Home TvProgrammiAndrea Delogu conduce tre show in tv: «Non mi stanco perché mi diverto e lavoro con gente eccezionale»

Andrea Delogu conduce tre show in tv: «Non mi stanco perché mi diverto e lavoro con gente eccezionale»

Sì, si chiama proprio Andrea. «È il nome scelto dai miei genitori. Anche se poi all’anagrafe dovettero metterci davanti Maria». Chissà quante volte in 36 anni avrà risposto a questa domanda. Lo fa sempre divertita.

Foto: Andrea Delogu: due serate (12 e 19 dicembre) con Renzo Arbore e Nino Frassica sulla canzone napoletana

13 Dicembre 2018 | 09:30 di Barbara Mosconi

Sì, si chiama proprio Andrea. «È il nome scelto dai miei genitori. Anche se poi all’anagrafe dovettero metterci davanti Maria». Chissà quante volte in 36 anni Andrea Delogu avrà risposto a questa domanda. Lo fa sempre divertita. Soprattutto, confessa, quando chiama un taxi. «Di solito arriva il tassista e mi dice: “Scusi, signora, ma questo taxi è prenotato da un uomo”».

Sono le otto di mattina e Andrea Delogu non è in taxi, ma in treno tra Milano e Roma. Di solito invece i suoi viaggi sono tra Roma (dove vive) e Napoli dove conduce due programmi: «B come sabato» e, dal 12 dicembre, «Guarda... stupisci» accanto a Renzo Arbore e Nino Frassica. Nata a Cesena («Lì c’era l’ospedale, ma io sono di Rimini!») il 23 maggio 1982.

Andrea, con Renzo Arbore e Nino Frassica ormai siete un terzetto.
«L’anno scorso dopo aver fatto “Indietro tutta! 30 e l’ode” già mi sentivo benedetta. Poi qualche mese fa Arbore mi ha chiamato: “Se rifacciamo qualcosa ti va di venire?”».

Ovviamente le andava.
«Gli ho risposto: “Dormo pure sul tuo zerbino!”. Poi non ho saputo nulla finché alla presentazione dei palinsesti Rai ho visto il mio nome nel cast di questo programma sulla canzone umoristica napoletana. Arbore rideva. Si diverte a fare scherzi».

Arbore dice che lei è «‘nu babà».
«Lui mi dice sempre: “Tu sei fresca perché ti piace quello che fai”. Ed è vero».

I suoi due compagni che dolci potrebbero essere?
«Frassica un bel cannolo ripieno di cioccolato e ricotta. E Renzo il più buon panettone del mondo».

Lei quanto ne sa di canzoni?
«Beh, lavoro a Rai Radio 2 da un po’ di anni e grazie al cielo la musica fa parte della mia vita. Ho avuto anche un felice intermezzo durante il quale cantavo in un gruppo di musica latino-americana, e poi ho fatto la dj con la mia migliore amica, Ema Stokholma».

E di Napoli quanto sa?
«Adesso potrei tenere delle lezioni all’università! Napoli è viva e gentile, è una città di cuore. I napoletani assomigliano molto ai romagnoli, sono aperti  verso il prossimo».

A Napoli c’è pure lo studio di «B come sabato». Quando le hanno proposto un programma di sport cosa ha pensato?
«Bello! Io ho anche giocato a calcio, ma il calcio in Italia è una fede e per parlarne devi essere bravo. Fortunatamente non ci occupiamo solo di quello, ma di tutto lo sport, dalle freccette alla canoa. E io sono una grande sportiva».

Quali sport pratica?
«Sono cintura nera di karate, poi ho giocato a pallavolo, a calcio e ora ho la passione per la bici. Quando posso faccio almeno 15 chilometri al giorno con una bici da corsa».

Sul calcio non si ritiene esperta, sul cinema sì.
«L’ho studiato all’università e in tempi non sospetti volevo fare la regista».

Da quattro anni è presenza fissa di «Stracult».
«È un programma matto. Biggio, Giusti e io non abbiamo una scaletta, entriamo e vediamo quello che succede. Ormai siamo una famiglia». 

Peraltro ha sposato proprio un attore, Francesco Montanari, la star della fiction «Il cacciatore».
«Ah, le litigate che facciamo! “Questo film è inguardabile!”. “No, l’attore si è impegnato”. Lui il cinema lo vive. Io ho uno sguardo più freddo».

Radio, tv, cinema... La sua agenda è fittissima.
«Me lo sto permettendo perché mio marito in questi ultimi anni non fa che lavorare. Io sono da sola, non abbiamo ancora figli, ho tre amiche a Roma e tutte lavorano. Se mi offrono un bel programma, lo scelgo».

Quando ripensa al suo passato da «letteronza» con la Gialappa’s Band, cosa le viene in mente?
«Che grazie alla Gialappa’s ho aperto la partita Iva. Avevo 18 anni, prima facevo qualche lavoretto, barista, babysitter, studiavo all’università. Grazie a quel lavoro ho capito ciò che volevo fare davvero. Ero in televisione e mi sono detta: “Voglio restare qui”».

Nome unisex per... legge

Gli addetti alle anagrafi si sono a lungo chiesti se accettare il nome Andrea per le bambine. Certo, la legge non consente d’imporre nomi maschili a persone di sesso femminile e viceversa; ma in tedesco e in altre lingue Andrea è femminile e Andreas (o altro) il maschile. Nel XX secolo sono nati 550 mila Andrea maschi e quasi 5 mila Andrea femmine. Molte in provincia di Bolzano, dove il tedesco è lingua ufficiale, ma ormai in tutta Italia le anagrafi accettano Andrea femminile.

Anche perché, dopo contenziosi finiti in tribunale, la Corte di Cassazione ha dichiarato legittimo l’uso di Andrea femminile, che tuttavia non è cresciuto negli ultimi anni (secondo l’Istat, 248 nate nel 2001 e 211 nel 2017).

Del resto nel Medioevo non poche nobildonne e suore hanno portato questo nome, considerato ambigenere. E, tramontata la moda di Andreina, gli sforzi per trovare un femminile adeguato sono stati vani: compresa qualche Andreaa con due a finali, tanto per aggirare la legge.