai nei ristoranti e nei rifugi della zona. Ma questi piatti vengono ancora preparati rispettando le regole delle antiche ricette ladine o la nuova generazione ha deciso di rinnovarli? Chef Borghese sale ad alta quota per scoprirlo perché quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi a colpi di pranzi e cene per aggiudicarsi il titolo di miglior ristorante di cucina ladina della Val Badia.

In questa sesta puntata lo chef raggiunge i quattro ristoratori in gara a bordo del suo van dai vetri oscurati, percorrendo gli irti sentieri e le ripide strade di montagna. A contendersi il titolo ci sono: Uli con Tló Plazores, Alma con Fana Ladina, Svetlana con Adlerkeller e, infine, Verena con Rifugio La Marmotta. In questo episodio l’oggetto di bonus sono i canederli, un piatto tipico dell’antichissima tradizione contadina, che si può preparare a base di speck o di formaggio.

I ristoranti della sesta puntata

Tlò Plazores (San Vigilio di Marebbe, Val Badia): Uli è la titolare e chef ed è nata a pochi chilometri dal suo ristorante. È cresciuta in una famiglia che, possedendo un maso, si è da sempre dedicata all’accoglienza dei turisti. Nel 2000 ha aperto il ristorante e dal 2007 si occupa personalmente della cucina, mentre suo marito si dedica alle coltivazioni. Uli propone una cucina che si rifà ai piatti tradizionali della cucina ladina rivisitandoli in chiave contemporanea come per esempio i canederli con mozzarella oppure classici, basilico e olive taggiasche, cajincì arrostiti (arrostiti li fanno in pochi), zuppa d’orzo con lo stinco (come da vera ricetta tradizionale) e altri piatti. La location è molto caratteristica: all’esterno ha un bellissimo prato con tavoli e ombrelloni, come fosse un rifugio, mentre all’interno il ristorante si sviluppa come una casa.

Fana Ladina (San Vigilio di Marebbe, Val Badia): Alma è la titolare e la direttrice di sala. Fin dal 2000, anno in cui ha iniziato a gestire il locale, per servire ai tavoli dei propri ospiti indossa i panni tipici ladini. Alma ama il contatto con la gente, proprio per questo ha scelto di diventare una ristoratrice. Propone un menù tipico ladino con tutres di ricotta e spinaci, crafun salato (le zie sono state pioniere di questo piatto da tutti conosciuto come un piatto dolce), cajincì con papavero caramellato, medaglioni di cervo, costicine. Il ristorante sembra una classica casa di montagna, arredata all’interno con oggetti tipici del luogo. Ha un orto sul retro con un gazebo esterno e un accogliente patio sul davanti. Le sale sono due: quella a destra è più raccolta e intima, quella principale, invece, è la sala del bar (molto luminosa).

Adlerkeller (Corvara, Alta Badia): Svetlana è la titolare e direttrice di sala. È di origine moldava, ma è in Italia da 20 anni per lavoro. È qui che incontra Luis, suo marito e suo attuale socio del locale. Da lui e dalla suocera, Svetlana ha imparato tutte le ricette tipiche ladine. Per Svetlana il suo ristorante è come un figlio, per questo lo gestisce con molta passione. Il loro piatto forte è l’Adlerkeller – chiamato così in onore del locale – un piatto unico con canederli, polenta, formaggio, funghi, capriolo e salsiccia. Il ristorante è caratteristico tirolese con travi in legno, pavimento in cotto con tavoli e sedie in legno. All’interno della sala ci sono dei tavoli riservati molto particolari con oggetti caratteristici di un maso e tende che garantiscono riservatezza. Il ristorante gode di un giardino e una terrazza.

Rifugio La Marmotta (Corvara, Alta Badia): Verena è la titolare e gestisce la sala. Ha arredato il locale, che considera a tutti gli effetti un terzo figlio, assecondando il suo gusto personale. A Verena piace il suo lavoro e aiuta sempre tutto il suo staff, infatti anche se prevalentemente è al bar, quando la sua squadra lo richiede, aiuta in cucina o dove hanno bisogno di lei. Verena, che è vegetariana, propone piatti ladini come tutres fatte in casa, zuppe d’orzo, canederli di ogni tipo, cajincì arstis fritti o cotti nell’acqua, furtaies, cütles da pom. La location è a tutti gli effetti un rifugio di montagna: ha un grande spazio esterno con tavolate rustiche, panche e ombrelloni, e una sala interna - con annesso bar - più curata e caratteristica con molte decorazioni tipiche montanare. Al piano inferiore ci sono la cucina e un’altra sala, che però vengono utilizzate solo in pieno inverno.

La quinta puntata: il miglior ristorante di cucina medievale di****Arezzo

Nell quinta puntata lo chef compie un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo e va alla ricerca del miglior ristorante di cucina medievale di Arezzo.

Chef Borghese fa tappa in una città ricca di arte, dove in ogni vicolo si respira la storia, e le antiche mura, le fortezze e le maestose torri riportano indietro nel tempo. Arezzo è una città dal fascino medievale e il Medioevo oggi è ancora presente nelle tradizioni, nelle sagre e nei ristoranti. Quasi tutti i locali della zona organizzano infatti serate a tema. Nelle sale la mise en place si trasforma per ricreare l'atmosfera dei tempi antichi e nei menù compaiono i classici piatti medievali come il peposo, i grifi, le zuppe di legumi e i fegatelli. Ma in questi ristoranti, tra posate di legno e giullari di corte, i piatti vengono cucinati come un tempo? Chef Borghese è qui per scoprirlo perché quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi a colpi di pranzi e cena per aggiudicarsi il titolo di miglior ristorante di cucina medievale di Arezzo. 

A contendersi il titolo ci sono: Mariano con Il Ristorante di Mariano, Elisabetta con Osteria Il Grottino, Maurizio con La Lancia d’Oro e, infine, Francesco con Vineria Ciao Dal Chiodo. In questo episodio l’oggetto di bonus sono i fegatelli, succulenti bocconi di fegato di maiale che, più di ogni altra portata, raccontano la tradizionale medievale aretina.

I ristoranti della quinta puntata

Il Ristorante di Mariano (Fuori dal centro): Mariano è il titolare e lo chef. È napoletano e abita ad Arezzo da dodici anni. Per venticinque anni ha fatto teatro e per cinque ha recitato in “Un posto al sole”, interpretando il ruolo del medico. Ormai da diverso tempo, però, si dedica interamente alla sua passione: la cucina. Mariano è uno studioso: sta prendendo la terza laurea, frequentando un corso di cucina medievale. La location è nuova, è stata inaugurata ad aprile del 2019 (prima la location era nel centro storico). Il ristorante è moderno ed elegante, con qualche richiamo alla trattoria (vedi tovaglie) e all’eccentricità di Mariano (quadri con i supereroi Marvel).

Osteria Il Grottino (Centro storico): Elisabetta è la titolare e la cuoca. La cucina è tipica toscana e aretina con alcuni piatti rivisitati. Il menù varia in base alle stagioni e alla reperibilità dei prodotti. La location si trova nel centro storico di Arezzo, proprio sotto Piazza Grande, la piazza principale della città. È una classica osteria con un tocco femminile che la contraddistingue dalle altre più veraci. Ha due piccoli archi in mattoni, tovaglie a scacchi rossi e una parete utilizzata per il vino. Non è una location storica, ma Elisabetta vuole dare un “tocco medievale”, facendo vestire i suoi ragazzi ad hoc.

La Lancia d'Oro (Piazza Grande): Maurizio è il titolare. Il locale, situato in Piazza Grande, è storico e conosciuto in città, in particolare perché ricopre un ruolo importante nell’organizzazione de “La Giostra del Saracino”, un grande evento di rievocazione storica aretina. Per questa particolare occasione Maurizio, in particolare, organizza banchetti e serate a tema. La cucina de La Lancia d’Oro è tipica, ma con qualche attenzione nell’innovare i piatti con tecniche moderne e un impiattamento particolarmente curato. Il locale è ricercato con pareti bianche e verdi, piante rampicanti e tavoli sotto la loggia. Mise en place e arredi storici rendono l’atmosfera elegante e fiabesca.

Vineria Ciao dal Chiodo (Centro storico): Francesco è il titolare e gestisce la sala insieme a sua sorella Giulia. La vineria fu aperta 13 anni fa dal padre di Francesco, falegname, che costruì il locale da solo con il sogno di diventare un oste. Inizialmente nel locale si servivano solo vino e panini, ma dopo qualche mese Simonetta, la madre di Francesco, cui è affidata ancora oggi la cucina, iniziò a cucinare i piatti toscani per eccellenza, facendo nascere la trattoria. La Vineria Ciao Dal Chiodo presenta una cucina tradizionale toscana e aretina, che propone piatti fatti in casa come polpette della “mi mamma”, ribollita, crostini neri, finocchiona, pecorino, nana e coniglio in porchetta e grifi di vitella. Nel locale ci sono oggetti medievali risalenti alla Giostra del Saracino come balestre, lance, mappe storiche e statue.

La quarta puntata: il miglior ristorante vista mare della Riviera del Conero

Dopo aver fatto tappa a Venezia, in Valle d’Aosta e a Roma, lo chef è alla ricerca del miglior ristorante vista mare della Riviera del Conero.

Pareti rocciose che si tuffano nell'azzurro intenso del mare, selvagge spiagge bianche, boschi rigogliosi e sentieri in cui perdersi. Tutto questo è la Riviera del Conero, il tratto di costa più suggestivo delle Marche. Qui il mare è il grande protagonista, e i piatti a base di pesce abbondano in tutti i menù: cozze ripiene, brodetto di pesce, lumache di mare, raguse in porchetta e stoccafisso all'anconetana. Ma il mare non è solo il re dei menù, fa anche da sfondo nelle cene estive: qui, infatti, sono tanti i ristoranti sulla costa che offrono la vista mare. Si mangia in terrazza, in spiaggia, sugli scogli. Chef Borghese sbarca nella Riviera del Conero, dove quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi a colpi di pranzi e cene per aggiudicarsi il titolo di miglior ristorante vista mare della Riviera del Conero. 

In questa puntata lo chef raggiunge i quattro ristoratori in gara a bordo del suo van dai vetri oscurati, e a contendersi il titolo ci sono: Giorgio con il Ristorante della Rosa, Michela con Bebo’s, Barbara con il Ristorante Dario e, infine, Paolo con La Torre. In questo quarto episodio l’oggetto di bonus sono le lumache di mare, una ricetta della tradizione di mare marchigiana, che si prepara in umido, in guazzetto o in porchetta.

I ristoranti della quarta puntata

Ristorante della Rosa (Sirolo): Giorgio è il titolare e chef del suo ristorante di Sirolo, dove lavora da 25 anni, negli ultimi 10 anni come unico proprietario. Ama il suo ristorante e difende la sua giovane brigata come fosse la sua famiglia. La cucina è tradizionale, con qualche guizzo di innovazione negli abbinamenti. Giorgio predilige la materia prima locale ed è appassionato di crudi e di primi di pesce. La location è molto suggestiva e particolare. Si entra da un vicoletto del centro storico, quando si scendono le scale ci si ritrova in una sorta di giardino segreto con una grande terrazza vista mare. L’arredo è sui toni chiari, ci sono oggetti marinareschi e la mise en place è molto essenziale. Ci sono circa 200 coperti. Nella zona è un ristorante molto conosciuto e frequentato.

Bebo's (Porto Recanati): Michela è la titolare e la direttrice di sala del suo ristorante di Porto Recanati. Bebo è il nome di suo marito Alberto, con il quale ha aperto questa attività dieci anni fa. È un ristorante con svariate scelte gastronomiche in quanto, secondo Michela, bisogna saper rischiare, seguendo un po’ la moda del momento. Un esempio è stato il sushi, molto richiesto dalla loro giovane clientela che, Michela e Alberto, hanno provveduto ad accontentare. La location è una palafitta sul mare con ampie vetrate, colori tenui e mise en place elegante. All’ingresso si notano subito il bar e il forno della pizza. Tende bianche, dettagli di colore sul piatto lo rendono un ristorante fashion e appetibile per i giovani che si divertono ad andare lì anche per la presenza di Michela e Bebo.

Ristorante Dario (Porto Recanati): Barbara è la titolare e direttrice di sala del ristorante di famiglia. Barbara e la sorella Tiziana sono praticamente nate all’interno del ristorante, dove lavora anche la madre. Il nonno, che dà nome al ristorante ed è venuto a mancare da poco, era un pescatore; la nonna, invece, è un’abile cuoca che in passato cucinava quello che il marito pescava giornalmente. La location esternamente sembra a tutti gli effetti una casa sul mare. Internamente il ristorante ha una sala molto grande, classica ma molto curata, con una grande vetrata che si affaccia sulla spiaggia. All’interno la sala è decorata con oggetti che le sorelle hanno comprato nei vari viaggi fatti insieme, ci sono moltissimi pesci di legno colorati, conchiglie e candele. All’esterno c’è un gazebo posizionato direttamente in spiaggia, che le sorelle utilizzano solo per il servizio della sera. Durante il giorno la spiaggia è utilizzata dai bagnanti.

La Torre (Numana): Paolo è il titolare e lo chef. Ha sempre lavorato in cucina e quindici anni fa è approdato al ristorante La Torre, dapprima come aiuto cuoco e dopo soli due anni come primo chef. Paolo è di Sirolo, è molto attaccato alle sue radici, ai numerosi viaggi che ha fatto e alla cucina di sua mamma, tanto che vuole riproporre all’interno dei suoi piatti questi ricordi di viaggio e profumi d’infanzia. La location, dal design moderno, si trova a Numana ed è disposta su due livelli: all’interno c’è un ristorante coperto, all’esterno, invece, c’è una terrazza completamente a cielo aperto con una vista quasi a 360° sul mare, dove si gode un panorama unico a strapiombo sul mare. Lo stile è elegante e romantico. La cucina proposta da Paolo è innovativa, semplice con grande rispetto e cura della materia prima. I piatti sono esteticamente curati, colorati e intriganti alla vista.

La terza puntata: il miglior home restaurant di Roma

Nella terza puntata lo chef va alla ricerca del miglior home restaurant di Roma. Alessandro Borghese torna nella Capitale per osservare una tendenza che si è diffusa negli ultimi anni soprattutto nelle grandi metropoli, quella appunto dei cosiddetti home restaurant, un nuovo modo di intendere e fare ristorazione. Persone appassionate di cucina aprono le porte di casa per trasformarla in un piccolo ristorante, dove si possono degustare i migliori piatti della cucina tradizionale, ma non solo. C'è anche chi si cimenta con l'esotico con cene etniche o chi si diverte a organizzare serate a tema in cui si mangia insieme a persone che non si conoscono. Ma che atmosfera si respira? È più casa o più ristorante? Chef Borghese sbarca nella Capitale per scoprirlo, perché quattro ristoratori hanno deciso di sfidarsi a colpi di pranzi e cene per aggiudicarsi il titolo di miglior home restaurant di Roma.

In questa puntata chef Alessandro Borghese si riappropria del suo amato van per raggiungere i quattro ristoranti in gara. A contendersi il titolo ci sono: Tiziana con A Casa di Fulvia, Michela con Michela & Paolo, Sandra con Sandra Cooking Class e, infine, Valentina con Ban-Sue. Tutte rappresentanti di questa nuova tendenza della ristorazione, che si sviluppa nelle case di proprietà ma anche in abitazioni o altre location prese in affitto proprio a questo scopo. Soprattutto nel secondo caso, si tratta di attività che non è detto che riescano a riaprire, dopo l’emergenza legata al Covid-19. In questo episodio l’oggetto di bonus è il benvenuto, che serve a riempire il lasso di tempo prima della cena e a stuzzicare l’appetito.

I ristoranti della terza puntata

A Casa di Fulvia (Zona Talenti – Roma Nord): Tiziana detta «Fulvia» è la cuoca, sommelier diplomata FIS; accoglie e organizza, mensilmente, eventi di social eating. Ha dato vita alla sua attività quattro anni fa dopo aver perso il padre Fulvio, anche lui grande appassionato di vini. Tiziana considera il padre “l’antesignano del social eating” perché era solito invitare sconosciuti a casa e condividere con loro un’esperienza culinaria. La casa di Tiziana è calorosa, accogliente e ordinata, con una grande sala living room collegata a una cucina semi a vista. Ci sono quadri appesi, un salottino con divani, poltrona e un bel balconcino. Le cene hanno una location diversa a seconda della stagione: d’inverno all’interno, d’estate in giardino sotto un gazebo.

Michela e Paolo (Trastevere): Michela, la regina dei dettagli, accoglie gli ospiti e si occupa dei dolci del suo home restaurant. Paolo è uno chef di professione e aiuta in questa avventura Michela, collaboratrice di una floral design. Michela è napoletana e da ventidue anni è fissa a Roma, Paolo, invece, è romano doc. Michela ama curare nel dettaglio la mise en place con candele e fiori freschi. Per Michela l’home restaurant è un’esperienza umana in grado di far conoscere persone diverse grazie alla convivialità che nasce a tavola. La location si trova nel cuore di Trastevere, motivo per cui Michela & Paolo durante le cene tengono le finestre aperte per sentire la musica dei locali. La location è un appartamento di 60/65mq situato in un palazzo storico.

Sandra Cooking Class (Zona Re di Roma): Sandra è la cuoca naif, che organizza anche le lezioni di cucina e insegna agli stranieri che vanno a trovarla a fare la pasta, specialmente i ravioli. Nella vita come lavoro principale fa la costumista nel cinema, grazie a questo ha girato moltissimo l’Italia. Nella sua cucina ci sono influenze toscane (dovute alle sue origini), romane, milanesi e anche pugliesi. La location è di proprietà di una sua amica che non sarà presente in puntata in quanto è incinta. Si tratta di un bell’appartamento con un’ampia sala luminosa e un grande balcone. Ci sono piante, quadri alle pareti e dettagli dell’arredo che rendono l’ambiente caldo e artistico.

Ban-Sue (Zona San Pietro): Valentina, la snob, gestisce l’accoglienza nel suo home restaurant. Lavora in un ristorante romano come organizzatrice di eventi e, assieme alla mamma Gabriella, ormai vedova, ha deciso di mettersi in gioco con queste esperienze di home restaurant. Valentina è convinta che con le sue esperienze legate alla Thailandia possa portare la fantasia delle persone lontano dal caos romano. La location si trova in zona San Pietro. È un appartamento grande con un ampio giardino. La casa è davvero bella e accogliente, tanto che è stata utilizzata sia per pubblicità sia per il cinema. La casa ha numerose vetrate che si affacciano sul giardino dove c’è anche una pianta di banano. All’interno della casa troviamo, invece, oggetti thailandesi.

La seconda puntata: il miglior ristorante in quota della Valle d'Aosta

Nella seconda puntata chef Borghese va alla ricerca del miglior ristorante in alta quota della Valle d’Aosta, dove domina la neve fresca tra le vette maestose. La Valle d’Aosta è considerata un vero paradiso degli sport invernali: si praticano sci alpino e di fondo, snowboard, freeride e alpinismo. Qui fanno tutti sport ad eccezione di chef Borghese, che invece è alla scoperta dei ristoranti che si trovano a metà delle piste o isolati sulle cime. Cosa offrono questi posti agli amanti della montagna, una volta arrivati in vetta? Piatti tipici valdostani come polenta, zuppe, carni selvatiche, formaggi, o una cucina più contaminata per accontentare i turisti della zona?

Come già nella prima puntata lo chef Borghese abbandona l’amato van per raggiungere i quattro ristoranti in gara in motoslitta, funivia, ovovia e seggiovia. A contendersi il titolo ci sono: Corinne con Campo Base, Ephrem con La Grolla, Davide con Novez e, infine, Anna con Bar Ristorante Chiecco. In questa puntata le zuppe sono la portata oggetto di bonus.

I ristoranti della seconda puntata

Campo Base (Ayas – Monte Rosa): Corinne, “la viaggiatrice”, è la titolare e responsabile di sala. Oltre a essere una ristoratrice è anche insegnante di yoga. Il Campo Base si trova a 2500 metri di altitudine in Val d’Ayas, Champoluc. È raggiungibile tramite la funicolare, che parte da Frachey, e la seggiovia. Il locale ha la forma di una tenda mongola e all’esterno presenta anche un chörten, costruito generalmente nei campi base per propiziare l’ascesa, sul quale sono posizionate le bandiere del Nepal, del Tibet e degli altri paesi legati all’Himalaya. All’interno sono presenti 14 tavoli che rappresentano i 14.000 metri di altitudine della vetta asiatica e un quindicesimo che richiama simbolicamente la spedizione avvenuta negli Anni ‘80.

La Grolla - Chalet Restaurant (Courmayeur – Monte Bianco): Ephrem, “il magnate della valle”, è il titolare. Ephrem, autoctono, ha ereditato il ristorante dai genitori che lo aprirono nel lontano 1973. La Grolla, chalet restaurant, si trova a 1700 metri d’altezza sulle piste da sci della Val Veny, a Courmayeur. In inverno è raggiungibile solo sciando, oppure con il gatto delle nevi o la motoslitta. Il ristorante gode di una vista mozzafiato sulla catena montuosa del Monte Bianco, partendo dal confine francese fino a quello svizzero. Un ambiente e un contesto dove la natura regna sovrana, i clienti dicono che “è come staccare la spina e vivere un’esperienza unica”. L’intero locale ha grandi finestre vetrate che si affacciano sul paesaggio innevato. Lo stile è rustico-elegante, l’arredo minimale con forte presenza di legno.

Novez (Champoluc–Monte Rosa): Davide, “il montanaro chic”, è il titolare e si occupa della sala e dell’accoglienza dei clienti. Davide, originario del Lago Maggiore, ha deciso di aprire il suo locale, il 22 dicembre 2018, a 2080 metri sulle piste del comprensorio sciistico di Champoluc. È una location atipica per la zona, più un ristorante che un rifugio e lo si nota sia dagli arredi che dal servizio. Una location moderna e minimal, creata con legno e ferro. Raggiungere il locale è molto semplice: si prende una ovovia che parte da Champoluc e poi si fa una camminata di soli 5 minuti. Per la cena, i titolari di Novez, Davide e Sylvie, mettono a disposizione dei clienti più esigenti un servizio di motoslitta, soprattutto per “le signore col tacco 12”.

Bar Ristorante Chiecco (Courmayeur – Monte Bianco): Anna, “la creativa”, è la titolare insieme al suo compagno, che è anche lo chef del ristorante. Il Bar Ristorante Chiecco si trova a 2000 metri sulle piste da sci di Courmayeur. È raggiungibile dal paese attraverso la funivia che si trova in centro (aperta fino a mezzanotte) e percorrendo poi 200 metri a piedi. Per Anna il ristorante è il luogo in cui riversare tutta la sua creatività: è stata lei, infatti, ad arredarlo personalmente. A vederlo da fuori sembra una bella casetta di montagna in pietra e tegole, quando poi si apre la porta d’ingresso si trasforma: salta subito all’occhio quanto sia pienissimo di oggetti colorati, ricordi, foto e bandiere che richiamano i clienti da ogni parte del mondo.

La prima puntata: la migliore cucina della laguna di Venezia

Nella prima puntata lo chef Borghese è stato costretto temporaneamente ad abbandonare l’amato van: il suggestivo teatro della contesa è, infatti, Venezia, dove quattro ristoratori si sfidano per decretare il migliore rappresentante della cucina in laguna. A contendersi il titolo ci sono: Simone con la Trattoria Povoledo, Nicola con Zanze XVI, Orietta con Ogio Ristorante e Caffè Contemporaneo e, infine, Gipi con Riviera Ristorante per Onnivori. In questa prima puntata il piatto oggetto di bonus è il fegato alla veneziana.

La puntata è stata registrata pochi giorni prima dell’alluvione che ha colpito Venezia lo scorso 12 novembre. Questo evento aveva spinto Alessandro Borghese a organizzare, con il Sindaco della città e Confindustria, una cena per raccogliere fondi per sostenere il Comune e i ristoratori locali.

I ristoranti della prima puntata

Trattoria Povoledo (Cannaregio – terrazza su Canal Grande): Simone è il titolare, gestisce la sala e fa il jolly (anche il pizzaiolo). La location è molto ampia, l’entrata è sul Rio Tera Lista di Spagna. La sua posizione privilegiata fa sì che il ristorante sia super frequentato da turisti, accoglie ogni giorno in media 200 persone con un menù molto ampio, tradotto in ben 9 lingue. Il locale si sviluppa con due sale grandi arredate in stile classico. Ha una bellissima terrazza che si affaccia sul Canal Grande, molto popolato da imbarcazioni, turisti, cittadini, taxi e lavoratori. La sera si respira un’atmosfera magica perché il passaggio è quasi interamente riservato alle gondole.

Zanze XVI (Santa Croce – Rio de la Cazziola e de ca’ Rizzi): Nicola è il titolare di Zanze XVI, un ristorantino innovativo nato due anni fa sulle ceneri della storica Trattoria dalla Zanze in Santa Croce a Venezia. Nicola è stato scelto da Forbes come uno dei 5 professionisti sotto i 30 anni più influenti in Italia in Marketing e Advertising. Zanze XVI si presenta come un piccolo ristorantino curato e contemporaneo all’interno, mentre all’esterno conserva le fattezze storiche della vecchia trattoria. All’esterno ha una fila di tavolini da due affacciati sul piccolo Rio de la Cazziola che sfocia su Canal Grande.

Ogio Ristorante e Caffè Contemporaneo (Fondamenta Cannaregio): Orietta, la titolare del ristorante, è una veneta doc, vive a Venezia e ha avi trevigiani e veneziani. La location è piccola, ha uno spazio esterno in fondamenta, mentre all’interno la prima cosa che si può vedere è una cucina a vista (che dà anche sull’esterno) con il bancone davanti (stile bacaro). La sala è di medie/piccole dimensioni, molto informale, stile bar. Pareti storiche con la pietra a vista, luci calde e legno rendono l’atmosfera minimale e contemporanea. Il ristorante Ogio si trova sul Canale di Cannaregio, il secondo canale più importante di Venezia, all’ingresso del ghetto ebraico.

Riviera Ristornate per Onnivori (Fondamenta zattere al ponte Longo – Canale della Giudecca): Gipi è il titolare del Ristorante Riviera a Fondamenta Zattere al Ponte Longo. La location è molto grande, ha dei tavoli all’esterno e due sale interne: quella più storica ospita il bar, l’altra, in fondo al locale, è più contemporanea L’apparecchiatura dei tavoli è molto minimale, perché per Gipi il tavolo è come un palcoscenico che deve essere più spoglio possibile prima della cena per poi animarsi con le pietanze. Il Ristorante Riviera si trova a Fondamente Zattere al Ponte Longo, Sestriere Torsoduro, e si affaccia sul Canale della Giudecca.